Antonio Barbato - Alessandro Allemano
PER INTERCESSIONE DI SAN GIOVANNI (Un miracolo del 1650)
Questo studio è apparso sul numero XXI (1996) del "Platano", la rivista di studi locali che "ospita" come suo supplemento il Bollettino "Pagine Moncalvesi".
Alla metà del secolo XVII la chiesa di San Giovanni Battista in Moncalvo non era altro che una piccola edicola campestre situata sulla via che porta a Casale, sovrastante la valle che prese il nome dal Santo e che ancora oggi si dice Valle San Giovanni. Lo storico Don Costantino Lupano asserisce che "in origine non era che un pilone, dove il nostro Caccia aveva dipinto in affresco l'immagine del Santo Precursore di Gesù".
Nel giugno 1650 presso questo luogo di devozione si verificarono però eventi tali da spingere la popolazione moncalvese ad erigere entro meno di 3 anni una vera e propria chiesa, regolarmente officiata e mèta di numerosi devoti che specialmente il 3 di giugno vi si recavano in processione solenne. I fatti così determinanti furono le guarigioni definite miracolose, e tali riconosciute dalla Chiesa, di quattro persone per intercessione del Battista.
La prima guarigione ("primo miracolo" nella tradizione religiosa moncalvese) avvenne il 3 giugno 1650 e ne beneficiò il callianese Giulio Cesare Tirone, ammalato di lebbra e gravemente impedito nel camminare; a distanza di due giorni, la domenica di Pentecoste 5 giugno, altri tre invalidi riottennero la salute. Le guarigioni suscitarono grande scalpore in Moncalvo e il parroco del tempo Don Giovanni Ripa, di fronte a manifestazioni continue di devozione a San Giovanni nei pressi della cappella, ritenne doveroso comunicare i fatti all'autorità vescovile richiedendone il consiglio. La Curia di Casale istituì un processo informativo, ascoltando i miracolati e vari testimoni, concedendo infine che si praticasse il culto pubblico del Santo e venisse abbellita e ampliata la piccola cappella.
Nel corso di nostre ricerche presso l'Archivio della Curia vescovile di Casale abbiamo rintracciato la pratica riguardante i miracoli e ne proponiamo ora la trascrizione pressochè integrale. Solo le parti più burocratiche abbiamo creduto opportuno riassumerle in breve regesto, mentre tutto il resto è stato riportato testualmente; per una maggiore comprensione ci siamo permessi di conformare in parte l'ortografia alla consuetudine corrente, mantenendo tuttavia inalterato lo sviluppo del racconto e la terminologia fortemente mediata dal dialetto moncalvese e monferrino. Alcune note spiegano i vocaboli di meno immediata interpretazione.La notizia dei fatti
Il parroco di Moncalvo comunica all'autorità ecclesiastica di essere venuto a conoscenza dallo stesso miracolato Tirone della guarigione avvenuta il 3 giugno 1650.
"Molto illustrissimo e reverendissimo signore.
E` stà hoggi da me Giulli Cesare Tirone di Caliano qual'ha significato si come sono più di doi anni che si ritrovava infermo che non poteva caminare bisognando che portasse una crozza et un bastone et che si era invotato d'andar a visitar la chiesa della Madonna di Bagnolo o di Langosco et l'ha visitata et poi è venuto alla Madonna di Crea et che per esser devoto di San Giovanni Battista lui et tutti di sua casa sapendo che sopra le fini di Moncalvo vi è eretta una chiesiuola in honor di detto santo ha fatto voto di visitar detta chiesiuola. Subbito fatto il voto ha sentito pigliar miglioramento et così essendo in Crea sentendosi ancor infermo che non poteva reggersi in piedi ha risoluto venir a visitar detta chiesa di San Giovanni et subbito arrivato a detta chiesa et fatta oratione subbito si è sentito sano et ha lasciato la crozza a detta chiesa caminando liberamente per tutto essendo tutto leproso et pieno di dolori et così subbito liberato è venuto a notificar il fatto al reverendo don Spirito Curato et poi a me, però ne dò parte a vostra signoria reverendissima acciò ordini quello [che] si deve fare et salutando vostra signoria reverendissima humilmente le bacio le mani.
