Corrado Camandone
I "SOUNETT MOUNFRINN" DI CESARE VINCOBRIO
Il nostro Collaboratore presenta una bellissima e pressoché dimenticata raccolta di poesie in dialetto monferrino scritta da un personaggio che solo per diletto faceva il poeta.
Cesare Vincobrio era lo pseudonimo -meglio, l'anagramma- di Severino Braccio, avvocato e uomo politico casalese, vissuto tra la seconda metà del secolo scorso e la prima metà dell'attuale. Propongo alcune notizie biografiche, tratte in parte dalle opere di Idro Grignolio "Personaggi casalesi", Edizione Il Monferrato (1979) e di Gabriele Serrafero "Anni Trenta", Edizioni Giovannacci (1969).Severino Braccio era nato a Casale nel 1863; laureatosi in Legge, fece pratica presso l'allora rinomatissimo avvocato Francesco Lanza, intraprendendo una brillante carriera di civilista. Tenne poi studio proprio in via Mameli, nella casa che già era appartenuta al letterato Stefano Guazzo; alla morte di Alberto Piccaroli assunse la direzione della rivista torinese "La Giurisprudenza".
Sostenitore in politica dei liberali di sinistra, partecipò nel 1902 alla campagna elettorale per il Comune di Casale, riuscendo eletto in una lista di giovani rinnovatori, l'Alleanza liberale. Eletto Sindaco il 19 settembre 1902, tenne la carica di primo cittadino fino al 4 gennaio 1909, 1) quando fu sostituito da esponenti dell'Associazione costituzionale, conservatrice. Negli anni che seguirono collaborò al giornale "Il Risveglio", pubblicando una vasta serie di "Profili cittadini" in versi caratterizzati da grande senso dell'ironia.
Appassionato di musica, fu tra i primi in Italia ad apprezzare senza pregiudizi le composizioni di Wagner; nel 1922 pubblicò a Ferrara il romanzo in versi "All'amica lontana".
Da un colloquio con l'amico e collega Agostino Della Sala Spada sull'importanza di scrivere in dialetto monferrino -colloquio al quale si accenna nel brano riportato più sotto- nacquero due belle ed importanti raccolte, i "Sounett mounfrinn" del 1925 e i "Quadrett e tipi mounfrinn" del 1926, pubblicati appunto sotto lo pseudonimo di Cesare Vincobrio.
Nel 1936 diede ancora alle stampe il romanzo "Voce di popolo", ambientato a Casale; morì il 18 febbraio 1937.a.a.

L'avvocato Severino Braccio, alias Cesare Vincobrio
Come un buon Italiano non può ignorare Dante e Manzoni, così un buon Monferrino non può ignorare gli scritti di Cesare Vincobrio, pseudonimo dell'avvocato casalese Severino Braccio, distinto civilista, scrittore e poeta.
Una delle sue opere più gustose e divertenti è certamente la raccolta di sonetti in dialetto monferrino, appunto "Sounett mounfrinn", pubblicata a Casale nel 1925 dalla Tipografia Cooperativa Bellatorre, Bosco & C.
La nostra rivista pensa di fare cosa gradita ai Lettori pubblicando, ogni tanto, alcuni dei sessanta sonetti, affiancati dalla traduzione in italiano, non solo per attingere alle nostre radici gli elementi migliori della nostra identità, ma anche perché l'opera è nata da un intelligente scambio d'idee tra due menti elette: l'avvocato Braccio e l'avvocato Della Sala Spada, mentre viaggiavano in treno proprio alla volta di Moncalvo.
L'incontro da cui è nata l'idea di dimostrare la ricchezza espressiva del dialetto monferrino è stato descritto dal Vincobrio stesso, nella premessa alla sua raccolta. E` già, da sola, una bella pagina di letteratura ed è la preparazione migliore alla lettura dei "Sounett mounfrinn". Ecco il testo integrale.Ricordo. Era una sera di ottobre - una di quelle limpide sere, quando la brezza leggiera trascorre le foglie tremule dei pioppi e lontano lontano nei vapori del vespro le colline si confondono in una infinita varietà di tinte, dal rosso cupo che riporta verso l'estate al grigio nebbioso che preannunzia l'inverno.....
