Angela Strona

MONCALVO 24 MAGGIO 1997: COMMEMORAZIONE DI GIORGIO PIACENZA

Sabato 24 maggio 1997 l'Amministrazione comunale moncalvese ha reso omaggio a tre illustri concittadini, intitolando loro una piazza (Vincenzo Buronzo) e due vie (Abele Truffa e Giorgio Piacenza).
La commemorazione ufficiale si è tenuta nel teatro comunale e per ricordare la figura e l'opera di Giorgio Piacenza ha parlato Angela Strona, Consigliere comunale, Presidente dell'Ente Fiera del Tartufo, a lungo dipendente e collaboratrice dell'imprenditore torinese.

Ricordare il ragionier Giorgio Piacenza in questa circostanza particolare mi emoziona e coinvolge fortemente i miei sentimenti.
Ho percorso tutto il mio cammino professionale nell'azienda di cui oggi ricordiamo il fondatore. In un arco di tempo così lungo si racchiudono gli avvenimenti di tutta una vita, la nostra e quella degli altri.
Eventi di gioia e di tristezza comuni che s'intrecciano e ci appartengono. Agli altri e a noi.
E poi i ricordi. Il filo sottile della memoria che tutto riordina e ripropone alle nostre generazioni. Per conoscere. Per conoscersi.

