LE CONFRATERNITE A MONCALVO
Questo lavoro venne redatto nella primavera del 1993 in occasione della esposizione in Casa Montanari di alcuni documenti dell'Archivio storico del Comune e di una ricerca di Antonella Marletto sull'architetto Francesco Ottavio Magnocavallo.
L'Autore vi espone una sintetica descrizione delle molte Confraternite attive in Moncalvo nei secoli scorsi, attingendo anche a materiale recuperato dalla Chiesa della Beata Vergine delle Grazie, sede della Confraternita di San Michele Arcangelo, la più potente fra le Compagnie moncalvesi. a.b.Che cos'erano le Confraternite
Le Confraternite erano società o associazioni formate da gruppi di persone che riunendosi, secondo le regole stabilite da statuti, conducevano la loro vita religiosa in comune.
Tali persone non prendevano i voti come i membri di un ordine religioso riconosciuto canonicamente ma facevano parte del mondo secolare. Dagli storici i termini "confraternita", "fratellanza", "sodalizio" e "compagnia" sono usati senza far grandi differenze a meno che esse non vengano stabilite prima. In Italia si usarono più comunemente i termini di "confraternita" e di "compagnia".
L'antico diritto canonico poneva tuttavia delle distinzioni tra le pie unioni (associazioni fondate per opere di pietà e di carità), i sodalizi (istituzioni simili costituite come corpi organizzati) e le confraternite (istituzioni simili fondate per rafforzare il culto pubblico). Nel diritto canonico recentemente riveduto si parla invece di "consociationes", associazioni. (Vedi Angelozzi, a pag. 7, fa delle osservazioni sul canone 707, per cui si vedano i canoni 298/329 del Codice di diritto canonico; Le Bras, pp. 459)
La maggioranza delle Confraternite erano laiche, erano cioè associazioni che comprendevano laici - non escludendo che tra i loro membri ci fossero degli ecclesiastici- che venivano controllate da consiglieri spirituali appartenenti agli ordini religiosi. Tuttavia esistevano anche alcune Confraternite e Compagnie riservate al clero secolare e altre destinate al clero ma che inserivano anche dei laici.
In definitiva si può affermare che le Confraternite erano delle associazioni libere di persone quasi sempre laiche che si univano non solo per preparare "l'aldilà", ma per occuparsi in modo notevole di attività sociali, politiche e culturali della comunità, svolgendo sempre più un ruolo di importanza fondamentale alla quale gli storici non hanno ancora dato il valore che esse meritano. Esse infatti organizzavano le scuole domenicali e i funerali, gestivano ospedali ed orfanotrofi, patrocinavano le arti e la musica, davano asilo e perseguitavano gli eretici, fornivano doti e accompagnavano al patibolo i condannati alternando la cura materiale dei corpi all'interesse per le anime.
R. Rusconi in un suo studio ha così classificato le Confraternite com'erano nel '400 dividendole poi in quattro categorie: i Laudesi, i Disciplinati, le Società eucaristiche legate alle cattedrali, le Confraternite devozionali, legate agli ordini religiosi e alle loro chiese. Tale classificazione ci permette di evidenziare le differenze che esistevano tra le prime due, praticamente indipendenti, con oratori e locali propri, e le altre, soggette ad un maggior controllo del clero.
Nei secoli successivi, per arrivare al periodo che stiamo esaminando, si aggiunsero altre categorie, soprattutto le Confraternite che avevano uno stretto legame con la chiesa parrocchiale e quelle che si dedicavano a scopi puramente umanitari.
Chi erano i membri delle Confraternite
Le Confraternite erano per lo più composte da uomini adulti laici. I confratelli avevano nei riguardi di persone del clero, di donne e di giovani opinioni particolari sulla loro ammissione; infatti queste persone, quando venivano ammesse, rimanevano in una posizione di inferiorità e godevano di diritti e privilegi limitati.
Alcune Confraternite erano aperte solo a certi gruppi esclusivi di uomini, mentre altre potevano comprendere persone di ambo i sessi, appartenenti a diverse classi sociali. Tra varie Confraternite si svilupparono a volte contrapposizioni quando i membri appartenenti alle classi sociali alte dominavano l'intera comunità, mentre al contrario altre portarono avanti proposte sociali valide, smussando talora tensioni all'interno della stessa comunità e contribuendo a dare molto sotto il profilo sociale.