Quella sera io viaggiavo verso Moncalvo ed era con me quel chiaro e colto letterato nostro che fu l'avvocato Della Sala Spada. Entrambi in silenzio. Entrambi assorti nella contemplazione ammirativa del paesaggio autunnale che fuggiva ai lati del treno in corsa, sotto il tramonto d'oro. Forse ancora più assorti nella visione nostalgica lontana della pace riposante nel fondo delle solitarie vallette, della poesia festante di luce e di colori per la distesa superba degli innumerevoli colli.....* * *
Alla stazione di Serralunga un gruppo di contadini sotto la pensilina discuteva chiassosamente. Il mio compagno di viaggio pareva stare in ascolto. Ad un tratto, come parlando di sé stesso, commentò:
- Sì, è un dialetto contadinesco. Ma è interessante. Molto più interessante di quanto a prima vista non sembri.
- Plus in recessu habet quam in fronte promittit 2) - feci io ricordando più per scherzo che per convinzione la vecchia sentenza di Quintiliano.
L'altro continuò:
- Sì: è un dialetto interessante - ricco di sortite caratteristiche che non hanno riscontro alcuno altrove - fiorito di paragoni di una naturalezza ed efficacia sorprendenti, di frasi incisive che è impossibile rendere nella nostra lingua - improntato sempre ad arguzia bonaria...
- Cosparso di attico sale - conchiusi io, sforzandomi di rimanere serio.* * *
Allora cominciò la litania degli esempi. Le citazioni si succedevano con tranquillità inesorabile. Il mio compagno di viaggio era un formidabile contraddittore. Io cercai scampo nel diritto romano:
- Si ricordi, avvocato del legibus non exemplis decidenda quaestio 3) .....
Ahimè! io non avevo per me che quella citazione sola. Invece l'altro ne aveva, Dante direbbe, a gran divizia. Non finivano più. Io cominciavo a sentirmi prima vinto che convinto. Il mio contraddittore se ne avvide ed assaporò il trionfo:
- Eppure - egli conchiuse fissandomi negli occhi - tutte queste bellissime cose, come tante altre del nostro Monferrato, passano inosservate fra l'indifferenza dei molti che non se ne accorgono e degli altri che non se ne curano!
Io sentii la stoccata e mi inchinai sorridendo. Poi, tra il rassegnato ed il disinvolto, domandai:
- Ma dunque dove Ella vuol giungere con tutto questo?
- Ad una conclusione molto semplice: questa: che è un vero peccato che il nostro dialetto non abbia ancora avuto, come tanti altri, il suo poeta. E` una lacuna che nessuna mai ha pensato a colmare.....
Io mi rifeci scettico:
- Il nostro è un dialetto troppo rude per diventare poetico.
L'altro scrollò sdegnosamente le spalle:
- La poesia dialettale, per essere pregevole, non occorre che sia nè coturnata nè aulica. Carlo Porta informi.
- Sta bene - insistetti io - ma il dialetto lombardo è piano, è rotondo. Il monferrino ha troppe parole tronche, troppi monosillabi aspri: il verso non ne uscirebbe armonioso.
- È una difficoltà, non è un impedimento. Si fanno nel nostro dialetto dei versi armoniosi come quelli del Tasso. Io potrei addurgliene qui non pochi esempi.
Era da capo la minaccia della litania. Ma non mi spaventai più. Battei invece le mani scattando con gioia:
- Alla buon ora! La lacuna è dunque colmata. Nessuno meglio di lei era da tanto.....
Un gesto di tristezza del mio interlocutore mi impedì di proseguire.
- No, no - mi disse con dolcezza - questo io non ho fatto ed oramai non farò più. Mi sento vecchio, stanco, malato. Sono un uomo finito.
La sua voce si spense nel fragore del treno che aveva ripresa la corsa.
Seguì un penoso silenzio. Egli non guardava più il paesaggio autunnale che fuggiva, ai lati del treno, sotto il tramonto d'oro. Teneva il capo chino sul petto, gli occhi rivolti verso l'interno crepuscolo.....
Io cercavo di distrarmi meditando sulle parole che avevo sentito poc'anzi e che cominciavano ad apparirmi persuasive.* * *
Agostino Della Sala Spada è morto pochi mesi dopo.
Ma la lacuna è rimasta.
Nè io penso certamente di averla, con questo mio libro, colmata. Tutt'altro. Ho voluto soltanto additare ad altri, più capace, la via. Ho voluto semplicemente segnalare - ai molti che non se ne accorgono ed agli altri che non se ne curano - del nostro Monferrato l'anima arguta e bonaria, i costumi semplici e schietti, le bellezze sane e serene....Ed ecco il primo dei "Sounett" composti da Vincobrio.
