Riletture
GIUSEPPE NICCOLINI VISITA PENANGO

Verso la fine del secolo scorso un verificatore metrico percorse tutto il Circondario di Casale Monferrato per eseguire le operazione di verifica di pesi e misure previste dalla legge sul commercio. Questo lungo viaggio, iniziato il 26 marzo a Morano Po e concluso dopo quattro mesi con il ritorno a Casale, offrì a quello zelante funzionario lo spunto per raccogliere una vasta serie di impressioni e annotazioni, passando di paese in paese. Il verificatore era Giuseppe Niccolini ed il libro che da quel viaggio scaturì si intitolò "A zonzo per il Circondario di Casale Monferrato", edito da Loescher nel 1877. Niccolini era nato a Torino nel 1840; 1) nel 1872 si trasferì a Casale come funzionario dell'Ufficio di Commercio, incaricato della verifica dei pesi e delle misure nei diversi Comuni del Circondario. Il frontespizio del suo libro lo dice "Socio corrispondente dell'Accademia Internazionale Poliglotta di Parigi; Socio cooperatore dell'Accademia Pittagorica di Napoli; Gentiluomo dell'Accademia Giovanni Pico della Mirandola, ecc.; già pubblico insegnante, Verificatore Metrico di Casale Monferrato; Decorato del Merito di Sua Maestà". Un suo figlio cadde a Dogali, nella prima spedizione coloniale italiana in terra d'Africa. Verso il 1883 si trasferì a Livorno, poi per qualche tempo a Venezia, quindi ancora nella città toscana. Di qui continuò a collaborare con "Il Monferrato", inviando articoli di argomento storico, forse un po' troppo romanzati; di certe sue "Memorie monferrine", in parte anticipate sul giornale casalese, non si seppe mai nulla e quasi certamente non vennero mai pubblicate. Morì a Livorno nel 1930, alla bella età di novant'anni.

L'opera di Niccolini (ben 620 pagine) non ha particolare rilevanza dal punto di vista storico, ma è apprezzabile come raccolta di impressioni, caratterizzazione di certi personaggi tipici, racconto semplice e senza molte pretese di un mondo ormai lontanissimo da noi. Dal libro pubblichiamo la parte riguardante Penango, un paese che con Moncalvo ha sempre avuto molto in comune. Prima del 1704 infatti Penango era frazione del Comune di Moncalvo, da cui venne disgregata con i cantoni di Cioccaro e Patro per opera del Duca Ferdinando Carlo di Gonzaga, che volle infeudarne il Marchese di Campistron, verso il quale aveva gravi debiti di riconoscenza. Il Campistron da parte sua vendette il feudo nel 1717 al Marchese Mossi di Casale, che lo tenne fino all'epoca napoleonica, allorché vennero abolite le concessioni feudali.

a.a.


La Parrocchiale di San Grato in Penango opera dell'architetto Magnocavallo. All'interno sono conservate opere del caccia e opere di ebanisteria dell'artigiano Giovanni Allemano.

Penango. Mandamento di Tonco. Popolazione 1858. Dista dal capo luogo di Provincia chilom. 42.05. Dal capo luogo di Circondario chilom. 25.30 - Frazioni: Cioccaro, Patro e Santa Maria.

