RILETTURE

Moncalvo e più in generale il territorio monferrino sono stati nel passato buon argomento per molti scrittori, prosatori, poeti saggisti, taluni molto famosi, altri poco noti, altri ancora del tutto dimenticati. Questa rubrica si propone di "riscoprire" alcune di queste pagine riproponendole ai lettori d'oggi.

UNA LETTERA DEL BARETTI

Nato a Torino nel 1719 da genitori oriundi di Rivalta Bormida, Giuseppe Baretti fu uno dei maggiori scrittori italiani del Settecento. Come scrive sull'"Enciclopedia italiana" Luigi Piccioni, "con un 'indole come la sua, col capriccio ostinato dei suoi primi anni per la letteratura e specialmente per la poesia, con un padre inetto e avverso a ogni genere di studii, una matrigna non ancora ventenne, e almeno tre fratelli più giovani di lui, disgustato e in lotta con l'ambiente familiare e con sé stesso, egli abbandonò Torino e la casa paterna per cercare altrove la sua via, se non la sua fortuna".
Fu a Parma, poi a Milano; quindi si trasferì a Londra, dove conobbe il massimo esponente della cultura inglese del tempo, Samuel Johnson. Dopo un lungo viaggio in Portogallo, Spagna e Francia ritornò a Milano e successivamente a Venezia. Nel 1765, a causa delle polemiche suscitate da alcuni suoi scritti, si stabilì definitivamente in Inghilterra, dove morì nel 1789, l'anno della grande Rivoluzione in Francia.
Baretti fu soprattutto un polemista, tenace oppositore della poesia arcadica. Fondò il periodico "Frusta letteraria" -peraltro sospesa d'autorità dopo i primi numeri- che nelle sue mani divenne arma per "scuotere l'indolenza dei suoi compatrioti, e scaldarne l'animo per una letteratura più sostanziosa e più seria, in quel tempo delle trionfanti leziosaggini arcadiche, combattendo senza pietà risolutamente e audacemente, con il ridicolo e l'invettiva, gli scrittori mal destri o goffi o frivoli, e le vuote accademie, e i poeti melensi e poltroni, e i novatori francesizzanti, e gli eruditi senza cervello" (Piccioni).
Come riferiscono C. Salinari e C. Ricci ("Storia della letteratura italiana"), egli spinse a tal punto la polemica contro il vuoto accademismo in favore dell'attività pratica da affermare che "più giova a una città un corpo di ciabattini e di votacessi che non la più numerosa accademia di filologi o la più popolata colonia di immaginari pastorelli".
Dimostrò spirito di acuto osservatore della realtà e delle persone, che fa delle "Lettere familiari" una delle opere sue più interessanti e di piacevole lettura.
Dalla "Scelta di lettere familiari" pubblicate in due volumi nel 1779, raccolta di 86 lettere tutte scritte da lui sotto nomi diversi, proponiamo la lettera X, intitolata "Mala ventura presso Moncalvo".
Si tratta di una lettera che egli finge scritta dall'Avvocato Chiaramonti al Canonico Gagliardi; in essa Baretti narra di un avventuroso viaggio da Asti verso Casale. Giunti nei pressi di Moncalvo la carrozza cade in una "pantanosa buca o fogna" e per rimetterla in carreggiata occorre fare affidamento a "due coppie d'aggiogati buoi". Dopo l'incidente non gli resta che consolarsi dell'accaduto con la prelibatissima cucina.
La Biblioteca Civica "Franco Montanari" possiede questo brano nel primo dei due volumi degli "Scritti scelti inediti o rari di Giuseppe Baretti con nuove memorie della sua vita" editi a Milano "per G.B. Bianchi" nel 1822.
La lettera fu già pubblicata con introduzione critica sull'"Almanacco piemontese" (edizione 1987) dell'editore Viglongo di Torino; nel breve commento si rammentava il favore espresso da Carducci nei confronti di questa divertente pagina: "Come quel paesaggio astigiano è dipinto netto e allegro! Come è veramente popolato di gente che si muove e non di marionette! quelle villanelle che accennano l'inchino del ginocchio, sono proprio del Settecento e piemontesi: non c'è da sbagliare".

Avvertenza

Il brano, sebbene divertente, risulta di un poco ostica lettura per il linguaggio usato che non è certo quello corrente; l'uso della punteggiatura e in particolare delle virgole può sembrare disinvolto, ma così si scriveva fino allo scorso secolo. Il curatore di questa introduzione si permetterà di aggiungere alcune annotazioni nei punti di maggiore difficoltà.  a.a.

