Alessandro Allemano
LE BIBLIOTECHE NEI SECOLI: UN PANORAMA
In Oriente e Grecia
Il desiderio dell'uomo di conservare e tramandare le proprie conoscenze in forma scritta risale ad epoche assai antiche: si ha notizia che le civiltà mesopotamiche già nel III millennio avanti Cristo possedevano depositi in cui erano contenute tavolette d'argilla riportanti incisi testi cuneiformi. Le prime rudimentali biblioteche (meritano questo nome in senso lato, poiché il termine sta correntemente ad indicare luoghi di conservazione di opere in forma di fogli raccolti in volumi) vennero costituite per volere dei sovrani: l'assiro Assurbanipal (VII secolo a.C.) possedeva un deposito di tavolette assai ingente.
Gli antichi Egizi, da parte loro, tramandavano le loro tradizioni scrivendole su rotoli flessibili ricavati dalla pianta del papiro. Oltre che alla corte dei faraoni, il libro aveva presso quella civiltà una certa diffusione anche "nelle dimore di private persone dei vari ceti sociali". Le invasioni persiana e macedone distrussero le raccolte dei rotoli papiracei e ce ne rimangono ormai solo frammenti.
I Greci dell'epoca preellenistica non possedevano biblioteche degne di particolare rilievo e addirittura pare mancasse presso di loro la corporazione degli scribi, impiegati addetti esclusivamente alla trascrizione e alla copiatura dei testi, che erano invece molto diffusi in Egitto e presso gli Ebrei.
La prima grande biblioteca che la storia ci testimonia risale all'epoca ellenistica, nel secolo III a.C. Ad Alessandria sorse da un'idea di Tolomeo I e per opera diretta di Tolomeo II una immensa raccolta di rotoli (o meglio, volumi, dal latino "volvere", cioè "avvolgere", giacché i rotoli di papiro venivano avvolti attorno ad un bastone e gradualmente svolti per poter essere letti). Presso la biblioteca di Alessandria si sviluppò anche la prima scuola di biblioteconomia per funzionari e scribi e compaiono i primi repertori di testi, utili per al ricerca rapida delle informazioni richieste dal consultatore. Opera di Callimaco è invece la redazione del primo catalogo generale della biblioteca. Non sappiamo con certezza quale fosse l'estensione quantitativa di questo grande centro di cultura: tuttavia sembra probabile che ai tempi di Cesare vi fossero conservati circa 700.000 rotoli. Si deve in parte alla conquista romana del 47 a.C. e in parte alle lotte fanatiche dei primi secoli del Cristianesimo se la biblioteca di Alessandria andò completamente distrutta.
A Pergamo, in Asia Minore (oggi Turchia), il re Attalo I sarebbe stato il fondatore di un'altra favolosa biblioteca dell'antichità. Essa non fu solo un deposito di circa 200.000 volumi, ma anche un centro di raccolta di opere d'arte e un cenacolo di sapienti. Dal nome della città di Pergamo derivò, tra l'altro, il termine pergamena, foglio di pelle animale appositamente conciata per poter essere scritta sulle due facce; con il passare del tempo i rotoli di papiro vennero soppiantati dai più comodi fogli di pergamena, o cartapecora.A Roma
Nell'antica Roma si ha memoria di biblioteche private di singoli studiosi (Cicerone, Lucullo, Attico, Varrone), oltre che di raccolte librarie utilizzate esclusivamente per arredare gli ambienti delle case di campagna appartenenti agli arricchiti o ai condottieri che li riportavano dalle loro campagne come bottino di guerra.
La prima biblioteca pubblica romana fu quella fondata da Asinio Pollione nell'atrio del Tempio della Libertà; in seguito se ne istituirono altre, tanto che verso il 370 d.C. si ritiene che fossero nella Città Eterna in numero di ben 24, mentre altre, più decentrate, si trovavano nelle varie province dell'impero. L'accesso alle biblioteche romane era assai libero e diffuso era il prestito dei volumi.Le biblioteche cristiane dei primi secoli
Coll'affermarsi del Cristianesimo si svilupparono anche le biblioteche delle chiese e dei monasteri: per tutto il Medioevo anzi, furono questi centri a conservare e tramandare la cultura antica.
