ANCORA SUL CONTE GRILLO
L'articolo di Dionigi Roggero pubblicato sul numero 3 di "Pagine Moncalvesi" riguardante la figura di Carlo Grillo, "lo strano nobile ispiratore di Cesare Pavese", ha destato notevole interesse, soprattutto per l'estrosità del personaggio descrittovi.
Desideriamo completare il ritratto del Conte Grillo riproducendo integralmente le note che accompagnavano il libro di poesie "Rocce amiche", pubblicato da "La Porta Bianca" (è solo un caso che il nome dell'editrice contenga quello della madre di Grillo?) di Roma nel 1970: dalla lettura si avrà la conferma della singolarità di Grillo, pensatore poeta scienziato.Carlo Grillo, ricercatore indipendente, nato a Casale Monferrato il 9 marzo 1919 dal conte Guglielmo Grillo e da Bianca Porta, vive oggi prevalentemente a Roma.
Dalle sue filtrate e calibrate inquietudini che lo accompagnavano dalla più giovane età, nasceva il Principio di meccanica numerica che enunciò nel 1950 negli Stati Uniti. Tale profondo discernimento scientifico offre la possibilità di correggere, in matematica, la metodologia ordinaria che anziché descrivere la realtà, ne riproduce, come disse Husserl, una copia «trasformata».
Nel 1953 pubblicò, in Italia, L'Uomo Cinque offrendo, col Terzo Modello, la soluzione tecnica e strutturale dei problemi di fondo sollevati contemporaneamente da Marcuse, in chiave agonistico filosofica, ne L'Uomo a una dimensione.
Nel 1969, col Manifesto Homocratico, rivolto alla nuova sensibilità di liberazione in fase di formazione in tutto il mondo, Carlo Grillo apre il Saggio sull'Autogestione che, ribadendo il Terzo Modello, si chiude colla Dichiarazione di principio del IV M.E.S.P.E.C.U.S., formato, in gran parte, dai fisici elettronici del gruppo Lepri, provenienti dall'Università di Roma.
Carlo Grillo, trascinato fin dalla prima gioventù in esperienze drammatiche, in cui la società opulenta e la società repressiva, con tutto il cannibalismo possibile, gli furono avverse, ebbe una sua attività poetica fin dall'infanzia. Con fede piena e con un alto senso di sottesa cordialità egli canta la verità, aperta agli eterni problemi, di «quel tutto che non comprende la parte che è l'uomo». Un uomo dunque storico che si accorda con la vita anche al di là della morte e che trova nella poesia lo specchio della sua autenticità originale, raggiunta colla fusione di oggetti perfettamente distinti.
L'uomo è come un pianeta -dice un poeta, Marino Piazzolla- riceve luce dalla poesia ed ha le sue stagioni nell'infinito. Uno dei maggiori matematici -il Silvester- scriveva: «un vero matematico non può non essere anche un poeta».
Questa raccolta di versi, pubblicati per la prima volta nel presente volume sotto il titolo «Rocce amiche» rendono un temperamento che non gratuisce belle parole, ma che le libera senza inganno contro il sostenersi in pochi «pelitici»[sic! n.d.R.] e «semianalfabeti» per l'asservimento degli esseri umani che invece vorrebbero ormai aiutarsi tra di loro avvalendosi di tutti i mezzi della poetica, dell'intelletto e di una nuova coerenza, e dominare «con profonda lievità la vigorosa barbarie della natura». Riconoscendosi nella determinatività d'esperienza di questo interprete del nostro tempo che per amare la serietà ed il rigore della ricerca, non deve più credere solo nell'ideologia disarticolata dello specialismo (proponendo la revisione delle metodologie generali), gli esseri culturali, possono rientrare nei ranghi ad un giusto rango; quello cioè d'un uomo che attraverso la contestazione globale e la critica costruttiva al sistema, non lascia più che la validità della cultura sia isolata in universi frammentari e specifici, permettendo che l'eccezione resti puramente ideologica, come per il passato; ma che invece ottiene da tale validità, resa a nuove idee, la comunicazione e l'espressione, atte ad evolvere la sensibilità di liberazione, specialmente dei giovani, dal fuoco dell'ignoranza e dall'aridità della confusione entropica, verso una nuova risonanza poetica, razionale e realistica. Tale risonanza sarà lei a creare una nuova Grande Società Europea, non come proponeva qualche anno fa un presidente americano, con la sua enunciazione retorica della Grande Società Americana, fondata sulle assurdità retrograde e sugli orrori della violenza ma realizzata dal valore dell'Uomo, assorbito dal sangue, che si fonda sulla potenza intangibile dell'universo, armonia contrastante, della meravigliosa dialettica del silenzio e del gesto?
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