LETTERA X

Mala ventura presso Moncalvo

A chi va per mondo ne accascano(1) delle buone e delle cattive; e questo è stato il mio caso stamattina. Lasciando Asti al sorgere del sole, non ebbi fatte due miglia, che la freschezza dell'atmosfera mi fece scendere del calesse, invitandomi a camminare un poco a piede. Non si può dire il gusto che m'avevo, andando così passo passo lungo un sentiero che fiancheggia la strada maestra.(2)
Queste basse collinette dell'Astigiana nolla(3) cedono in bellezza alle più belle che mai poeti e romanzieri s'abbiano sognate. Alberi fronzutissimi d'ogni banda, cespugli d'avellane, siepi di rose silvestri, macchie di fragranti fiordispini, e praticelli e poggetti coperti d'erbe e di fiorellini d'ogni fatta, e campi ondeggianti di verdi spiche, e vigneti e boscaglie e siepi di mortelle frequentate da infiniti uccelletti che gorgheggiano e cinguettano i loro innocenti amori in mille maniere di musica, fanno lungo quella via, che ho trascorsa pur ora, un molto soave incanto ai sensi d'un viaggiatore.
E non voglio lasciar nella penna certi visi semplicemente giocondi e sorridenti di certe villanelle tarchiatotte, che con canestri al braccio o in capo se ne venivano verso questo Moncalvo al mercato, e che a misura che andavo incontrandole piegavano gentilmente le ginocchia a quel po' di gallone che ho sull'abito.(4)
Il vetturino, rallegrato anch'esso dalla dolcezza mattutina che l'intorniava, se ne veniva oltre pian piano cantando, sto per dire come un cucco rauco, serti suoi strambotti in lingua monferrina, chè Farinello(5) non ce l'avrebbe potuta, e passava così l'affanno che la prefata via maestra gli dava, la quale, per vero dire, pare la via del Paradiso, tanto è stretta e scabrosa. Cominciando finalmente il sole a saettarci con de' raggi alquanto ardenti, riascesi nel calesso e giunti al basso del colle su cui Moncalvo(6) si sta comodamente a sedere, ecco che d'improvviso il terreno si sfonda sotto i nostri due bucefali, ed ecco che essi e il calesso e tutto il mondo, per quel che mi parve in quel momento spaventevole, tombola e si cala tutto in un fascio dentro a una pantanosa buca o fogna, o caverna, o abisso, e con grandissimo terrore d'una dama gravida, se una dama gravida si fosse trovata in mia vece nel calesso!
Alla scossa che diedi sprofondando, e allo sferzare e al bestemmiare della mia poco cauta guida, presto m'avvedo che eravamo nel mezzo d'una brutta pozzanghera; onde spingendo da me con grand'empito il parafango, mi lanciai fuora del calesso dello e mezzo del tenero limo(7), il quale riverentemente cedendo alla gravità del mio personaggio mi lasciò immergere sino alle fibbie delle ginocchia nella sua tenerissima tenerezza; nè fu poca fatica, come nè anco poca fortuna, l'uscire come feci con quattro scosse feroci sano ed incolume di quella bolgia dantesca.
Ma ohimè, che le mie gambe pur ora vestite tutt'e due di seta bianca, perdettero in un baleno la candidezza della loro spoglia, e si trovarono coperte d'un nero e glutinoso imbratto! E tanto ingrossate per giunta, che mi fecero ricordare quelle di una rinocerontessa da me veduta un tratto in un casotto alla Fiera dell'Assensa in Vinegia(8). Manco male che alcuni buoni contadini vennero tosto in nostro ajuto con due coppie d'aggiogati buoi. Dopo molto gridare, e schiamazzare, e consigliare, e misurare, si trassero finalmente i cavalli e il calesso di quel pantano, chè non fu poca grazia nè poco affanno.
Vi sovviene egli un ritratto del bizzarro Carlo Dodici di Svezia, posto in fronte alla sua Vita stampata dal Remondini di Bassano? Quel Re battaglieroso, se vel ricordate, viene quivi rappresentato con gli stivaletti che gli giungono alla rotella delle ginocchia. Fate conto che, scappato di quella buca, io m'avessi di molta somiglianza con quel Re così stivalato, tanto di quell'attaccaticcio fango mi s'appiccò intorno alle calze bianche! Nientedimeno, senza darmi pensiero del calesso, me ne venni un passo innanzi l'altro su pel dilettoso colle verso l'osteria, non senza ghigni e risa di molti che mi videro acconcio in quella strana foggia; e giunto in quella a salvamento, feci fretta a nettarmi e a lavarmi; e postomi quindi a questa tavola, intanto che l'ostessa mi sta preparando un po' di pranzo, diedi o, per meglio dire, do incominciamento ad un libro che ha ad essere intitolato: I Viaggi di Giambattista Chiaramonti di Brescia dall'antichissima Città d'Asti all'incognita Villa di Moncalvo nel Monferrato, dedicati al molto reverendo Canonico Don Paolo Gagliardi, e divisi in sette parti. Questa prima parte ve la mando ora per un castaldo che ho trovato in questa osteria, e che fa conto d'essere in Asti prima di notte. Se incontrerà l'approvazione vostra, e quella delle vostre amabilissime sorelle, non mancherò di comporre l'altre sei, nelle quali mi studierò di minutamente descrivere i modi e costumi del popolo di Moncalvo e de' suoi contorni; nè vi mancheranno le mie filosofiche osservazioni sulla religione, sul governo e sulle usanze generali e particolari di questa contrada a mala pena conosciuta da' geografi, tanto è lontana dall'Abissinia e dal Catajo.(9)
Ma ecco che la minestra fa la sua sfoggiatissima entrata in questa stanza, accompagnata da un quarto di capretto arrostito coll'aglio, colla salvia e col ramerino,(10) e da un piattelletto di tartufi, l'odore de' quali mi dà cento pizzichi amorosi al naso e alla gola, e m'invita cortesemente a far prova del mio appetito. Dunque addio senza ulteriori cerimonie.

N O T E

1) Accascano = càpitano ritorno al testo

2) Si tratta della strada che da Asti tendeva a Casale, l'attuale statale n. 457. ritorno al testo

3) Nolla = nulla ritorno al testo

4) Rendevano omaggio alla condizione signorile dimostrata dal Baretti nell'abbigliamento. ritorno al testo

5) Carlo Broschi, detto Farinello, musico celebre (nota testuale). ritorno al testo

6) Villaggio nell'Astigiano così chiamato; quasi a mezza via tra Asti e Casale (nota testuale). ritorno al testo

7) Limo = fango ritorno al testo

8) Vinegia = Venezia ritorno al testo

9) Il Catajo, o Catai, è l'antico impero cinese visitato da Marco Polo. ritorno al testo

10) Ramerino = rosmarino ritorno al testo


Sommario del Bollettino n. 2

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