Ogni chiesa possedeva almeno una piccola raccolta di libri liturgici, necessari per lo svolgimento dei riti sacri; le abbazie più grandi e ricche non solo conservavano raccolte di opere di carattere religioso, ma anche opere degli scrittori classici e testi di genere profano. In Oriente fin dal IV secolo si diffusero le biblioteche dei cenobi (comunità monastiche), mentre a Roma, capitale della cristianità, papa Damaso fondò la Basilica di San Lorenzo, destinandone alcuni locali ad uso di raccolta di libri e di documenti, unificando in un certo senso il concetto di biblioteca con quello di archivio.Nel Medioevo e nel Rinascimento
Nell'epoca medievale continua l'aggregazione di centri culturali -e perciò bibliografici- attorno alle chiese principali e ai più noti monasteri. Nella Regola benedettina è data grande importanza alla lettura comunitaria nella giornata dei monaci, altrettanta veniva data alla lettura personale e fu ad opera di un amico di San Benedetto, Cassiodoro, che si fondò il Vivarium, presso Squillace Calabro, dove i monaci iniziarono a trascrivere sulla pergamena gli antichi rotoli papiracei.
Nel corso dei secoli, già definiti "bui", nacquero le inestimabili raccolte di Montecassino, Bobbio, Nonantola, Novalesa, San Gallo, Cluny. Dall'altro versante del Mediterraneo la civiltà araba si distingueva per un vero e proprio culto del libro, sia da parte dei privati bibliofili che delle autorità pubbliche che favorirono la formazione di importanti biblioteche pubbliche, ordinate e curate con grande scrupolo: "le più ricche non mancavano di cuscini, tappeti, stuoie, tende; i libri, suddivisi secondo la materia, erano conservati in scaffali e collocati a piatto, secondo il modo orientale, in caselle invece che su semplici scansie".
A partire dal XIII secolo una serie di novità contribuì a modificare profondamente la biblioteca medievale quale si era delineata sinora. La carta stava soppiantando a poco a poco la pergamena, con un sensibile abbassamento del costo dei libri; si venivano formando le prime Università, centri di cultura non necessariamente religiosa; alla cultura e quindi al libro si avvicinano oltre ai monaci anche l'alta aristocrazia; infine stavano decadendo notevolmente le condizioni delle biblioteche dei monasteri: più in generale si sta assistendo alla nascita del fervore culturale umanistico.
Perciò vennero istituite le prime biblioteche presso le Università di Parigi, Bologna, Padova e Napoli; i principi, da parte loro, iniziarono ad interessarsi di cultura. Il primo esempio di biblioteca principesca, sebbene con caratteristiche tutte particolari, è la Vaticana, il cui primo nucleo venne fondato, come detto, da papa Damaso. Il merito di avere profondamente riformato e quasi rifondato la Vaticana spetta al papa Nicolò V (1447) e al successore Sisto IV; alla biblioteca era annessa una serie di sale di consultazione per le opere della sezione pubblica, mentre una parte di codici antichi particolarmente preziosi restava esclusa dalla visione.
Tra le principali biblioteche principesche costituitesi nei domini della penisola italiana si possono citare la Medicea di Firenze, la Malatestiana di Cesena, la Viscontea di Pavia, l'Aragonese di Napoli, l'Estense di Modena, la Urbinate del Duca Federico di Montefeltro (confluita nella Vaticana) e la Gonzaghesca di Mantova. A Venezia ebbe rinomanza vastissima la Biblioteca Marciana, il cui primo nucleo risale a una donazione di Francesco Petrarca (1362); il Senato veneto nella prima metà del Cinquecento commissionò al Sansovino un apposito edificio e vi collocò una raccolta fra le più ricche ed interessanti del tempo.
Fuori d'Italia si ebbe un analogo fervore collezionistico; ricordiamo tra le molte la biblioteca di Fontainebleau di Francesco I, la Palatina di Heidelberg, la Dresdiana di Augusto di Sassonia.Cinquecento e Seicento
L'invenzione della stampa (fine del secolo XV) agevolò grandemente la diffusione del libro, che veniva a costare sempre meno e poteva essere comprato non solo più dai signori, ma anche dai bibliofili esponenti dei ceti inferiori.
L'aumentata diffusione del libro provocò un accentuato sviluppo in termini sia quantitativi che qualitativi delle biblioteche; a partire alla fine del Cinquecento inoltre alcuni eruditi resero pubbliche le loro raccolte, in particolare la Angelica dell'agostiniano Angelo Rocca, la Casanatense del cardinale Casanate e la Vallicelliana dell'umanista portoghese Achille Stazio.
Al Seicento risale l'apertura al pubblico della Biblioteca Alessandrina del papa Alessandro VII; nello stesso secolo, che è il secolo in cui nacque con Galileo la scienza sperimentale, subirono grande impulso le biblioteche universitarie e comunali di Bologna, Perugia, Padova, Fermo.