Il clero nelle Confraternite
I laici delle Confraternite lottarono nel corso dei secoli per ottenere la massima autonomia. Certe Confraternite avevano un cappellano che veniva praticamente pagato a cottimo, senza essere per questo iscritto come membro della Confraternita. Alcune ricevevano i servizi dai rispettivi parroci delle chiese alle quali esse erano affiliate ed avevano la loro cappella.
In conclusione si può affermare con certezza che le Confraternite volessero mantenere laica il più possibile la gestione dei propri affari.
Il ruolo delle donne nelle Confraternite
Abbiamo già detto che le Confraternite erano associazioni quasi esclusivamente maschili; esistevano però delle Confraternite femminili divise per classi sociali. In molte le donne erano considerate membri "a metà" o inferiori (venivano escluse dalle cariche e dalle assemblee generali, mentre potevano dedicarsi ad altre attività).
Da costituzioni dei Disciplinati della città di Domodossola si apprende che i membri femminili dovevano vestirsi in un certo modo, recitare le preghiere nelle ore canoniche, fare astinenza e digiuno quando stabilito ed infine quando visitare gli ammalati e i carcerati. Le donne avevano una loro priora che però doveva sottostare agli uomini della Confraternita; non viene però detto in questo documento se le donne si flagellassero. (Vedi Blak in "Le Confraternite italiane")
Le classi sociali
Nelle Confraternite erano rappresentate tutte le classi sociali: i contadini, gli artigiani, i mercanti e le nobildonne. Nell'opinione pubblica del tempo tuttavia si pensava che le Confraternite dovessero essere destinate a particolari gruppi di lavoratori o a ceti sociali diversi o addirittura dovessero comprendere nobili e persone di basso ceto.
Si sa per certo che nel Medioevo le Confraternite avevano tra i loro membri per lo più artigiani, poi verso il '400 entrarono a far parte delle varie Confraternite anche altri gruppi sociali, sino ad arrivare ad avere al loro interno membri sempre più appartenenti all'alta società.
D. Zardin scrive a tal proposito: "Quando le Confraternite furono aperte a tutti i ceti sociali fu logico che gli appartenenti alle professioni più nobili ricoprissero al loro interno le cariche più importanti ed era raro vedere un confratello di basso ceto sociale avere nella Confraternita un ruolo determinante".
Il fatto che le classi sociali più alte dominassero ci fa capire che esse controllavano le comunità; d'altra parte questo fatto comportava anche dei vantaggi come ad esempio, la possibilità di trattare con vescovi o con l'Amministrazione locale per ottenere denaro o favori. La gente ad ogni modo preferiva affiliarsi a Confraternite del proprio ceto sociale; nel '600 si passò poi ad una aristocratizzazione delle Confraternite. Gli statuti infine, bandivano gli eretici, gli adulteri, gli usurai e i sodomiti, come pure chi frequentava spesso e volentieri le taverne, che praticava il gioco delle carte e il gioco d'azzardo.
Le Confraternite a Moncalvo e i loro membri
Alla fine del XV secolo in Italia ogni paese e ogni parrocchia aveva delle Confraternite. Tale necessità ad avere una Confraternita per ogni villaggio o parrocchia afferma sempre D. Black, venne dall'aumento delle società devozionali, legate per lo più all'Eucarestia e al Rosario. Queste Confraternite che nell'Italia settentrionale e centrale erano numerose sorsero con l'esigenza di insegnare la dottrina cristiana, la necessità di gestire gli ospedali e gli ospizi e per organizzare le istituzioni filantropiche in genere.
A Moncalvo esistono molti registri e documenti di tali Confraternite e Compagnie; in questo modo è stato possibile stabilire il loro numero, il numero dei membri attivi e l'importanza che esse ebbero nella storia cittadina. Alcuni statuti vietavano ai membri di una Confraternita di affiliarsi ad altre, ma si sono trovate testimonianze di appartenenza a più Confraternite.
Nel '500 le Confraternite si diffusero ampiamente rispetto al Medioevo e tutte le parrocchie avevano i loro parrocchiani affiliati ad una Confraternita. Moncalvo in questo senso non faceva eccezione anzi, poteva contare più di una Confraternita e Compagnia fiorente. Le Confraternite entrarono così a far parte della vita attiva di tutte le persone, a volte solo casualmente, ma il più delle volte in modo significativo; per questo le Autorità sia ecclesiastiche che politiche si preoccuparono a volte in modo serio di tenerle sotto controllo e di governarle.