Moncalvo li 3 giugno 1650
humilmente servitore
Giovanni Ripa Prevosto"Due giorni dopo lo stesso prevosto comunica che si sono verificati altre guarigioni improvvise e che la popolazione moncalvese vorrebbe che al pilone di San Giovanni si potessero celebrare le funzioni religiose.
"Molto illustre et reverendissimo signore mio osservatissimo.
Scrissi a vostra signoria reverendissima sabbato prossimo passato circa di quel caso occorso alla chiesiuola di san Giovanni. Hora di novo faccio sapere a vostra signoria si come sono occorsi altri tre casi maravigliosi et vi è un grandissimo concorso di giente con molte ellemosine et per questo effetto sono venuti questi signori del Conseglio da me acciò si provvedi di persone che attendano alla fabrica et accettano le ellemosine et così per l'urgiente bisogno ho deputato doi de principali del Conseglio per tal causa.
Altre volte come mi è stà detto si celebrava messa in detta chiesa, hora l'hanno serata e provisto d'altare et si provederà di tutto quello [che] fà bisogno. Prego vostra signoria reverendissima poi concedere licenza di celebrar messa: non posso metter in carta il gran concorso et devotione di detta chiesa, mi rimetto al reverendo don Spirito mio Curato al qual vostra signoria potrà dar fede. Il Padre Paulo di San Bernardino vuol far lui il processo et va dicendo che sono cose diaboliche: creddo non habbi caro tal devotione però vostra signoria ordini quello [che] si deve fare, quello che manco io nel scrivere il reverendo don Spirito supplirà lui et vostra signoria mi perdoni del fastidio.
Humilmente baciandogli le mani, Moncalvo li 7 giugno 1650.
Humilmente servitore
Giovanni Ripa Prevosto"
La risposta della Curia
Con documento ufficiale della Curia vengono brevemente riassunti i fatti e quindi il luogotenente del Vescovo proibisce il culto pubblico legato alle guarigioni, ordinando un processo informativo sui fatti.
"Informationes super gratiis obtentis per intercessionem sancti Joannis Baptiste.
Molto illustre et molto reverendo signore.
Il signor Prevosto della Parochiale di Moncalvo espone a vostra signoria come sopra detta sua parochia vi si trova una capelletta campestre nella quale vi è dipinta l'imagine di san Giovanni Battista per l'intercessione del quale la maestà divina s' è degnata novamente far molte gratie a diversi particolari che a quello hanno avuto racorso, cioè a stroppiati, et infermi, ch'hanno riportato in un'istante la sanità et a un cieco il quale ha ricevuto il vedere per il che di presente vi è grandissimo concorso di popolo non solo del medesimo luogo, , ma delle terre circonvicine, le quali desiderano colà per luoro devotione far celebrar la santa Messa, et sentirla, ma perché detta capelletta è molto picciola et incapace di popolo, desideroso il medesimo signor Prevosto secondar la devotione de fedeli et devoti di detto Santo, né puotendo ciò fare né ivi erigere altari a detto effetto senza licenza particolare di vostra signoria molto illustre et molto reverenda a lei se ne raccore humilmente. Supplica dargli facoltà et licenza di far fabricare et ingrandire detta capelletta, et dell'ellemosine che a quella si fanno, ridorla a chiesa capace et honorevole per farvi altari et celebrar la messa et divini officii a gloria di Iddio et di quel glorioso Santo, come si spera."Con altra grafia una nota di Cancelleria sottoscritta Bussa sospende il permesso di celebrare messa e di erigere un altare, finché non venga fatta piena luce in forza dei decreti sinodali.
Segue il rescritto della stessa Cancelleria episcopale unito alla lettera precedente mediante sigillo cartaceo aderente.
"Joannes Stephanus Caneta illustrissimus Prepositus ecclesie collegiate Sancte Marie de platea et Curie episcopalis Casalensis Locumtenens Generalis dilecto nobis in Christo multo reverendo domino Preposito ecclesie parrochialis oppidi Montiscalvi Casalensis diocesis salutem in Domino.