Sonetto I°
AngelusMa vardè cme ch'lè bel al nost Mounfrà
E cme 'd seira l'è pien ad pouesia
Quand j ultimi cansounn 4) ai pasou via
'nt l'oumbra ch'la mounta su dal found 'd la va:Quand, primma da pià sogn, ogni bourgà
La dà a j'atri 'l salut 'd l'Ave Maria
E 'ns i brich tut antour quasi 's diria
Che l'ultim sou l'è frem a countemplà:Quand poc a poc sa smorsa ogni fracas
E i fioeui ai sercou 'l pari ch'l'è tournà
E lu 'l serca 'l pu cit par piaslou 'n bras:
Tuti 'v salutou cme s'a fijssi 'd cà,
Tut al respira countentessa e pas:
Ma vardè cme ch'l'è bel al nost Mounfrà!
Versione in italiano:
Ma guardate com'è bello il nostro Monferrato
e come di sera è pieno di poesia
quando le ultime canzoni si dileguano
nell'ombra che sale su dal fondo della valle:quando, prima di prendere sonno, ogni borgata
dà alle altre il saluto dell'Ave Maria
e sui bricchi tutto intorno quasi si direbbe
che l'ultimo sole è fermo a contemplare:quando a poco a poco si spegne ogni fracasso
e i figli cercano il padre che è tornato
e lui cerca il più piccolo per prenderselo in braccio:tutti vi salutano come se foste di casa
tutto respira contentezza e pace:
ma guardate com'è bello il nostro Monferrato!Il poeta inizia il sonetto con un'e-sclamazione che trabocca dal suo cuore, pieno di entusiasmo per la bellezza materiale e spirituale della propria terra. Poi passa con tocchi sapienti a descrivere l'incanto della sera, fusione armonica di paesaggio, colori e suoni.
Le canzoni, prima di dileguarsi, hanno accompagnato il lavoro, pesante, ma non odiato, umile, ma affrontato con rassegnata saggezza. Il suono delle campane, l'Ave Maria, non è solo l'invito alla preghiera per gli abitanti di una borgata, ma è anche un saluto amichevole tra borgate vicine, radicate nella stessa terra e legate allo stesso destino. Poi, finite le ore della fatica nei campi, cominciano le ore dell'affetto, nel calore della famiglia: i figli corrono incontro al papà e lui prende in braccio il più piccolo che, nella sua fragile bellezza, è più fonte di energia che di preoccupazione.
Questa corrente di calda simpatia si dilata oltre i confini della famiglia: tutta la borgata è come una grande famiglia, in cui si vive bene, "tutto respira contentezza e pace".
Queste borgate ideali devono essere esistite: il poeta le ha descritte, non le ha inventate. Alla fine resta l'interrogativo che ci tocca nell'intimo: come mai è tanto difficile oggi creare comunità solidali, simili a quelle formatesi in tempi più duri? Possibile che la solidarietà possa nascere solo dalla povertà?
Non possiamo pensare il nostro Monferrato senza scorte di sentimenti e di valori anche per i secoli futuri.NOTE
1) Durante il suo sindacato accaddero eventi significativi per la vita di Casale e del Monferrato d'inizio secolo. Venne impiantata la linea telefonica Casale-Alessandria, si destinò il legato del cavalier Pavia alla costruzione del foro boario, venne riaperto il teatro municipale chiuso da tempo; frattanto una società di imprenditori genovesi aveva acquistato una vasta area in zona Ronzone per stabilirvi una manifattura di tegole piane secondo il brevetto tedesco "Eternit". Si concluse inoltre l'abbattimento delle porte e dei bastioni che racchiudevano la città; nel 1907 si tenne a Casale il X Congresso storico subalpino. ritorno al testo
2) "Ha molte più qualità nascoste di quante non ne dimostri a prima vista", sentenza dello scrittore latino Quintiliano (n.d.r.). ritorno al testo
3) "La causa si deve risolvere con le leggi, non con le analogie", massima del Diritto romano (n.d.r.). ritorno al testo
4) Come spiega lo stesso Autore, per distinguere i plurali dai singolari viene raddoppiata la consonante finale: così "sounet" è il sonetto, mentre "sounett" sono i sonetti; analogamente "cansoun" è la canzone e "cansounn" sono le canzoni. (n.d.r.). ritorno al testo
E-mail bibliotecamoncalvo@email.it