Giorgio Piacenza nasce a Torino il 26 agosto 1910.
Nel 1938 con il fratello dottor Gino e con la partecipazione di alcuni importanti industriali tessili fonda l'A.M.S.A. (Abbigliamento Manifatture Società per Azioni), con stabilimento in via Cibrario 69, a Torino.
L'attività iniziò così, con la produzione di capi d'abbigliamento, in particolare di camicie di tipo corrente con lavorazione a catena. Si trattava di un tipo di organizzazione molto avanzata per i tempi, unica in Italia.
I prodotti trovarono rapida collocazione sul mercato, ma i progetti di sviluppo dell'azienda subirono una battuta d'arresto a causa della guerra. Nel 1942 lo stabilimento fu distrutto in un bombardamento e quanto fu possibile salvare venne trasferito, non senza varie peripezie, a Moncalvo.
L'A.M.S.A. occupò i locali della ex filanda di Pozzo Nuovo e in questa occasione il parroco Don Giuseppe Bolla seppe intuire che l'insediamento avrebbe conseguito due scopi. Da un lato avrebbe impedito che lo stabilimento della filanda fosse adibito ad alloggiamento di truppe, con la possibilità che Moncalvo potesse quindi essere obiettivo di incursioni aeree, dall'altro avrebbe potuto -a guerra cessata- offrire un certo numero di posti di lavoro alle giovani di Moncalvo e dei paesi vicini.
Durante la guerra la produzione fu saltuaria, poiché l'impresa non era considerata industria bellica. Terminato il conflitto i fratelli Piacenza decisero di cambiare totalmente produzione, passando a confezionare camicie di alta qualità.
Nel 1946-'47, con grande lungimiranza imprenditoriale, Giorgio e Gino Piacenza coinvolsero in questo progetto di rinnovamento un gruppo di Suore Salesiane, le cui capacità organizzative furono determinanti per il raggiungimento dell'obiettivo prefisso.
Per un prodotto di elevata qualità occorrevano maestranze di indiscutibile capacità, formate in una scuola professionale di alto livello.
Questo fu il percorso che l'azienda, divenuta nel frattempo T.T. (Trasformazioni Tessili), seguì per 25 anni, coltivando un vivaio di forze nuove che dopo un corso professionale della durata di quattro anni andava ad integrare la produttività di oltre 300 operaie di ormai collaudata capacità. Questo significava per Moncalvo una svolta economica e culturale di grande rilievo: un lavoro sicuro, dignitoso e gratificante per tante giovani donne.
Il successo commerciale dell'azienda era in continuo crescendo per l'originalità dei modelli che si imponevano sui mercati europei e americani: ben 18 licenziatari fabbricavano nei loro Paesi col marchio T.T. utilizzando tessuti italiani.
Non ci fu in quegli anni personaggio di rilievo del mondo politico, dello spettacolo e anche esponente di case reali che non sia stato "conquistato" dall'eleganza delle camicie T.T.! E` significativo, a tal proposito, citare un servizio fotografico pubblicato dal settimanale "Oggi" in cui lo Scià di Persia gioca a golf indossando "T.T. Golf".
Ma al di là di questa lusinghiera crescita commerciale che pure è molto importante, va fatta un'altra considerazione sul momento storico in cui questo complesso produttivo si colloca nella realtà moncalvese. Erano anni di poche certezze e molti disagi, anche di ordine pratico: episodi che oggi possono apparire irrilevanti non lo erano affatto quarant'anni fa, e questo è doveroso ricordarlo. La difficoltà di raggiungere il posto di lavoro per chi non risiedeva in Moncalvo ma nei comuni limitrofi costituiva un problema serio. I mezzi pubblici di trasporto erano scarsi, quelli privati quasi inesistenti. La sensibilità dell'imprenditore trovò la soluzione con un servizio di noleggio svolto da un paio di privati che ogni mattina prelevavano il personale e lo riportavano a casa la sera, limitando così rischi e disagi.
Fu attivata una mensa aziendale, altro servizio di grande utilità. La possibilità di consumare un pasto caldo, cucinato con cura, gradualmente cambiò le abitudini dei primi anni, quando le operaie portavano da casa il pranzo cucinato il giorno prima.
Parallelamente alla sua attività di imprenditore Giorgio Piacenza fu rinomato pittore e visse una vita artistica di notevole interesse. Si avvicinò alla pittura ad olio sotto la guida di Giulio Da Milano, negli anni '50, forse casualmente, per dare un senso alle ore di forzata inattività durante un periodo di convalescenza. Coltivò poi con passione il suo impegno creativo, ed anche un po' in segreto, firmando le sue opere con lo pseudonimo "Dassu" (da Superga); nella località della collina torinese aveva infatti trasferito il proprio "rifugio". La svolta artistica più importante fu determinata dall'incontro con il pittore e scultore Franco Garelli ad Albisola. Testimoniò come collezionista i suoi nuovi interessi, attratto dalle più avanzate ricerche espressive. Passò dalla raffigurazione all'astrattismo, sperimentando tecniche nuove. Realizzò più di 1400 opere, partecipando a numerose mostre sia in Italia che all'estero. Tra i critici che di lui hanno scritto citiamo Luigi Carluccio, Angelo Dragone, Pippo Pozzi, Renzo Guasco, Michel Tapiè, Giancarlo Vigorelli. Fu inoltre direttore responsabile della rivista "Club", nata per promuovere e diffondere i nuovi modelli e i nuovi tessuti creati dalla T.T.; con lui collaborò il noto cartellonista parigino René Gruau.
Giorgio Piacenza morì a Torino il 23 settembre 1969.
La sensazione di una perdita grave fu quasi palpabile. Un uomo sensibile, aperto al sociale, ricco di grande umanità, usciva con signorilità e discrezione dalla vita.Per restare nel cuore e nei ricordi di chi l'aveva conosciuto.

 

Appendice

Oltre alle parole dell'oratrice ufficiale, desideriamo proporre un altro ricordo di Giorgio Piacenza e delle sue doti imprenditoriali.
Sull'antologia "Più che parole", compilata da Angela Biedermann, insegnante presso la scuola media femminile annessa alle "Trasformazioni Tessili", compare un brano di due pagine, illustrante l'attività in Moncalvo della fabbrica di camicie dei fratelli Piacenza. Il testo, edito da La Scuola di Brescia nel 1957, appartiene al fondo librario della donazione Verdelli-Parva Lux, poiché le illustrazioni fotografiche si devono allo studio fondato da Teresio Zanzottera.

