Ristampa del 2003 ampliata con testi di Alessandro Allemano (Vincenzo Buronzo. Note biografiche) e Alessandro Allemano - Antonio Barbato (La personalità poliedrica di Vincenzo Buronzo)
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da "Il Monferrato" del 25 maggio 2004
PERSONAGGI È stato presentato il libro ‘Al me pais’. Convegno e lapide per Vincenzo Buronzo politico e poeta dialettale di Moncalvo
Vincenzo Buronzo vive ancora nei ricordi dei concittadini moncalvesi: a dimostrarlo è la notevole partecipazione nel pomeriggio di sabato scorso [22 maggio 2004] all’incontro promosso dal Comune e dalla Biblioteca Civica Franco Montanari presieduta da Alessandro Allemano e diretta da Antonio Barbato avente come tema il noto personaggio aleramico e, in particolare, il volume ‘Al me paìs’, raccolta di canti monferrini risalente al 1962. Lo stesso ‘suo paese’ ha accolto per l’occasione due personaggi d’eccezione, Elio Botto e Teresio Malpassuto oltre a Maria Pia Buronzo, nipote del senatore, uno degli ultimi del Regno d’Italia (la nomina risale al 1943). Al centro del dibattito non solo la vita e le opere di colui che fu poeta e personaggio politico, ma in particolare la lettura e il commento degli scritti dialettali contenuti nel volume ‘Al me paìs’, recentemente ristampato col contributo del Lions Club Aleramica di Moncalvo. A scolpire nella memoria dei moncalvesi e non solo i versi di Buronzo dedicati al paese, i suoi paesaggi e le vicende ha provveduto anche il Comune che, nell’ambito di lavori di riqualificazione della facciata del palazzo municipale, sito nella piazzetta che porta il nome del romanziere moncalvese scomparso nel 1976, ha voluto collocare sulla stessa parete una targa in marmo che citano le parole di inizio di una delle poesie di Buronzo. Claudio Galletto
La copertina originale nell'edizione del 1962
da “Il Monferrato” del 20 gennaio 2004
171 - VIAGGIO D’AUTORE A... Moncalvo dove è nato il poeta e scrittore Vincenzo Buronzo
Oh come è bello il mio paese! Il figlio del fabbro si era laureato a Bologna con Pascoli
“Oh! Com’è bello il mio paese a tutte / a tutte le ore: / all’alba quando il cielo si apre come una tenera / mandorla novella sotto le dita del vento; / a mezzogiorno quando il sole divora le ombre / e le zolle gridano come diamanti lucenti; / e la sera, quando nell’acqua verde le rane / cantano dormendo e hanno la gola bianca / di luna incantata in un fiato d’argento; / e poi la notte, quando le colline si alzano / e si abbassano adagio, respirando, che pare / ritorni il mare antico seminato di lanterne / e di voci sperdute...”
Così recita una delle più belle e famose poesie della raccolta intitolata “Al mè paìs. Canti monferrini con traduzione a fronte” di Vincenzo Buronzo (Edizioni d’Arte Rassegna, Bergamo, 1962) appena ristampata e ampliata con il contributo del Lions Club “Moncalvo Aleramica”. Così scrivono nella presentazione Alessandro Allemano e Antonio Barbato: “Per comprendere lo spirito profondamente monferrino di Buronzo non c’è che da leggere le poesie della sua raccolta più conosciuta, Al me paìs, e leggerle in dialetto. E’ vero che è riportata anche la traduzione in lingua a fronte, ma l’espressività del dialetto rende viva la parola scritta e crea un’atmosfera unica, irripetibile anche usando l’italiano migliore”. Vincenzo Buronzo era nato a Moncalvo il 13 novembre 1884 da Ottavia Gabbio e da Ernesto, un saron, fabbro carradore assai noto in Monferrato per il colore celeste dei suoi carri con ferramenta nere. Dopo gli studi presso le scuole elementari di Moncalvo, si trasferì al Convitto Nazionale di Torino e frequentò il Liceo Classico Cavour conseguendo la licenza con onore. In seguito si iscrisse alla facoltà di Lettere presso gli atenei di Pavia, Firenze e Bologna, dove si laureò alla scuola di Giovanni Pascoli. Insegnante di Lettere all’Istituto commerciale “Quintino Sella” di Torino, fu poi ordinario di Letteratura italiana all’Accademia Albertina di Belle Arti. Tornato dalla