All'intelligenza del cardinale Federigo Borromeo si deve in Milano la fondazione della Biblioteca Ambrosiana, che passò a conservare i tesori già appartenenti all'abbazia di San Colombano di Bobbio; a Roma la Vaticana ottiene il versamento di fondi cospicui, quali la Palatina, la Urbinate ed un fondo personale della regina Cristina di Svezia.Il Settecento
In questo secolo, detto "dei lumi", si sviluppo ulteriormente il commercio librario e la diffusione della cultura tramite i libri. Il progresso degli studi in tutte le discipline dello scibile umano aumentò assai la produzione libraria e le biblioteche pubbliche ebbero l'innegabile merito di favorire la propagazione ed il confronto delle idee.
Dal Settecento trassero origine molte della attuali biblioteche pubbliche attualmente funzionanti in Italia.
Anche la biblioteconomia e la bibliografia si organizzarono in scienze autonome ed ebbero, specialmente in Germania, impulso decisivo. In Italia emersero in questi anni figure prestigiose di bibliotecari chiamati a questo incarico in virtù della loro cultura enciclopedica: a dirigere la Biblioteca Ducale di Modena venne Ludovico Antonio Muratori, cui subentrò il gesuita bergamasco Girolamo Tiraboschi, altra bella figura di intellettuale ed erudito.
Con la Rivoluzione Francese (1789) le biblioteche religiose francesi vennero dichiarate patrimonio nazionale ed in breve affluirono a Parigi ben otto milioni di volumi, che costituirono il nucleo di molte biblioteche municipali pubbliche. Analogamente succederà in epoca napoleonica per gran parte degli Stati europei, non esclusa l'Italia: tuttavia, se gran parte dell'imponente patrimonio librario passò all'amministrazione civile per la formazione o l'incremento di fondi bibliografici pubblici, una parte subì la dispersione, per fatto fortuito o doloso, ed in molti casi la distruzione, perché testimonianza della civiltà religiosa cristiana contrastata dai rivoluzionari.
Merita una segnalazione la distruzione della bellissima biblioteca del Santuario di Crea e dell'ancor più interessante archivio, avvenuta il 18 e 19 dicembre 1801 sul piazzale della chiesa, ad opera del "cittadino" Sullot, Commissario francese. Come scrive il padre Onorato Corrado, "un commissario del Governo francese, di cui fia bene tacere il nome, si portò al sacro Monte a farvi il più orrido e rabbioso vandalismo. Chè entrato nel monastero spogliollo di quanto ancor vi era di qualche pregio: poi diede il sacco alla biblioteca vendendone i libri a peso, e al primo offerente, sperperandone le molte carte e i manoscritti, di cui la più parte andò a finire nelle mani dei pizzicagnoli, che se ne servirono per incartocciare caccio e salami (...)"Dall'Ottocento ai nostri giorni
Passato l'astro napoleonico -che comunque si era portato con sè in Francia non pochi fondi librari razziati qua e là per le terre invase- venne a definirsi un nuovo e più moderno concetto di biblioteca e bene librario: non si trattava più del patrimonio privato ed esclusivo del principe, bensì di patrimonio inalienabile dello Stato e più in generale della collettività.
Per parlare solo dell'Italia, il Governo unitario ereditò una serie di preziose biblioteche di prestigio, già proprietà dei singoli signori ed ora destinate a confluire in strutture pubbliche. Le principali di queste biblioteche vennero dichiarate Nazionali (attualmente si contano sei Biblioteche Nazionali e due Nazionali Centrali, a Firenze e Roma).
Secondo la legislazione vigente le biblioteche pubbliche statali si suddividono in nazionali, universitarie, biblioteche aventi particolari funzioni e compiti, biblioteche relative a sezioni musicali; inoltre si trovano biblioteche statali annesse ad alcuni Monumenti nazionali.
Accanto alle statali esistono, a livello decentrato, biblioteche pubbliche gestite dagli Enti locali: le biblioteche civiche sono il grado più capillare della grande struttura della gestione dei beni librari in Italia.
Un discorso a parte meriterebbe il problema della conservazione del materiale bibliografico, sia contro gli eventi determinati dal tempo (deterioramento fisico naturale) che contro le situazioni d'emergenza dovute a conflitti armati, calamità naturali ed eventi calamitosi provocati dall'uomo. Delle seconde si è già parlato su queste pagine e in un recente convegno internazionale, ma non si dirà mai abbastanza in merito alla prevenzione. Basterà per ora ricordare che le biblioteche, come tutti i Beni Culturali, sono oggetto della Convenzione dell'Aja del 1954 e possono godere della protezione speciale nel caso contengano opere di particolare importanza: in ogni caso ed in condizioni di normalità debbono godere dell'interesse da parte delle Autorità preposte, ad ogni livello, alla programmazione e all'azione politica nell'ambito della disponibilità da parte del Cittadino del patrimonio culturale.
BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE
"Enciclopedia cattolica", Città del Vaticano; 1949-1954
"Enciclopedia Italiana", Istituto Giovanni Treccani, Roma; 1929-1939
"Grande enciclopedia popolare", Sonzogno, Milano; 1914-1939
Giuseppe FUMAGALLI "Bibliografia", Hoepli, Milano; 1935 (reprint 1977)
Guerriera GUERRIERI "Linee di biblioteconomia e bibliografia", Guida Editori, Napoli; 1976.IL MANIFESTO UNESCO SULLE BIBLIOTECHE PUBBLICHE
Abbiamo nelle pagine precedenti delineato, seppure in forma estremamente sintetica, la storia delle biblioteche nel corso dei tempi. Desideriamo ora proporre il testo stabilito dall'UNESCO in materia di biblioteche pubbliche; si tratta di un documento, elaborato da studiosi provenienti da varie parti del mondo, che tratta del concetto di biblioteca pubblica legato al diritto dell'uomo alla lettura per istruzione, professione o svago. Potremmo dire, con un poco di enfasi, che questa "Carta" rappresenta nell'ambito della cultura libraria ciò che la "Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo" significa nell'ambito più generale della vita sociale.
Il testo del Manifesto, nella traduzione di Maria Teresa Natale, è preceduto da una presentazione tratta dal notiziario dell'Associazione Italiana Biblioteche, AIB.
Presentazione redazionale (AIB Notizie)
Il testo revisionato del MANIFESTO PER LE BIBLIOTECHE PUBBLICHE è stato formalmente approvato lo scorso novembre [1994, n.d.r.] nel corso del Consiglio intergovernativo del Programma UNESCO per l'informazione generale.
La Sezione per le biblioteche pubbliche dell'IFLA [International Federation of Libraries Associations, Federazione Internazionale delle Associazioni di Biblioteche, n.d.r.] aveva proposto nel 1992 di effettuare un'ulteriore revisione del Manifesto -la precedente risaliva al 1972- affinché riflettesse gli interessi professionali e le condizioni sociali attuali.
La Sezione IFLA avviò quindi nel 1983 una serie di consultazioni a livello internazionale, con il sostegno dell'UNESCO.
La versione finale del Manifesto (il testo originale in inglese è pubblicato in "IFLA journal" 21 (1995), n. 1, p. 66-67), che riflette senz'altro la stretta collaborazione tra le due organizzazioni, risponde da un lato alle aspettative dell'IFLA per quanto riguarda la professionalità del bibliotecario, che deve essere onnicomprensiva, e dall'altro a quelle dell'UNESCO, secondo cui il Manifesto deve essere un riferimento per le autorità responsabili dei servizi bibliotecari.
La libertà, il benessere e lo sviluppo della società e degli individui sono valori umani fondamentali. Essi potranno essere raggiunti solo attraverso la capacità di cittadini ben informati di esercitare i loro diritti democratici e di giocare un ruolo attivo nella società. La partecipazione costruttiva e lo sviluppo della democrazia dipendono da un'istruzione soddisfacente, cosl come da un accesso libero e senza limitazioni alla conoscenza al pensiero, alla cultura e all'informazione.
La biblioteca pubblica, via di accesso locale alla conoscenza, costituisce una condizione essenziale per l'apprendimento permanente, l'indipendenza nelle decisioni, lo sviluppo culturale dell'individuo e dei gruppi sociali.Questo Manifesto dichiara la fede dell'UNESCO nella biblioteca pubblica come forza vitale per l'istruzione, la cultura e l'informazione e come agente indispensabile per promuovere la pace e il benessere spirituale delle menti di uomini e donne.
Perciò, l'UNESCO incoraggia i governi nazionali e locali a sostenere le biblioteche pubbliche e a impegnarsi attivamente nel loro sviluppo.
La biblioteca pubblica
La biblioteca pubblica è il centro informativo locale che rende prontamente disponibile per i suoi utenti ogni genere di conoscenza e informazione.
I servizi della biblioteca pubblica sono forniti sulla base dell'uguaglianza di accesso per tutti, senza distinzione di età, razza, sesso, religione, nazionalità, lingua o condizione sociale. Servizi e materiali specifici devono essere forniti a quegli utenti che, per qualsiasi ragione, non abbiano la possibilità di utilizzare servizi e materiali ordinari, per esempio le minoranze linguistiche, le persone disabili, ricoverate in ospedale, detenute nelle carceri.