 

Angela Biedermann

UNA FABBRICA DI CAMICIE DA UOMO

Non pensate che la vanità sia un difetto esclusivamente femminile. Anche gli uomini hanno la loro parte e sanno essere esigenti. Te lo assicuro io che ho visitato una tra le più moderne fabbriche di camicie. Il treno ci ha condotte a Moncalvo, nel cuore del Monferrato, per una visita alla T.T.: la Manifattura Trasformazioni Tessili, dove si confezionano camicie da uomo. Giungiamo con le operaie che si affrettano a timbrare in orario la cartolina controllo all'orologio automatico e, su per lo scalone, arriviamo nel reparto «taglio». L'attrezzatura è moderna; la Capo Maestranza ci fa notare le lunghe tavole, i «materassi» di stoffa alti anche quindici centimetri, sui quali le taglierine, che filano come diretti, maneggiate da operaie dotate di colpo d'occhio sicuro, di scioltezza sorprendente nei movimenti ed insieme di grande prudenza, segnano curve e rette con una sicurezza invidiabile e tagliano montagne di modelli.
Il lavoro qui non manca mai, come non mancano gli uomini a popolare la terra.
Esaminiamo le camicie. Sembra impossibile che la moda maschile sia così bizzarra: tinte scure, chiare, delicate, forti... con la moda non si scherza. Che vastità, e che rumore assordante! Impossibile contare le macchine...
Una curiosità interessante ci attira: fra due file di macchine un lunghissimo «tappeto» cammina...
La Capo Reparto è pronta a spiegare: il lavoro si compie in serie; ogni operaia, eseguita la propria operazione, getta il lavoro sul tappeto, il quale lo trasporta ad una seconda operaia specializzata, poi ad una terza, ad una quarta e così via, fino a quando la camicia giunge, finita nei minimi particolari, alla «verifica», dove si constaterà se tutto è in perfetto ordine. Il lavoro ha un ritmo febbrile ed è interessantissimo, ma sopra tutto sbalorditiva è la macchina che attacca i bottoni e fa le asole. Trrr... e tutto è fatto. Che prodigi della tecnica!
Passiamo al reparto «stiro». Modernissimo, ordinato, elegante. Qui le camicie, dopo essere passate per la prova del fuoco, assumono una bellezza particolare: non una piega, una grinza, una inesattezza. La camicia scivola in una busta di cellophane, quindi con un balzo entra in una elegante scatola ed è pronta per soddisfare le richieste anche dei più esigenti uomini di questo mondo.
Ma la Trastessili ci riserba un'altra sorpresa: c'è una scuola annessa all'azienda da visitare.
Abituate alle visite le alunne ci accolgono sorridenti, spontanee. Ne interpelliamo una:
- Quante sono le operaie?
- Quasi trecento.
- E quante sono le alunne della scuola?
- Un'ottantina.
- E tu che classe fai?
- La seconda. Ancora un anno e sono operaia specializzata.
- Il che vuol dire?...
- Lavoro e pane assicurato.
- Sei sicura di venire assunta in fabbrica?
- Se ottengo la promozione, certamente. Io preferisco però lavorare in casa, perché abito lontano ed ho la mamma sola.
- E te la caverai?
- Lo spero. In tre anni la preparazione è completa. Impariamo un mestiere e riceviamo anche una discreta istruzione.
La nostra visita è finita. Lasciamo il centro aziendale vivamente ammirate per la completezza di questa magnifica istituzione e portiamo con noi l'eco delle parole d'una fanciulla che si prepara serenamente alla vita in vista di un sicuro domani: «Lavoro e pane assicurato». E sentiamo che l'uomo per essere buono non chiede altro che la certezza del lavoro.



Sommario del Bollettino n. 3

E-MAIL: bibliotecamoncalvo@email.it