Confraternite e Compagnie moncalvesi
1) Confraternita cappata dei disciplinanti nella chiesa della B. V. delle Grazie sotto il titolo di S. Michele Arcangelo
2) Confraternita cappata dei disciplinanti nella chiesa di S. Antonio Abate sotto il titolo dei SS. Pietro e Giovanni
3) Compagnia di S. Antonio da Padova (detta dei Cento Confratelli); una bolla papale di papa Alessandro VII concesse nell'anno 1659 ai Confratelli l'indulgenza plenaria
4) Compagnia dei Calzolai con un altare eretto a spese della Compagnia nel 1680
5) Compagnia del SS. Sacramento
6) Compagnia cappata delle Umiliate eretta nella chiesetta della B. V. Addolorata (posta dietro quella di S. Antonio)
7) Compagnia della B. V. del Carmine
8) Compagnia del Suffragio
9) Compagnia del SS. Rosario
10) Compagnia del Signore
Breve storia delle Confraternite e Compagnie
La Compagnia del Signore venne eretta nel 1699 sotto la protezione di S. Antonino Martire e poi dell'Immacolata (L'altare si trovava nella chiesa di S. Francesco).
La Compagnia del SS. Rosario venne istituita nella chiesa della B. V. delle Grazie, nel 1604 ad istanza della Comunità (Essa era numerosissima e con molta probabilità era stata fondata quando c'era ancora la chiesa della Madonna della Piazza).
La Compagnia del Suffragio venne eretta nel 1627 presso l'altare del Suffragio o di S. Carlo presso la chiesa di S. Antonio Abate.
La Compagnia della B. V. del Carmine venne eretta tra il 1600 e il 1700; essa aveva l'altare nella chiesa di S. Antonio Abate ed era numerosissima.
La Compagnia cappata delle Umiliate era antichissima e venne eretta nella chiesa della B. V. Addolorata posta una volta dietro la chiesa di S. Antonio Abate.
La Compagnia del Sacramento viene menzionata negli atti della Visita Apostolica che ebbe luogo nell'anno 1584/1585. Appartenevano ad essa i capi famiglia del ceto aristocratico. Essi avevano avuto dal re Vittorio Amedeo II con diploma 18 luglio 1724 le terre (il dominio delle fosse) che attorniavano la città affinché coi proventi come dice un documento: "Ella potesse mantenere la lampada davanti al SS. Sacramento e distribuisse il rimanente ai poveri". La Compagnia cedette tutti i proventi all'Ospedale di S. Marco contro un'annualità di lire 35,20 per le provviste dell'olio.
La Compagnia dei Calzolai venne eretta nel 1680 presso la chiesa di S. Francesco ed avevano l'altare dei SS. Crispino e Crispiniano.
E veniamo alle due vere e proprie Confraternite.
La Confraternita cappata dei Disciplinanti nella chiesa di S. Antonio Abate venne eretta il 30 settembre dell'anno 1560 da mons. Ambrogio Aldegatti vescovo di Casale Monferrato. Nell'anno 1606 la Confraternita dei Disciplinanti sotto il titolo di S. Giovanni Battista si unì con un'altra detta degli Apostoli sotto il patrocinio di S. Pietro, che esisteva in un oratorio attiguo; così si venne a creare una sola Confraternita nella chiesa di S. Antonio, intitolata ai SS. Pietro e Giovanni. Lo scopo di questa, come di tutte le Confraternite d'allora, non era altro che quello di promuovere il culto di Dio e la salvezza delle anime, sotto la direzione del clero. In questa chiesa fin dal 1619 i Confratelli distribuivano pane ai poveri ogni anno il 5 di maggio per disposizione del Priore Pietro Jessut.
E veniamo alla Confraternita che più ci interessa a causa della committenza che ella diede all'architetto Magnocavalli per l'ampliamento e il rifacimento della chiesa della B. V. delle Grazie.
La Confraternita di S. Michele Arcangelo venne canonicamente eretta il 22 maggio 1510 dal primo vescovo di Casale Monferrato, mons. Bernardino Tebaldeschi, sotto il titolo degli Angeli. Il 4 maggio 1609 fu aggregata all'arciconfraternita del Gonfalone di Roma, dalla quale prese il regolamento.