Visa supplicatione presentibus annexa hodie coram nobis exhibita per multum reverendum dominum Spiritum Camagnum presbiterum incolam istius oppidi et illius considerato tenore serie presentiam ipso sic instantiam, tibi de cuius sufficientia, et integritatem plurimam in Domino fiduciam obtinemus, committimus, et mandamus, quatenus receptis presentibus super evulgatis miraculis noviter successis, prout in dicta supplicatione, informationes omni cum diligentia sumas, illasque ad nos cum presentibus transmittas, ut super supplicatis deliberare valeamus vices nostras opportunas in premissis, et circa tibi concedentis. Prohibentes interea, et donec aliter fuerit per nos, seu reverendissimum dominum Provicarium Generalem ordinatum, in sacello supplicato non celebrari, neque in eo erigi aliquod altare, seu suspendantur, et suspensa remaneat ad formam constitutionum et decretorum synodalium metropolis nostre, sub penis quinquaginta ducatorum locis piis applicandorum aliisque arbitrariis illustrissimo et reverendissimo domino Episcopo. In quorum Casali in Cancelleria episcopali die 8 mensis iunii 1650
[sottoscrizione] Joannes Stephanus Caneta Locumtenens Generalis
L.S.C.A.
Joannes Baptista Cerrutum S.T."Il processo
Segue la trascrizione del processo informativo promosso dalla Curia casalese e svolto dal prevosto Ripa e dal viceparroco Camagno; gli atti sono rogati dal notaio Pozzo (Puteus) di Moncalvo. Dopo aver fatto citare i testi dal messo Francisco Gualoto e dopo le procedure di rito, il 9 giugno iniziano le deposizioni.
"Ea die [9 giugno 1650] coram ut supra.
Constitutus Julis Cesar Tironus testis nominatus cittatus et qui iuravit in manibus prefati multi reverendi domini Prepositi tactis sub pena et cetera et suo premisso iuramento mediante.
Interrogatus: di che luogho si ritrova
Respondit: io sono di Caliano
I. che mestiero è il suo
R. io quando ero sano attendevo alla campagna
I. se sa perché sii sta admandato costì
R. io non so il perché
I. se è molto tempo che non è sta malato
R. sarà da doi anni in qua che io son sempre statto amalato
I. di che malatia era amalato o sii infermo
R. ero amalato per la lepra et il fredo che mi veniva ogni giorno et da Natale in qua mi diede fuori la lepra per la vitta che ero tutto coperto et anco la malatia m'aveva causato dolori tali nelli genochi che ho portato per tre mesi le crozze
I. se è molto tempo che è guarito di tal male
R. ha guarito di questo male da venerdi passato che fù li tre del corrente in circa ore vinti tre in qua
I. in che modo è stà guarito, et con che s'e curato di tal male
R. retrovandomi al luogo di Langoschio stato di Milano la dove ero andato a guadagnar del pane per amor di Dio, doppo aver fatto molti voti per guarir di tal infermità né havendo mai potuto guarire, mi vengo un giorno inspirato di andare alla capeletta di san Giovanni posta [sui] fini della terra di questo luogho et per la strada che va a Casale, con quella vera fede che mi dovette far guarir di tal male, et così mi partì da detto luogho così zoppicando del che li messi cinque giorni ad arivar sin a questo luogho, et andai con tal devotione alla detta capelletta et apena fui lontano da essa in circa quatro trabuchi mi sentii che li dolori che havevo nelli genochi mi lasciavano subito et così m'acostai alla detta capella et ringratiai il Signor et il benedetto san Giovanni et colà lasciai le crozze et il bastone che avevo nelle mani, la lepra poi che avevo subito ch'ebbe fatto il votto in venendo compirlo mi ando via per strada et indi subito senza dir cosa alcuna ad alcuno m'andai a confessare nella chiesa di San Antonio di questo luogho e mi confesso dal signor don Spirito Camagno curato di detto luogho
I. se puol essere che habbi ricevuto tal gratia per mezzo di detto benedetto Santo
R. puol essere et è verissimo che io ho ricevuto tal gratia per mezzo di detto benedetto Santo
I. se al presente si sente bene
R. io mi sento benissimo et son sano per gratia di Dio
Quibus habitis dominus eum dimittit"
Il prevosto Ripa per conferma della deposizione di Tirone cita altri due testimoni, Giovanni Oliva e Biagio Fatura abitanti entrambi a Calliano e conoscenti del Tirone da lunga data.
