Da: Pagine Moncalvesi - Bollettino della Biblioteca Civica "Franco Montanari" di Moncalvo - Asti
Anno IV - n. 6 gennaio 1999


Alessandro Allemano
AGOSTINO DELLA SALA SPADA:
CENNI GENEALOGICI E BIOGRAFICI

Il 12 settembre 1998, alla presentazione del libro "Nel 2073! Sogni d’uno stravagante" il Presidente della Biblioteca civica di Moncalvo ha voluto svolgere una breve relazione sulla storia della famiglia dello scrittore, a dimostrarne la "moncalvesità", a dispetto di quanti lo considerano, sbrigativamente e per troppo comodo, "callianese".
Poiché questa relazione ha suscitato un certo interesse tra i presenti, fra i quali molti discendenti dell’avvocato Agostino Della Sala Spada, Alessandro Allemano ha ritenuto opportuno riproporla su queste pagine, con numerose aggiunte e correzioni rispetto al testo dell’intervento
.

Quella dei Sala Spada è un’antica famiglia monferrina.1)
Fu presunto capostipite del casato un certo Raimondetto, o Raimondello, Bava2) della Sala3) investitodi beni feudali in Guazzolo nel 1353.4) Figlio suo fu Guglielmo Bava "detto Bogerio della Sala", di Grazzano, che ricoprì la carica di Cancelliere marchionale sotto la dinastia Paleologa e venne investito di alcuni punti di feudalità in Castelletto Merli (1367)5) e Sala Monferrato (1369) da cui scende parte del cognome. Ricorderò come la famiglia dei "Bogerii" dovette essere particolarmente cospicua in Moncalvo, tanto che ancor oggi esiste una via, ripidissima e stretta fra le case, verso la piazza del mercato, che porta il nome di "Bòggeri". Quello stesso Guglielmo Bava nel 1393 acquistò sul Monte San Paolo, poi Banco di San Giorgio, 42 "luoghi" –specie di azioni del tempo– per il valore di oltre mezzo milione di lire calcolate alla fine dell’Ottocento.6) In una copia di "consignamentum" quattrocentesco conservato presso l’Archivio storico del Comune di Moncalvo si fa menzione di un "Bartollomeus de la Salla", possessore di beni "ad sanctum Guiliermum", evidentemente una regione del territorio moncalvese.7)
All’inizio del ‘500 Pietro Giorgio Bogeri della Sala fu segretario di Carlo V e da lui la famiglia assunse il solo predicato "della Sala", a significare la signoria sul feudo del piccolo paese monferrino. Con lui il casato si acquistò parte di giurisdizione su Rocchetta Palafea e Terruggia, oltre che il condominio su Serralunga e Crea; sul Sacro Monte la famiglia possedeva beni terrieri e nel 1591 il Priore di Crea, Padre Costantino Massino, acquistava da Giovanni Paolo e Giovanni Bartolomeo Della Sala, consignori di Serralunga, la torre del castello di Cardellona, sulla sommità del monte, con tre moggia e mezzo di bosco, per dar luogo alla costruzione delle cappelle. In cambio essi avrebbero riottenuta una pezza di terra vignata sulle fini di Mombello, già venduta al precedente Priore. L’anno successivo i due fratelli Della Sala con la loro cognata Mineta, vedova di Marco Antonio e tutrice dei figli Giovanni Ambrogio, Bonifacio e Marco Antonio, ottennero il benestare alla permuta da parte dell’autorità civile, rappresentata dal principe Ferdinando Gonzaga.8)
Il nome dei Della Sala è legato al Sacro Monte anche per la presenza di don Giovanni Della Sala, che sarebbe stato Priore di Crea, primo dei Canonici Lateranensi, a partire dal 1482: così riferisce infatti il padre Corrado.9) A questo proposito però i padri Maccono e Burroni non concordano con il confratello e propendono per eliminare il Della Sala dalla serie dei Priori di Crea, non essendo la sua presenza corroborata da documentazione certa.10)
Un altro esponente del casato fu Vescovo di Como, sepolto nel duomo di quella città, mentre è assai dubbio che appartenesse allo stesso casato quel Galdino Della Sala che tenne la Cattedra ambrosiana come arcivescovo di Milano e cardinale dal 1156 al 1176, poi canonizzato.
La difficoltà nella ricostruzione della storia di questa famiglia è accresciuta dal fatto che diversi furono i lignaggi omonimi. L’araldista e genealogista Giovanni Battista Di Crollalanza11) cita ben tre famiglie De Sala o Della Sala (oltre a varie famiglie Sala): una milanese, alla quale sarebbe appartenuto il cardinale, e due piemontesi, una di Mombello,12) l’altra di Moncalvo, che è appunto quella di cui si tratta.13)
Dall’imperatore Carlo V Pietro Giorgio ottenne per sè e per il fratello Bonifacio l’ampliamento dell’arma araldica, con l’inserimento, tra l’altro, del cosiddetto "capo dell’impero" –d’oro all’aquila di nero– in segno dei particolari meriti acquisitisi da questo funzionario, nonchè il titolo di Conte palatino. Fratello di Pietro Giorgio fu Giorgio, il cui figlio Bartolomeo ebbe ufficio e titolo di "Cameriere e Consigliere" presso il Marchese Gonzaga; il pronipote Enrico fu invece "Generale delle Caccie" in Monferrato e luogotenente Governatore di Moncalvo...
