Corrado Camandone

UN LIBRO PREZIOSO: "MONFERRATO" DI LUIGI GABOTTO

Spesso gli studiosi o anche i semplici appassionati di storia e tradizioni monferrine si lamentano dell'esiguità delle opere scientifiche o divulgative a disposizione. Per la verità, sono stati pubblicati nei decenni ormai lontani opere davvero incantevoli per efficacia di esposizione, semplicità di linguaggio, precisione storica descrittiva.

Di molte di queste opere pare essersene persa traccia: si trovano forse solo nelle biblioteche, magari impolverate, dimenticate dal grande pubblico degli appassionati di storia locale.

Si impone dunque un'opera di riscoperta e di riproposta.

Nella sezione "Riletture" cerchiamo di compiere quanto meglio possiamo questo intento, ma restano ancora molte opere di molti autori degnissimi che pochi sanno esistere.

Corrado Camandone ha "riscoperto" un libretto esemplare dell'eminente storico Luigi Gabotto e lo vuole in breve sintesi riproporre ai Lettori di queste "Pagine", con la non troppo segreta ambizione che le sue note servano a far rileggere l'intero libro, assaporandone ogni singola pagina e riproponendola ai giovani d'oggi, in una società che sembra tanto distante da quegli ideali che hanno animato le nostre terre monferrine per secoli.

Chi vuol essere Italiano non solo di nascita, ma anche di cultura, di spirito, di sentimento non può ignorare né Dante né Manzoni. Chi vuol essere un vero Piemontese deve conoscere e gustare le poesie di Nino Costa. Chi vuol essere un Monferrino autentico deve aver letto e meditato il prezioso e intramontabile volumetto "Monferrato" del professor Luigi Gabotto.

E` un libretto che si presenta in veste modesta, ma dignitosa: 144 pagine in carta patinata, copertina grigia con bella incisione del pittore ittore Audagna che rappresenta il castello di Camino, oltre alcuni disegni e fotografie nel testo. Fu stampato nello Stabilimento Tipografico Miglietta, Milano & C. - Successori Cassone - via Rivetta 4 - Casale Monferrato e costava lire 10.

Strano a dirsi, non c'è alcuna data che precisi l'epoca in cui il libro è stato scritto o stampato. Dalle note però, in cui sono citati i "Sounett Mounfrinn" di Cesare Vincobrio, pubblicati nel 1925, si deduce che il libro in esame è stato scritto qualche tempo dopo.

E` un'opera piena di cultura e di sentimento: Gabotto dimostra di conoscere a fondo la storia del Monferrato, di conoscere e amare il suo territorio, che respira, vive, soffre, si trasforma insieme agli uomini che lo abitano. Sa tutto di questi "contadini", gente semplice che ha più virtù che difetti, che trova la forza nella saggezza antica, nella fede cristiana, nell'allegria o nella rassegnazione a seconda delle vicende della vita.

E` interessante conoscere in breve sintesi il contenuto degli otto capitoli che compongono il libro.

Nel primo, "Il Castello", l'Autore sogna di visitare uno dei nostri castelli medioevali all'epoca delle crociate. Vede principi e guerrieri che vanno e vengono, paggi e trovatori, scaloni e sale d'armi, dame in preghiera, ristratti di austeri antenati, trofei di vittorie e ricordi di sconfitte. La descrizione di un cortiletto, nel quale è stato decapitato il difensore del castello, ci dice che, in sogno, l'Autore ha visitato il castello di Camino Monferrato.

E` un interessante e divertente "video", diremmo oggi, sulla storia medioevale, in cui compaiono i personaggi di quel tempo con lucide corazze, lunghe spade, broccati preziosi e sete vaporose. Poi compaiono come fantasmi i castellani che nei diversi secoli hanno abitato tra quelle mura.

Nel secondo capitolo, "La Chiesina", parla di quei gioiellini di arte romanica che in parte sopravvivono in vetta alle nostre colline. Sono le preziose testimonianze del nascente cristianesimo che prendeva il posto del paganesimo. Sono state edificate in genere prima delle grandi cattedrali e nelle loro semplicità e povertà rappresentano il messaggio evangelico forse meglio di tante chiese più simili a palazzi reali e a saloni da ballo che luoghi di purificazione e di preghiera. Nelle piccole chiese romaniche non c'è spazio per pulpiti imponenti o posti riservati ai signori: tutti sono sullo stesso pavimento, lo stesso livello: sacerdoti, poveri e ricchi.

La chiesetta della Madonna dei Monti, situata tra Grazzano e Ottiglio, con la sua bella abside volta a levante, è una di queste preziose chiesine. Splendide anche, tra molte altre, quelle di S. Nazario di Montechiaro e di Cortazzone.

"Il Bosco" è l'argomento del terzo capitolo. Parla della progressiva scomparsa dei boschi, preziosi santuari della natura, che hanno ceduto il posto ai vigneti, più redditizi, e dotati essi pure di una loro particolare bellezza. In questo capitolo l'Autore rivela tutta la sua preoccupazione per il rispetto della natura e mette in guardia dai pericoli che derivano dal sua sfruttamento selvaggio, rivelando una sensibilità ecologica d'avanguardia.

Nel quarto capitolo, "Il Nostro Pane Quotidiano", è messo in cornice, come un'opera d'arte, proprio il pane. Dalla semina del grano, alla mietitura, al mulino, al lievito, al forno, al profumo della tavola la storia del pane è completa. Frutto del lavoro, simbolo della vita, gioia dei bambini, invitato a tutte le feste, orgoglio delle donne, dono al mendicante: quante cose diceva questo pane...