"Constitutus Joannes Oliva testis nominatus cittatus et qui iuravit tactis et cetera sub pena et cetera suo premisso iuramento medio.
Interrogatus: se conosce Giulio Cesare Tirone di Caliano
Respondit: signor sì che conosco Giulio Cesare Tirone di Caliano
I. se sappi che detto Tirone sii stato amalato per molto tempo et che pria per detta malatia andasse con le crozze
R. signor sì che so che detto Tirone è stà amalato per doi anni in circa et l'ho veduto andare con le crozze et anco haveva la lepra
I. se detto Tirone sii anchora zoppo et leproso
R. da domenica prossima passata in qua l'ho veduto sano senza crozze et senza lepra
I. se sappi come habbi fatto a curarsi
R. detto Tirone mi ha detto che è guarito per miracolo che ha fatto san Giovanni essendosi lui inandato ad una capelletta di san Giovanni fuori della porta di strada di questo luogho et l'ho anco inteso dire da molti et ho anco veduto le crozze che portava alla detta capella
I. da quanto tempo in qua detto Tirone è guarito da tal male
R. lui mi ha detto che è da venerdi prossimo passato in qua che ha ricevuto tal gratia
I. se detto Tirone è huomo da bene
R. per quello [che] lo conosco è huomo da bene, né ho mai sentito dir cosa alcuna di lui et li ho datto del ellemosina quando è venuto a guadagnarne al mio uscio
Super generalibus interrogatus
R. io sono d'età d'anni trenta circa, sono della Perrona fine di Caliano, huomo di campagna; posiedo in beni il valore de scudi mille in circa, non son statto indotto né instrutto da alcuno né spero utile né danno da questa mia depositione ma solo ho detto la verità.
Super relictis interrogatus recte respondit.
Ea die coram ut supra.
Constitutus Blasius Fatura testis nominatus cittatus et qui iuravit tactis et cetera sub pena et cetera suo premisso iuramento medio.
Interrogatus: di che luogho è
Respondit: sono del cantone della Perrona fine di Caliano
I. se conosce Giulio Cesare Tirone di Caliano
R. signor sì che conosco detto Giulio Cesare Tirone
I. che mestiere fa detto Tirone in detto luogho
R. da doi anni in qua non fa alcun mestiere perché è sempre stato amalato et è sempre andato questuando alle case l'ellemosina con una crozza et un bastone et era pieno di lepra
I. se hora sii sano detto Tirone
R. mi maravigliai che lo vidi domenica prossima passata alla capelletta di san Giovanni fini di Moncalvo sano senza alcun male
I. in che modo abbi fatto a curarsi di tal infermità così lunga
R. detto Tirone m'ha detto che s'è liberato da tal infermità per un voto fatto alla detta capelletta di san Giovanni
I. di che qualità è detto Tirone
R. l'ho sempre conosciuto huomo da bene et quando era sano lavorava alla campagna et ha sempre ateso a casi suoi
Super generalibs interrogatus.
R. io son huomo di campagna d'età d'anni trentadoi in circa, possiedo in beni il valore de scudi mille in circa; non son statto indotto né instrutto da alcuno ma ho detto solo la verità.
Quibus habitis dominus eum dimittit.
Ea die coram ut supra.
Constitutus nobilis Franciscus Rubinus testis nominatus cittatus et qui iuravit tactis et cetera sub pena et cetera suo premisso iuramento medio.