Non sì tosto noi siamo usciti da Calliano, dato uno sguardo a quelle varie catene di verdeggianti colline sulle quali stannosi disseminati i comuni di Castelalfero, Rinco, Frinco, Villa S. Secondo, Montechiaro, Cocconato, Montiglio, Murisengo, Villadeati, Zanco, Cardona ed Alfiano, si presentano il convento 2) di Moncalvo ed il vispo e grazioso comune di Penango. Questo sorge su d'un poggietto tutto carico di piante fruttifere e vi si giunge in poco più di mezz'ora di cammino. Le poche case che attorniano la chiesa parrocchiale e l'edificio comunale non formano l'intiero comune, chè vi concorrono a formarlo ben'anche le frazioni di Santa Maria, del Cioccaro e di Patro. Quest'ultima frazione trovasi al di là di Moncalvo ed è la patria di tutti gli zufoli, zufolini e zufoloni in terra cotta, che popolano i mercati e le fiere d'Italia. E quando si va a Patro, bisogna necessariamente fare una visita al celebre Felice Guazzo, attivo ed intelligente fabbricante dei zufoli sullodati. E se di tale visita voi non rimarrete edificati, bisogna ben dire che ancora non siete all'altezza dei tempi; epperò degnissimi d'essere fischiati: e come! Penango, mi disse Don Giuseppe Garavelli, 3) deriva dal latino «Angor-Poene»; ma io so che è piuttosto una voce Danese. E D. Giuseppe Garavelli è pregato di non farne le meraviglie, chè me lo assicura il chiaro letterato Sancio di Balzola. Sancio infatti una sera, in casa dei conti Biglioni di Viarigi, ebbe a dire che i pochi Cimbri -i quali erano i Danesi d'oggidì- scampati dalla terribile strage fattane da Mario sul piano di Vercelli, guadagnarono il Po, lo guadarono e tranquilli che una volta accampati sulla destra di questa naturale barricata, Mario non si sarebbe più occupato di loro, cominciarono così per cercarsi sui colli monferratesi i luoghi più elevati, più ameni, onde fissare la loro stanza; e da questi dispersi Danesi trassero il nome i nostri comuni dalla desinenza in ango, engo, inco, ecc. In fatti di comuni aventi il loro nome con tale desinenza, n'abbiamo molti e tutti sparsi sui colli, che dal Po vanno insino alla valle della Stura ed a quella della Versa. Ve li nomino, così come mi vengono alla memoria: Frinco - Odalengo - Cicengo - Rosingo - Varengo - Pozzengo - Albarengo - Banengo - Remorfengo - Murisengo - Isolengo - Sanco - Rinco - Zanco - Aramengo - Moransengo e Tonengo. 4) Ed ora facciamo ritorno a Penango, ove in mezzo a tutte le pene ed a tutte le tribolazioni, adacquate... con vecchio grignolino, campa sua vita pacifica un mio buon conoscente. Sono invero tre case quelle che compongono il nesso centrale del comune di Penango; ma tra di queste tre case sorgono eleganti e svelti due architettonici edifizi, dovuti all'ingegno del conte Magnocavallo di Varengo: la chiesa ed il così detto casino. 5) Bisogna osservare la purezza delle linee formanti questi due edifizi, per esclamare ben tosto: quanta bellezza! Nella chiesa parrocchiale 6) sono due tele del Moncalvo diligentemente conservate;7) una rappresentante la Vergine con S. Grato e S. Antonio Abate e l'altra S. Michele e S. Giorgio con la Vergine. Si ammirano inoltre in questa chiesa il pulpito e la cassa dell'organo. Entrambe sono diligentissime opere del falegname Penanghese il fu Gioanni Alemanno, autore del rinomatissimo coro della Cattedrale di Saluzzo. E di questo ottimo artista Penango possiede altri lavori, i quali trovansi ora assai trascurati nella graziosa cappella, che è unita al casino del sig. Barone Leonino 8) da Milano. Quando, mercè la cortesia del signor Gioanni ... io ho potuto entrare nella cappella del casino, era essa completamente occupata dalle bottiglie, dai ragni, dai topi e da varii e molti attrezzi di cantina, talchè la povera Vergine dei sette dolori effigiata da un provetto pennello sopra l'altare, mi sembrò, contemplandola, maggiormente addolorata! Figurarsi! La Vergine col suo povero morto in grembo obbligata a far compagnia ai filtri, alle bottiglie, ai mastelli e ad altri simili strumenti. Ed il signor Gioanni... approvò pienamente questo mio modo di vedere, perché era da credersi che quelle molte bottiglie poste sull'altare non fossero piene di ... «Lacrima-Cristi». Che poi Penango possa essere anche un luogo di pene e di tribulazioni, me lo accerta in giusto modo il camposanto, che i Penanghesi vollero avere propriamente in casa, a dieci passi dalla chiesa parrocchiale.9) E bisogna ancora convenire che fosse assai tribulato dalla letteratura colui, il quale ebbe l'estro di scrivere sulla porta del sacro recinto: Sospiri manda al cielo, o passeggiere Per noi quivi sepolti...miserere. Qui dentro l'un sull'altro si compiace Col povero dormire il ricco in pace.