Allora la chiesa della Madonna non era la stessa di oggi. La prima chiesa non si sa quando sia stata fondata, si sa che esisteva dal 1400. Il teologo Costantino Lupano, parroco di Moncalvo dal 1881 per circa quarant'anni, primo parroco citato e storico attento, scrive, prendendo lo spunto dall'archivio parrocchiale: "Siccome quella minacciava rovina, fu demolita; al suo posto sorse questa attuale su disegno del conte Francesco Ottavio Magnocavalli nell'anno 1756; venne poi aperta al pubblico il 31 ottobre del 1758. La sacrestia venne invece fabbricata nell'anno 1763; l'altare maggiore venne donato dallo stesso conte".
In data 4 agosto 1623 venne concesso alla Confraternita che aveva appunto la sua sede nella chiesa della Madonna, la facoltà di conservare il SS. Sacramento, quale favore che il vescovo concedeva come premio per aver ella concesso lo spostamento della parrocchiale dalla chiesa della Madonna alla chiesa di S. Antonio Abate.
Ecco il testo: "L'anno 1623, 5 agosto, in Sabbato, in Moncalvo. Essendosi oggi assestato e terminato per pubblico Istrumento rogato dal signor Giambattista Manacorda Notaro di questo luogo le cose concernenti alla Parrocchia eretta nella chiesa di S. Antonio, con le dichiarazioni, convenzioni come nel decreto e permissioni, Istrumento, fra quali coll'aver Monsignor Illustrissimo e Reverendissimo Vescovo dichiarato doversi perpetuamente tenere per devozione il SS. Sacramento alla Chiesa della Madonna, purché la Compagnia de' Confratelli di detta Chiesa mantenghi un Sacerdote approvato dal medesimo Illustrissimo Monsignore per l'amministrazione di esso, e dovendo il Sacerdote essere mantenuto da quelli che possono pretendere ed avere la comodità di detta Chiesa, affine sia fatto il servizio d'Iddio circa il concorrere per ellemosina annualmente per la Messa che si dovrà dire e manutenzione del Sacerdote, l'infrascritti signori Particolari dichiarano quello che le piacerà come sopra ogni anno concorrere."
In seguito venne concessa la facoltà di mantenere il SS. Sacramento con un Breve Pontificio di papa Clemente XIII in data 1761, usando a tal scopo il vocabolo" permittimus" eccettuati i giorni della Settimana Santa e della Pasqua.
Lo scopo della Confraternita era in origine il divin culto e la perfezione delle anime dei confratelli; per questo ci si regolava con semplici statuti dei quali ora resta poco o niente. La Confraternita poteva seppellire i propri confratelli defunti e i famigliari nella chiesa della Madonna; divideva la cera delle sepolture con il parroco, fatto questo stabilito da una convenzione stipulata con il parroco e con un decreto vescovile datato 15 febbraio 1798.
Entrambe le due Confraternite di Moncalvo vestivano la cappa bianca quando intervenivano alle funzioni religiose.
Eccoci arrivati alla fine di un breve percorso attraverso il quale abbiamo cercato di far capire l'importanza delle Confraternite e delle Compagnie in Moncalvo, non solo per gli scopi che esse si erano prefissati nei loro statuti, ma anche l'influenza che esse ebbero nel corso della storia cittadina sia dal punto di vista religioso che sociale.
Per concludere ricordiamo che esse vennero soppresse dall'Assemblea Nazionale Francese il 18 agosto 1792; i loro beni vennero devoluti al Demanio dello Stato. In Piemonte tuttavia queste leggi non furono mai applicate; di questo si ha un decreto del generale Moscon che stabiliva il 2 marzo 1804 di non toccare nulla di ciò che riguardasse le Confraternite e i loro beni in Piemonte.
A Moncalvo nell'anno 1803 le due Confraternite dei SS. Pietro e Giovanni e quella di S. Michele Arcangelo e le varie Compagnie annesse alle chiese, rinunciarono e cedettero a favore della parrocchia stessa tutti i loro redditi in mano di tre amministratori locali detti "Santesi"; in seguito vennero amministrati da cinque "Fabbricieri", poi al consiglio della fabbrica parrocchiale ed infine all'ufficio dei signori Operai fino al 1816. Nel 1826 tutte le Confraternite ritornarono in possesso dei loro beni (a Moncalvo per la verità li avevano già avuti nel 1817). Nell'anno 1899 il Lupano conferma ancora l'esistenza delle due Confraternite maggiori, anche se afferma che: "La quasi totalità dei loro adepti ormai non vuole più saperne di comparire in pubblico colla divisa del proprio ordine".