Ogni fascia d'età deve trovare materiale rispondente ai propri bisogni. Le raccolte e i servizi devono comprendere tutti i generi appropriati di mezzi e nuove tecnologie, così come i materiali tradizionali. L'alta qualità e la rispondenza ai bisogni e alle condizioni locali sono fondamentali. I materiali devono riflettere gli orientamenti attuali e l'evoluzione della società, cosi come la memoria dell'immaginazione e degli sforzi dell'uomo.
Le raccolte e i servizi non devono essere soggetti ad alcun tipo di censura ideologica, politica o religiosa, nè a pressioni commerciali.
Compiti della biblioteca pubblica
I seguenti compiti chiave, che riguardano l'informazione, l'alfabetizzazione, l'istruzione e la cultura, dovrebbero essere al centro dei servizi della biblioteca pubblica:
1. creare e rafforzare nei ragazzi l'abitudine alla lettura fin dalla tenera età;
2. sostenere sia l'educazione individuale e l'autoistruzione, sia l'istruzione formale a tutti i livelli;
3. offrire opportunità per lo sviluppo creativo della persona;
4. stimolare l'immaginazione e la creatività di ragazzi e giovani;
5. promuovere la consapevolezza dell'eredità culturale, l'apprezzamento delle arti, la comprensione delle scoperte e innovazioni scientifiche;
6. dare accesso alle espressioni culturali di tutte le arti rappresentabili;
7. incoraggiare il dialogo interculturale e proteggere la diversità culturale;
8. sostenere la tradizione orale;
9. garantire l'accesso ai cittadini a ogni tipo di informazione di comunità;
10. fornire servizi d'informazione adeguati alle imprese, alle associazioni e ai gruppi di interesse locali;
11. agevolare lo sviluppo delle capacità di uso dell'informazione e del calcolatore;
12. sostenere le attività e i programmi di alfabetizzazione rivolti a tutte le fasce d'età, parteciparvi e, se necessario, avviarli.
Finanziamento, legislazione e reti
- In linea di principio, l'uso della biblioteca pubblica deve essere gratuito.
- La biblioteca pubblica rientra nelle responsabilità delle autorità locali e nazionali. Deve essere retta da una Iegislazione specifica e finanziata dalle amministrazioni nazionali e locali. Deve costituire una componente essenziale di ogni strategia a lungo termine per la cultura, per la diffusione dell'informazione, dell'alfabetismo e dell'istruzione.
- Per assicurare cooperazione e coordinamento a livello nazionale, la legislazione e i programmi strategici devono anche definire e promuovere una rete bibliotecaria nazionale basata su standard di servizio accettati.
- La rete bibliotecaria pubblica deve essere progettata tenendo conto delle biblioteche nazionali, regionali, di ricerca e speciali, così come delle biblioteche scolastiche e universitarie.
Funzionamento e gestione
- Deve essere formulata una politica chiara che definisca gli obiettivi, le priorità e i servizi tenendo conto dei bisogni della comunità locale. La biblioteca pubblica deve essere organizzata in maniera efficace e devono essere osservati standard professionali di funzionamento.
- Deve essere garantita la cooperazione con i partner relativi, ad esempio gruppi di utenti e altri professionisti a livello sia locale, regionale e nazionale, sia internazionale.
- I servizi devono essere fisicamente accessibili a tutti i membri della comunità. Ciò comporta una buona localizzazione degli edifici, attrezzature adatte per la lettura e lo studio, le tecnologie necessarie e orari di apertura sufficienti e comodi per gli utenti. Analogamente comporta servizi esterni per coloro che non sono in grado di frequentare la biblioteca.
- I servizi bibliotecari devono essere adattati ai diversi bisogni delle comunità rurali e di quelle urbane.
- Il bibliotecario è un intermediario attivo tra gli utenti e le risorse. La formazione e l'aggiornamento professionale del bibliotecario sono indispensabili per garantire servizi adeguati.
- Devono essere svolte attività all'esterno e programmi di istruzione degli utenti affinché questi possano trarre vantaggio da tutte le risorse.
Attuazione del Manifesto
Le autorità responsabili a livello nazionale e locale e l'intera comunità bibliotecaria in tutto il mondo sono perciò esortate a mettere in pratica i principi espressi in questo Manifesto.
Il testo revisionato del Manifesto per le biblioteche pubbliche è stato formalmente approvato nel novembre 1994 nel corso del Consiglio intergovernativo del Programma UNESCO per l'informazione generale.
Fonte: AIB Notizie. Newsletter dell'Associazione Italiana Biblioteche, a. 7, maggio 1995 (5/95), p. 1-2.