Prima che mi lasci cogliere dalla volontà di dormire coi ricchi in pace, prendo in tutta fretta lo stradale di Moncalvo -cosa assai più sana- e senza più fermarmi mi reco a Grazzano; seguito diffilato per quello di Ottiglio, e vado a riposare sotto degli ombrosi viali che attorniano, in Olivola, il palazzo della antichissima famiglia dei Conti Candiani-Curioni. Da Penango, come ben vedete, io ho fatto un salto non piccolo; e ciò verrà a persuadervi sempre più, come io ami assai lo star lontane da certi luoghi di tribulazione, per assidermi vicino ad altri meno tetri, maggiormente e lietamente più ospitali. Lasciai Moncalvo alla mia sinistra; Grazzano, colla sua famosa Abbazia, alla mia destra; e precipitato che fui nella fresca valle del Rottaldo dove ammonticchiato stassene Ottiglio, mi recai ad Olivola per il novello e comodo stradale dopo qualche oretta di cammino, e non disagevole cammino....

 

NOTE

1) Le notizie biografiche sono tratte dal volume di Idro Grignolio "Ancora a zonzo per il Monferrato", pubblicato da Il Portico (Casale Monferrato) nel centenario dell'uscita del volume di Niccolini. ritorno al testo

2) Si tratta del convento dei Cappuccini, sulla collina che fronteggia la città; ai tempi del racconto di Niccolini era già stato alienato e ridotto ad civile abitazione. ritorno al testo

3) Era il sacerdote che in quegli anni reggeva la Parrocchia di San Grato, distaccata da quella di Moncalvo nel 1710. ritorno al testo

4) Secondo Aldo di Ricaldone ("Stemmario comunale dell'antica provincia di Casale Monferrato", Piazza, Roma; 1992) il toponimo Penango deriverebbe dal personale germanico Penneng. ritorno al testo

5) Questa costruzione, villa di campagna che sorgeva in località "in Valle", sarebbe stata, secondo VILLATA ("Penango nel Monferrato", Pro Loco di Penango; ...), proprietà dell'avvocato Pietro Caroelli, forse padre del futuro "maire" di Penango avvocato Carlo. Il "casino" venne poi convertito nel 1880 nel celebre Collegio San Pio V, gestito dai Salesiani come succursale del Collegio San Carlo di Borgo San Martino. Per vent'anni ospitò una scuola elementare aperta anche agli esterni, poi fu destinato ad accogliere le vocazioni adulte salesiane di lingua tedesca (1900-1912) e di lingua italiana (1912-1924); dal 1924 alla chiusura avvenuta nel 1966 il Collegio ospitò l'aspirantato missionario. ritorno al testo

6) Francesco Ottavio Magnocavallo, figlio di Ippolito Conte di Varengo, Signore di Monromeo, Consignore di Cuccaro, e di Veronica Picco Patrone, nacque a Casale nel 1707; nel 1738 sposò Maria Felice, figlia del Conte Gabaleone di Salmour. Fu valentissimo architetto, autore, tra l'altro, in Casale del presbiterio e del coro di San Domenico, della facciata della Chiesa dei Padri Agostiniani di Santa Croce, dei palazzi Pallio di Rinco e Nemours, della Chiesa dell'Addolorata. Trasferitosi a Moncalvo, dove aveva ereditato il palazzo Berruti, poi passato alla famiglia Testafochi (ex scuola media), lavorò al grande progetto di ampliamento della vicina Chiesa della Madonna delle Grazie, che compì verso il 1756. Nella stessa epoca lavorò alla Chiesa parrocchiale di Penango, iniziata nel 1756 dal capomastro Felli. Magnocavallo morì a Moncalvo nel 1788. ritorno al testo

7) Il Niccolini, sempre pronto a segnalare -spesso con grande crudezza- lo stato di degrado in cui trovavano le opere d'arte locale nel corso delle sue peregrinazioni per il Monferrato, apprezza in questo caso la diligenza con cui sono tenute le tele della parrocchiale penanghese. Ma basterà andare nella cappella del "casino" per cambiare subito idea! ritorno al testo

8) La famiglia Leonino, di stirpe ebraica, fu nobilitata dal Re Vittorio Emanuele II nel 1864, mediante concessione a Davide Leonino di Sabino il titolo di Barone trasmissibile per primogenitura maschile, rinnovato al di lui figlio, Giuseppe, nel 1876. ritorno al testo

9) Si tratta dell'antico cimitero, situato in attiguità alla Chiesa parrocchiale, a nord; più tardi, per l'accresciuta popolazione e per motivi igienici, venne smantellato e trasferito nel sito attuale. ritorno al testo

Sommario del Bollettino n. 4

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