In questo periodo tra il ‘600 e i primi del ‘700 la famiglia abitava abbastanza stabilmente in Moncalvo, in un palazzo situato sulla cosiddetta "piazzetta", l’attuale Piazza Vittorio Emanuele II, poco lontano dalla Chiesa di San Francesco. Nella stessa Chiesa la famiglia possedeva un altare, quello detto "dell’Assunta", il sesto nella navata di sinistra procedendo dall’altar maggiore, sovrastato da una tela opera probabile del pittore moncalvese Beccari.14) Nell’antico San Francesco si trovava poi la tomba gentilizia della famiglia, nella quale trovarono sepoltura i Della Sala fino alla fine del secolo XVIII.
La "Descrittione delle anime in Moncalvo" redatta nel 1719 dal Prevosto riporta la famiglia del "Tenente Governatore" Enrico Sala composta dalla moglie Vittoria, dai quattro figli Guglielmo, Giovanni Emilio, Giacinta Maria e Pietro Giorgio, oltre a due domestici, segno della rilevanza sociale del casato.
Nel 1740 Gian Emilio Della Sala, governatore di Moncalvo, assunse per disposizione testamentaria il cognome Spada dello zio, Vittorio Lorenzo, da Calliano: d’ora in poi il casato completo sarebbe stato Della Sala Spada, essendosi già da tempo perso la denominazione originaria di Bava Bogeri. Verso la metà degli anni ‘50 del secolo, Gian Emilio chiese, avendo però parere sfavorevole, il riconoscimento del titolo di Conte di Guazzolo e Sala per sé e per i propri discendenti maschi primogeniti.
Nel 1765 compare nella relazione del parroco don Giuseppe Antonio Milani al Vescovo di Casale un sacerdote del casato Della Sala residente in Moncalvo: don Giovanni Bartolomeo, quarantaquattrenne, "senza impiego",15) mentre un non meglio precisato "prevosto Della Sala", pure moncalvese, apparteneva alla Collegiata di Casale e risiedeva quindi in quella città.
Sempre in Casale era attivo nel secolo XVIII il causidico Cesare Felice, che si fece scolpire lo stemma gentilizio su un banco della Chiesa di San Pietro.
In Moncalvo da Gian Emilio, sposatosi con Maria Teresa Camera, di Alessandria, nacquero Raimondo ed Enrico (nel 1745): di Raimondo, che morì nel 1813 senza prole, si ricorda un cospicuo lascito –6000 lire del tempo da convertire in una rendita di "lire 300 annue, per due doti da lire 100 caduna a due povere figlie da estrarsi a sorte nel giorno di San Marco"16) in favore dell’Ospedale di San Marco. A tal riguardo ricordo che esiste un dipinto, già conservato nella Chiesa dell’ospedale moncalvese, che raffigura questo benefattore. Enrico Della Sala Spada ebbe invece discendenza per matrimonio avvenuto nel 1814 a Villadeati con Teresa Giunipero di Corteranzo.17) Loro primogenito fu Emilio (1815–1898), che ricoprì le cariche di Sindaco di Calliano, consigliere comunale di Penango e consigliere provinciale per il Mandamento di Tonco nei primi anni ‘60.
Dai primi anni dell’800 il ramo della famiglia che faceva capo ad Enrico si era frattanto stabilita per divisione ereditaria a Calliano, dove si trovavano ingenti possedimenti terrieri ed un palazzo gentilizio, poi venduto alla famiglia Viale.
Ecco dunque il motivo per cui i figli di Enrico e lo stesso Agostino nacquero nel paese di Calliano, sebbene rimanessero sempre assai legati a Moncalvo. Quando venne a morte, Enrico Della Sala Spada fu sepolto nella chiesa parrocchiale di Guazzolo, l’antico feudo di famiglia.
Altro figlio di Enrico fu Cesare, nato nel 1819, benestante, che fu Capitano della Guardia Nazionale e tenne residenza in Cioccaro, frazione del vicino Comune di Penango.18) Sposò, contrariamente alle abitudini aristocratiche, una semplice figlia di contadini, Giacinta Lorella, di Calliano. Da lei ebbe nel 1841 il figlio Enrico, morto in età avanzata a Calliano nel 1929, sepolto nella tomba di famiglia in quel camposanto.19) Nel 1842 la giovane sposa, pochi giorni dopo aver dato alla luce il secondogenito Giuseppe Eugenio, dovette soccombere ad una infezione puerperale, morendo a soli 22 anni.
Nel territorio di Penango la famiglia, nella persona del già citato Raimondo, si era acquistata nel 1810 un appezzamento in regione Pizzo Bolla di Cioccaro; nel 1822 il fratello Enrico comperò una notevole quantità di terreni a Bolla Spinetto, oltre ad una cascina in Piane.