Interrogatus: se sappi la causa perché sii stà admandato qui avanti al signor Prevosto di questo luogho
Respondit: credo che la causa perché son stato admandato sii per saper se è la verità ch'io sii rissanato da un'infermità che avevo da cinque mesi; sebbene non del tutto però mi sento assai melio che non mi sentevo et questo è proceduto per la devotione che ho pigliata alla capelletta di san Giovanni fuori della porta di strada di Moncalvo alla quale ho inteso haver fatto altri miracoli et la mia infermità è proceduta primamente da una gamba che mi ruppi li 14 genaro et in capo d'un mese mi vennero li dolori fredi che li ho tenuto sin a questa hora, per li quali dolori portavo le crozze ancorché la gamba non fosse ben sanata. Doppo haver pigliato tal devotione che fu la mattina della domenica di Pentecoste essendo confessato et comunicato andai alla detta capelletta con devotione tale et buona fede a cavallo d'un asino non potendo marciar a piedi et colà giunto dismontai da detto asino havendo per mano una crozza con la quale m'aiutavo per andare et m'ingenochiai et stetti colà genochioni per un hora et cinquanta in circa che non mi sentevo alcun male, cosa che non potevo far avanti che apena potevo star in genochione et doppo esser levato d'ingenochione tornai a montar supra detto asino et doppo esser stato lontano da quattro o cinque trabuchi dalla detta capelletta mi voltai indietro et dissi «Sancte Joannes ora pro nobis, Sancte Joannes intercede pro nobis», et inde mi sentei tutto meliorato che pareva non havessi mai havuto alcun male et venni a casa cantando et dicendo delle horationi et quando fui giunto a casa dismontai dal detto asino et ivi si trova uno scalino alto sin al genochio che poco avanti l'andava tutta la forza che havevo a montarlo agiutandomi con due crozze et allora lo montai alegramente senza alcuna faticha et quando fui in casa mi misi a tavola a desinare et quando fui desinato mi levai da sopra la cadrega che ero asentato senza crozze et senza bastone et andai sin sopra l'uscio, cosa che avanti non potevo fare senza con gran fatica et a forza di crozze et così io conoscei che havevo ricevuto tal gratia per mezzo di san Giovanni del che mandai da mio filiolo le crozze alla detta capelletta et son poi andato a ringratiar Iddio et il benedetto san Giovanni alla detta capelletta a piedi solo con un bastone
I. se hora si sente più alcun male
R. hora non mi sento alcun male fuori che ho una gamba un poco alterata et di tanto in tanto mi sento qualche dolore per la vita per il gran male che ho avuto ma questo è niente rispetto al male che havevo da domenica prossima passata in dietro
I. se sappi che sii stà alcun altro che sii stà guarito per mezzo di tal Santo
R. io so che è stà guarito Giulio Cesare Tirone di Caliano per intercessione di quel benedetto Santo.
Quibus habitis dominus eum dimittit.
Ea die coram ut supra.
Constitutus Joannes Baptista Rosminus testis nominatus cittatus et qui iuravit tactis et cetera sub pena et cetera suo premisso iuramento medio.
Interrogatus: se ha mai havuto alcun male per il quale lui sii stà necessitato portar le crozze
Respondit: io ho patito li dolori nei piedi da anni undeci in qua
I. se ha havuto altro male fuori di questo
R. sarà da Pasqua di Resurretione che mi vennero altri fuochi per la vita per li quali portavo una crozza con un bastone et appena potevo regermi in piedi
I. se hora è guarito di tali dolori
R. io non son libero affatto di tali dolori, ma mi sento meglio che non facevo per il passato et hora non porto più la crozza ma solo un bastoneto in mano
I. come ha fatto a guarir di tal infermità
R. venerdi prossimo passato sentei dire in Moncalvo alla sera che uno di Caliano che si chiama Giulio Cesare Tirone qual andava ancora lui con la crozza et un bastone fu liberato per mezzo di san Giovanni et sendomi inandato a una capelletta chiamata san Giovanni dove è dipinta l'immagine di san Giovanni Battista et così feci risolutione di inandarmi ancora a quel Santo aciò volesse intercedere appresso Iddio fin ch'io potessi liberarmi da tali dolori et così al sabbato corrente andai alla detta capelletta appogiandomi alla bella meglio alla crozza et il bastone che havevo in mano et colà arivato feci voto di far acomodar quella capelletta cioè imbocar quelle pitture che vi erano con anco racomodar detta imagine et doppo aver fatto le mie horattioni mi sentei alquanto megliorato et venni a casa; alla matina poi della domenica seguente tornai alla detta capelletta et ivi pigliai il perdono pregando san Giovanni Battista acciò volesse intercedere appresso Iddio che mi volesse far guarire di tali dolori et così ritornai a casa et nel ritornar che feci non mi appogiavo più alla crozza né al bastone; alla sera poi tornai et feci il simile et colà lasciai la crozza et retornai a casa senza crozza et non mi sentevo più alcun male et così son andato perseverando sin a quest'hora
I. se al presente si sente alcun male
R. quando mi ritruovo in luogho piano vado via alla libera anco senza bastone ma se occorre descender per qualche strada priosa bisogna che mi appoggi al bastone con che altre volte et avanti habbi fatto tal voto bisognava che portassi e le crozze et il bastone tanto per casa quanto fuori che appena mi potevo muovere.
