COMMEMORAZIONE DI UN GRANDE MONCALVESE
Il 7 novembre 1976, venti anni fa, moriva a Moncalvo in dignitosa povertà Vincenzo Buronzo, uomo di lettere, pubblico amministratore, esemplare figura di integro monferrino, innamorato della sua terra alla quale tornò dopo aver conosciuto la notorietà, per morirvi semplicemente, così come semplicemente era vissuto.
Non è nostra intenzione tessere qui ora il suo elogio funebre: intendiamo soltanto ricordare ai molti moncalvesi che spesso si sono dimostrati disattenti i tratti essenziali della vita di questo loro concittadino davvero "speciale".La vita
Vincenzo Buronzo nacque il 13 novembre 1884 da Ernesto, "gran maestro carradore del Monferrato", artigiano di vaglia che usava colorare i carri costruiti da lui di celeste chiaro con ferramenta nere, sì da renderli inequivocabilmente riconoscibili su per i colli monferrini e da Ottavia Gabbio. Dopo le scuole elementari compiute a Moncalvo si trasferì al Convitto Nazionale di Torino, dove compì studi classici frequentando il Liceo Cavour e conseguendovi la licenza con onore.
Iscrittosi a Lettere, frequentò le università di Pavia, Firenze e Bologna: in quest'ultimo ateneo si laureò con Giovanni Pascoli.
Insegnò lettere per qualche anno a Torino presso l'Istituto commerciale "Sella", del quale divenne anche Direttore. Successivamente diresse il Regio Istituto Internazionale e Coloniale di Torino ed infine divenne ordinario di Letteratura italiana all'Accademia Albertina di Belle Arti succedendo a Corrado Corradino.
Partecipò come ufficiale di fanteria alla Grande Guerra, meritandosi una Medaglia d'argento al valore. Nel 1921 venne nominato Presidente del Consiglio Provinciale di Alessandria, mentre due anni dopo fu chiamato a Roma come Ispettore della neonata Opera Nazionale Balilla, incaricò dal quale si dimise dopo qualche tempo.
Dal 1924 al 1943 ricoprì la carica di deputato al Parlamento e quindi venne nominato Senatore del Regno. Per gravi motivi di salute cessò nel 1943 da ogni incarico ritirandosi poi a vita privata.
Contemporaneamente agli incarichi nazionali resse il Comune di Moncalvo in qualità di secondo Podestà e dal 1929 al 1935 fu Podestà di Asti. Ricoprendo questa ultima carica promosse l'istituzione del Centro Nazionale di Studi Alfieriani e la ripresa della plurisecolare tradizione della corsa del Palio d'Asti. Alla sua intraprendenza si deve la felice conclusione del cammino burocratico che portò nell'aprile 1935 alla costituzione della provincia di Asti, smembrata da quella di Alessandria.
Figlio di artigiano, non rinnegò le proprie origini umili ma oneste e divenne fervente sostenitore dell'Artigianato italiano. Nominato nel 1926 Commissario all'Artigianato, diede vita alla Federazione Artigiana autonoma, di cui fu presidente fino al 1942. Nel 1931 d'accordo con i colleghi francesi fondò il Centro Internazionale dell'Artigianato di cui fu presidente. Nel 1933 venne nominato presidente dell'Ente Nazionale Artigianato e Piccole Industrie (ENAPI), organismo tecnico della Federazione.
Alla caduta del regime fascista venne sottoposto ai provvedimenti epurativi perdendo, fra gli altri, il diritto alla pensione in qualità di ex senatore, pur avendo spesso tenuto un atteggiamento critico verso la linea politica di Mussolini e dei suoi gerarchi. Soggiornò per qualche tempo a Capri convalescente da una grave malattia, quindi si stabilì a Moncalvo e, nel periodo invernale, a Recco. Ritiratosi ormai a vita privata, si dedicò ai suoi studi letterari e alla promozione culturale e turistica della città di Moncalvo, per la quale ideò gli Autunnali del Monferrato.Le opere letterarie
La produzione letteraria di Vincenzo Buronzo spazia dalle opere di saggistica alla narrativa, dalla poesia in dialetto e in lingua al giornalismo, alla drammaturgia, all'oratoria.
Al 1911 risale il suo primo saggio sulle "Origini del dolce Stil Novo", seguito dagli "Studi sul Leopardi minore". In questi anni collaborò assiduamente con Vamba (Luigi Bertelli) scrivendo sul "Giornalino della Domenica", finché non fondò e diresse egli stesso il periodico per l'infanzia "Primavera Italica". Del 1912 è il dramma lirico per l'infanzia "La primavera vestita di foglie".
Del 1942 è "La canzone di Sandrino", poema celebrativo in memoria di Sandro Italico, figlio di Arnaldo Mussolini. Sempre in stile celebrativo Buronzo aveva poco prima composto "L'ultimo volo del Maresciallo" per commemorare l'abbattimento in volo di Italo Balbo, Maresciallo dell'Aria.
Più note sono le sue raccolte di poesie, tra cui "Sera d'autunno in Monferrato", "Il flauto di canna" e "Al mè pais" in dialetto monferrino; "La vigna di Eliar" è invece un raffinato romanzo d'ambiente agreste.
Postuma è uscita ad un anno dalla morte la raccolta di versi in dialetto "Al litaniji di giòbia", vivace rassegna di macchiette di moncalvesi defunti che il poeta immagina si diano convegno nottetempo nel pressi del camposanto.
Oratore di grande facondia ed efficacia, parlò in più occasioni sul tema dell'artigianato, sull'arte, sulla letteratura ma il suo intervento più bello e struggente resta l'orazione funebre letta sul sagrato della chiesa di San Francesco nel luglio 1953 in memoria degli operai morti nella sciagura della fabbrica di aratri Rota, dal significativo titolo "La parola di Dio è sopra di noi, sul paese e sulle colline". Come supremo atto di rispetto e di amore verso i propri concittadini Vincenzo Buronzo ha lasciato il ricco fondo bibliografico di oltre milleduecento titoli alla Biblioteca Civica "Montanari", che proprio in questi mesi ne sta effettuando la schedatura.