prima guerra mondiale con una medaglia d’argento al valor militare, ricoprì la carica di podestà di Moncalvo e di Asti, fu anche deputato e senatore del Regno dal 1924 al 1943. La sua attività letteraria, dispiegata nell’arco di oltre sessant’anni, ha spaziato dalla saggistica alla narrativa, dalla poesia vernacolare al giornalismo, dalla drammaturgia all’oratoria. Nel dopoguerra, subiti i provvedimenti epurativi e affaticato da una grave malattia, si ritirò a vita privata soggiornando nel periodo invernale a Recco e nei mesi estivi a Moncalvo, dove morì il 7 novembre 1976 e fu sepolto nel cimitero della città aleramica. Dionigi Roggero
I RICORDI DI FRANCESCO BRODA
Un vulcano di idee per il bene del pais
Andiamo sulle tracce del senatore Buronzo con Francesco Broda. E’ stato un amico vero del letterato e uomo politico insieme all’avv. Martinetti e al fotografo Teresio Zanzottera. Primo stop alla casa natale in corso Regina 8, conosciuta come ex Caserma dei Carabinieri. Secondo stop alla casa Buronzo quella abitata dal senatore fino alla morte (con parentesi liguri, alla casa di Recco, autista Pietro Bianco), si trova in piazza Antico Castello, sul davanti ha conservato un piccolo giardino. I ricordi Broda sono vividi: “Al pian terreno ti riceveva la signora Luigia, la governante, al primo piano ecco lo studio, libri ovunque; Buronzo scriveva, a mano su un tavolo fratino e si sedeva su una scomoda savonarola, le finestre guardavano la chiesa di San Francesco e il cimitero e lui lo indicava spesso. ‘Io voglio finire li’. A un certo punto ti faceva servire il vermouth”. Ancora: “Uno studio affollato, era un consigliere laico molto ascoltato”. Aveva una figlia, cantante lirica, sposata, dalla coppia era nato Josè, dirigente d’azienda, morto a Milano senza figli. Quando la famiglia si ritrovava, tutti andavano a pranzo dal Geniu (Quirino, il re dei trifulau) all’Antico Castello, pian piano tra i due è nata un’amicizia ed è stato proprio il Geniù ad acquistare casa Buronzo oggi abitata dal figlio, Franco Quirino, dirigente Fiat. Chiediamo se il politico ha avuto problemi nel dopoguerra. “No -risponde Broda- in un’assemblea partigiana, in teatro a fine 1945, tra i suoi difensori più accesi ci fu il mitico parroco don Bolla”. Piano piano Buronzo riprende a lavorare per la sua città. “Nel 1956, con il dottor Umberto Micco e i fratelli Emilio e Giuseppe Lanfrancone fonda il Palio ragliante, storico, poi il Cenacolo cacciano che organizza manifestazioni d’altissimo livello come la mostra nazionale sulla fede, le celebrazioni per il Moncalvo e il premio giornalistico (tra i vincitori Piero Ravasenga, ndr.). Collabora con Boudoin al Millenario del Monferrato”. Un vulcano di idee, grandi e piccole: “E’ stato anche un promotore dell’artigianato, fu lui a indurre Primo Favarin a riprendere la tradizione dei subiet ad Patro. Il simbolo del Cenacolo cacciano, un cardellino, che era la firma di Orsola Caccia, lo fece riprodurre in ceramica alla Sic di Casale. E’ stato il primo presidente dell’Enoteca aleramica”. Uomo di fede: “Io -conclude Broda- lo ricordo in San Francesco per i funerali di don Bolla, alla presenza di Bargellini e per le esequie dei moti del crollo alla Rota, un’orazione da brividi: ‘Il cielo è sopra di noi e sulle colline in quest’ora tragica...’” Conclusione in Comune. Il sindaco Alda Fara ha appena fatto murare sul fronte del Municipio una lapide che ricorda Buronzo sotto l’incipit della poesia “Al me pais”, una bella idea Ci riceve Antonio Barbato, direttore della Bilioteca e dell’Archivio, ci omaggia le immagini storiche che impreziosiscono questo “Viaggio” e ci apre una finestra: dal costituendo museo si gode un insolito panorama sulla chiesa della Madonna con sullo sfondo l’aguzzo campanile di San Francesco: il “paese” di Buronzo, quando si presenterà il libro ‘Al me pais’, oggi ristampato, che ci ha fatto partire al volo per questo “Viaggio” e inaugurerà la lapide, bisognerà venire ad affacciarsi ancora. Luigi Angelino