Quibus habitis dominus eum dimittit.
Ea die coram ut supra.
Constitutus Laurentius Massarius testis nominatus cittatus et qui iuravit tactis et cetera sub pena et cetera suo premisso iuramento medio.
Interrogatus: di che luogho è et dove habita
Respondit: io sono di Caliano et sto a Mondicano sopra li fini d'esso luogho
I. se sappi perche è stà admandato
R. credo sii per esaminarmi se sii vero che sii stà liberato da certi dolori o sii debiltà de nervi che havevo nelle gambe et nelle coscie che appena potevo andar avanti et questo per intercessione di san Giovanni Battista havendo fatto buon proposito d'andar ad una capelletta dove è dipinta l'immagine di san Giovanni Battista poco discosta dalla terra di Moncalvo
I. se sii poi stà liberato da tal debiltà de nervi et in che modo
R. signor sì che son stà liberato per mezzo di tal Santo et è statto in questo modo che essendo andata mia moglie a Moncalvo ad acomprar del pane quando fu ritornata a casa mi racontò che ad una capelletta di san Giovanni Battista fuori di Moncalvo dalla parte verso Casale era stà liberato da certi dolori fredi et altri mali uno di Caliano che si chiama Tirone et altri et mi disse che andassi anco io a detta capelletta che m'haveria dato un chiapo di filo per portar colà et così alla santa festa di Pentecoste mi partei alla matina et venni alla detta capella ma con gran difficoltà andandomi appogiando ad un bastone et colà giunto pigliai la perdonanza et donai quel chiapo di filo colà e subito mi levai d'ingenochione senza sentirmi più alcun male et riconobbi tal gratia dal benedetto san Giovanni Battista et venni poi costì a Moncalvo et sentei messa et indi andai a casa sano e salvo senza bastone et senza dolore
I. se era un pezzo che pativa tal infermità
R. sarà da doi anni a qui et è sta una malatia che mi lasciò con tali dolori
I. se habbi mai provato farsi guarir da tali mali
R. li barbieri mi dicevano che non vi era forma che potessi guarire.
Quibus habitis dominus eum dimittit."
Il giorno successivo viene chiamato a comparire il chirurgo Michelangelo Ventura che con il collega Giovanni Gida attesta le cattive condizioni di salute di Rubino e Rosmino prima della loro guarigione miracolosa.
"Millesimo premisso et die veneris decima mensis iunii coram multo reverendo domino Preposito Joanne Rippa.
Constitutus nobilis Michael Angelus Ventura chirurgus huius loci cittatus et qui iuravit tactis et cetera sub pena et cetera suo premisso iuramento medio.
Interrogatus: se conosce Francesco Rubino di Moncalvo
Respondit: signor sì che conosco Francesco Rubino
I. se abbi mai curato detto Rubino d'alcun male
R. l'ho curato d'una rottura d'una cavilia del piede sinistro
I. se detto Rubino sii guarito di tal rotura
R. di quella rotura lo lasciai come guarito ma li è sopragiunto poi dolori nelle reni et nelle cosce et nel osso sacro del sedere che li è convenuto star in casa quattro mesi et benché li sii stà fatto tutti li rimedi necessarii sia da me come dal signor medico Caccia nulladimeno non ha mai potuto ricuperarsi et ricever la sanità se bene un mese fa incominciava levarsi dal letto ma con gran difficoltà et bisognava si sostentasse sopra le crozze
I. se hora detto messer Francesco sii guarito bene di tal infermità et dolori
R. hora io lo vedo guarito et che camina solo con un bastone et fuori che si senta ancor debile non si sente più alcun male
I. come ha fatto a guarir di tal infermità
R. detto Rubino m'ha detto che havendo lui inteso che nella capelletta dove è dipinta l'immagine di san Giovanni Battista fuori di Moncalvo uno di Caliano aveva ricevuto la gratia di certi dolori che ancora lui haveva et così che alla domenica di Pentecoste essere andato alla detta capelletta et aver ricevuto gratia da Dio per mezzo di detto benedetto santo Giovanni Battista d'esser liberato di detti dolori
I. se avanti la detta domenica di Pentecoste detto Rubino havesse ancora tali dolori et andasse con le crozze
R. il sabbato avanti domenica di Pentecoste lo vidi ancora con le crozze et mi disse che aveva ancora tali dolori et che quella notte era statto molto male, onde io sogiunsi «andatte ancor voi a san Giovanni che intendo ha fatto un miracolo, chi sa che non riceviate la gratia».