Poi la farina che nelle feste comandate diventava tagliatelle, agnolotti, focacce nelle mani abili della mamma, che insegnava l'arte bianca alle bambine.

"Le Nostre Vigne e il Nostro Lavoro" è l'argomento del quinto capitolo. E` una fotografia che riproduce una situazione del mondo agricolo durata a lungo, forse per secoli. La tecnica della viticultura, fino agli anni Trenta di questo secolo, era tutta buoi, aratro, vanga, sudore. C'è la descrizione precisa di tutte le fasi di lavoro, dalla prima potatura fino alla vendemmia, e la dura lotta contro le malattie della vite, sempre minacciata anche dalla grandine.

Poi la preparazione artigianale del vino che a causa della infinita varietà dei gusti non poteva comparire sul mercato in grandi quantità omogenee, e faceva pensare alla necessità di creare cantine sociali, che sono poi sorte mezzo secolo più tardi.

Le feste che concludevano le vendemmie fortunate erano momenti di grande allegria e armonia in seno alle piccole comunità rurali.

"Fons Salutis Nostrae", sesto capitolo: parla delle fontane solforose che zampillano qua e là nel Monferrato. Ogni fontana ha la sua storia, intessuta di credenze e di pratiche più o meno scientifiche, di sfruttamenti più o meno riusciti, di pretesti per oìrganizzare luoghi d'incontro, di divertimento, di allegre tavolate. Le trasgressioni legate ai peccati di gola si cancellano con la purificatrice acqua solforosa. Nello stesso capitolo c'è un lungo elenco di erbe commestibili e medicamentose che oggi pochi conoscono e usano. In primavera erano raccolte nei prati: la natura offriva gratis rimedi ... ecologici.

Nel settimo capitolo, "I Monferrini", sono delineati i tratti essenziali del carattere degli abitanti del Monferrato, agli inizi di questo secolo. Difficile conoscerne l'origine. Dice Gabotto: "(...) noi oggi amiamo crederci una popolazione essenzialmente Ligure-Romana e ... chi non ci crede, vada a vedere".

La dura legge del lavoro, l'isolamento proprio dell'ambiente collinare, hanno influito sul carattere nel senso della laboriosità e della sobrietà. La partecipazione alle lotte a fianco dei loro Marchesi ha lasciato nei sudditi un marchio di fedeltà e dignità persistenti nel tempo. L'Autore, dopo aver ricordato personaggi di rilievo, artisti, scienziati, politici, si ferma a dimostrare la dignità della condizione di "contadino", che però soffre nel confronto con la condizione di "operaio", e che deve cercare vie nuove per farsi aiutare dalla tecnica e far valere l'importanza della sua funzione sociale. Una bella pagina è dedicata anche agli escavatori di tufo e ai minatori che servivano le fabbriche di cemento.

Il capitolo termina con una lunga rassegna di proverbi in dialetto, uno più gustoso dell'altro, vero patrimonio di aceto balsamico, conservato nei secoli, che, al pari di un "libro della sapienza", pur affermando la vanità del tutto, aiuta ad affrontare le vicende della vita col sorriso o con la rassegnazione, a seconda dei casi.

L'ultimo capitolo, "La Nostra Capitale", riassume la tormentosa storia di Casale fin dai tempi più remoti. Ricorda i personaggi più famosi, descrive le chiese più belle, le fortificazioni, i monumenti e i palazzi che ancora oggi ammiriamo. La visita di Casale, che in un certo periodo fu anche capitale del Monferrato, era prospettata ai bambini come una piccola avventura, un grande regalo: la città rappresentava il grande mondo per quanti vivevano in un paesino di quattro case strette attorno al campanile.

Luigi Gabotto parla della sua e nostra Casale con una conoscenza perfetta, ma soprattutto con un amore e un orgoglio che fanno onore a un cittadino modello e che tornano poi a vantaggio della sua città, cioè dell'intera comunità.

Dai tempi in cui è comparso il libro a oggi, moltissime cose sono cambiate: territorio e abitanti, usi e costumi, mode e valori. Tuttavia penso che sia ancora di sorprendente attualità l'esortazione che l'illustre Autore ha incluso nella sua dedica:

"Dedico questo libro ai miei giovani compaesani affinché, dinanzi alle visioni e ai ricordi che sono il patrimonio caro della nostra piccola Patria, sentano rinvigorito il loro affetto per lei e traggano lena per amare con più puro ed elevato sentimento quella [Patria] più grande".

Il libro del Gabotto è di attualità più di quanto non sembri a una prima lettura. Si dice che la storia non torna mai indietro. Però come un uomo può perdere per strada il portafoglio e saggiamente torna indietro a cercarlo, così l'umanità, nel suo procedere problematico e difficile, può perdere per strada alcuni valori assoluti; in tal caso, se si lascia guidare dalla saggezza, fa qualche passo indetro per ricuperarli.

Per il nostro Autore sono valori indiscutibili e sacri: la vita (oggi minacciata in tanti modi), il lavoro (non il gioco d'azzardo), il risparmio (non il consumismo), la famiglia stabile (non l'unione di fatto senza leggi), la fede cristiana ( non le sètte esoteriche), l'amore per la grande patria (non l'ansia di lacerazioni medioevali).

Propongo che "Monferrato" di Luigi Gabotto, eventualmente ristampato, entri almeno in tutte le biblioteche di classe del Monferrato e sia proposto ai giovani come grande lezione di educazione civica e umana sotto tutti gli aspetti.


Sommario del Bollettino n. 3
 

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