Super generalibus interrogatus.
R. io son cirugico d'anni vinti otto in circa, son di Moncalvo, posiedo in beni il valore de scudi mille in circa; non son statto indotto né speditto da alcuno et ho detto solo le verità.
Quibus habitis dominus eum dimittit.
Fanno fede et in parole di verità attestano messer Michael Angelo Ventura cirugico et Gioanni Gida habitante in questo luogho mediante il cadun di loro giuramento prestato nelle mani del suddetto molto reverendo signor Prevosto toccate corporalmente le Scritture saper sicome Giovanni Battista Rosmino di Moncalvo et Francesco Rubino parimente di questo luogho avanti le feste di Pentecoste per molto tempo in dietro sono sempre andati con le crozze per dolori fredi che havevano nelle reni et nelli genochi et hora si vedano caminar senza crozze solo con un bastone in mano et questo per gratia havuta da san Giovanni Battista come essi Rubino et Rosmino hanno detto rendendone causa di scientia per haver detto Michel Angelo medicato detto Rubino et veduto detto Rosmino che apena poteva andar benché avesse le crozze et hora vederli andar con gran facilità et esser liberati di tali dolori in fede delle verità, richiesti hanno fatto la prescritta et sottoscritta di mia propria mano alla presenza di messer Ludovico Mussone di questo luogho et di messer Francesco Larino parimente di questo luogho testimoni.
Datum in Moncalvo li 10 giugno 1650.
Quas depositiones testium rogatus recepi et scripsi ego subscriptus nottarius in quarum fide et hic me manualiter subscripsi.
Sebastianus Puteus S.T."
Il decreto ufficiale di approvazione
Appena concluso il processo gli atti sono mandati a Casale e l'11 giugno il luogotenente Caneta dichiara di approvare il culto pubblico del Santo nel luogo delle guarigioni e contemporaneamente concedere il proprio benestare alla costruzione di una vera e propria chiesa con facoltà di erigere un altare, raccogliere le elemosine, piantare la croce, impartire la benedizione ed appendere gli ex-voto.
"1650 die 11 Junii. Visis informationibus sumptis pro gratiis noviter evulgatis per intercessionem Sancti Joannis Baptiste in eius parvo sacello campestre super finibus Montiscalvi huius nostre Diecesis ad gloriam maiorem omnipotentis Dei qui est mirabilis in sanctis suis et ad honorem Sancti Joannis Baptiste non dissentimus ibi iaci fundamenta pro nova ecclesia construenda et in dicto parvo sacello similiter altare erigi ad effectum celebrare sacrum veniamque elemosinas colligendi et crucem plantandi et benedicendi vota appendendi in omnibus riservata forma disposita a Concilio et Constitutionibus et Decretis Synodalibus nostre Provincie et non aliter per presentes impertimur et itaque.
Joannes Stephanus Caneta Locumtenens generalis."
Riferimenti bibliografici
Costantino LUPANO Moncalvo sacra, notizie edite ed inedite, Sacerdote, Moncalvo, 1899
Leonardo MODICA La Chiesa casalese, Piemme, Casale Monferrato, 1992
Luigi BAJANO La Diocesi di Casale nella sua fisionomia etico-storica e religiosa, Tip. Tarditi, Casale Monferrato, 1967
Gigi CAPPA BAVA - Stefano JACOMUZZI Del come riconoscere i Santi, S.E.I., Torino, 1993
Sommario del Bollettino n. 3
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