All’atto della divisione dei due fratelli, a Cesare spettò quest’ultimo stabile, con una buona parte di terreno coltivo.20)
Agostino vide la luce il 1° maggio 1842, primogenito di Emilio e di Caterina Biglione di Viarigi;21) suoi fratelli furono, tra gli altri, Cesare22) e Paolo23), la cui discendenza è tuttora fiorente.
Compì studi classici privati, com’era allora usanza delle famiglie gentilizie, sotto la guida del dotto latinista Contardo Vecchi; passò quindi a Casale nel Collegio dei Padri Somaschi, poi ad Asti. Frequentò l’Università di Torino, laureandosi in Legge a Genova sotto la direzione dell’economista Gerolamo Boccardo.
Il primo impiego lo ebbe a Torino, dove tenne la carica di Bibliotecario alla Corte d’Appello: nonostante le pressioni su di lui esercitate perché entrasse in magistratura, Agostino se ne venne a Moncalvo, patria degli avi suoi, e vi aprì studio d’avvocato, in piazza del Mercato, l’attuale piazza Garibaldi. La sua abitazione privata fu dapprima sulla stessa piazza, poi al numero 1 di via dell’Asilo, nella casa Alessio, a poca distanza dal Palazzo civico di Moncalvo.24) Nel 1880 aveva anche comperato da un certo Gaspare Montiglio una casa con terreno in regione San Bernardino, che dieci anni più tardi venderà alla seconda moglie, Erminia.25) Nonostante la felicissima attività di legale con uno studio a Casale ed uno a Moncalvo, egli curò in modo particolare la letteratura e partecipò al dibattito politico e culturale del tempo con una serie di periodici, alcuni dei quali da lui stesso fondati: "La Staffetta", "Lo Staffile monferrino", "Il Grido dei rurali" che sono ormai una vera rarità, a malapena conservati nelle biblioteche.
Collaborò anche ai più famosi e diffusi "Il Monferrato" (del quale condivise lo spirito fin dalla data della sua fondazione, nel 1871) e "L’Avvenire" di Casale, "Il Momento" di Torino, "La Perseveranza" di Milano.
A Moncalvo diresse anche "La Staffetta", un giornale stampato da Giuseppe Sacerdote, tipografo israelita che di Della Sala Spada fu intelligente e caro amico.26)
Sedette per svariati anni in Consiglio comunale a Moncalvo, esponente del liberalismo conservatore, riuscendo sempre efficace nei suoi interventi istituzionali; fu Direttore delle locali scuole secondarie.
Membro della Società Operaia di Mutuo Soccorso,27) Vicepresidente nel 1874, veniva interpellato quando tra i soci sorgevano questioni difficili da dirimere. Quando venne a morte l’illustre concittadino Gabriele Capello egli propugnò con calore di destinare un cospicuo lascito in denaro di lui per lo stabilimento di una scuola complementare, che in seguito sarebbe stata istituita dal Comune. A tal fine si adoperò perché la Cassa Capello fosse riconosciuta legalmente dal Governo. Sempre nell’ambito della Società Operaia, nel giugno 1868 vi lesse una sua poesia dal titolo "Siamo operai", che tanto piacque da ottenere la pubblicazione. Forbito ed efficace oratore, di lui si ricorda, tra le tante, una conferenza tenuta alla buona società casalese sul tema del cibo presso gli antichi. Nel 1870 venne incaricato di stilare il regolamento per la Biblioteca popolare circolante, mentre nel 1878, in occasione delle cerimonie tenutesi in Moncalvo per la morte di re Vittorio Emanuele II, l’avvocato Spada, come veniva comunemente chiamato dai concittadini, tenne un discorso a nome delle scolaresche.
Ancora nel 1909, già anziano, tenne una applaudita rievocazione delle battaglie risorgimentali del 1859.
Non dirò qui della vastissima produzione letteraria di Agostino Della Sala Spada: dagli studi sul folklore locale ai bozzetti di paesaggio monferrino, dai romanzi storici di ambientazione classica alle memorie autobiografiche, passando per la commedia in dialetto piemontese, tante sono le opere che poco si leggono di questo geniale figlio della terra di Monferrato che meriterebbero una maggiore divulgazione presso il più vasto pubblico dei lettori.
Termino ricordando che Agostino Della Sala Spada morì d’infarto il 18 settembre 1913 a Moncalvo, vedovo in prime nozze della callianese Luigia Gandolfo ed in seconde della nobile Erminia Morteo:28) venne sepolto nella tomba di famiglia dell’amicissimo suo, il commendatore Gustavo Manacorda.29)
Seppure egli non fosse stato in gioventù troppo rigoroso in fatto di pratica religiosa, tuttavia una lunga e dolorosa malattia e la familiarità con il piissimo padre Eligio da Cuorgnè,30) frate Minore Osservante occupato presso l’Ospedale di San Marco lo condussero alla piena "conversione". Appartenne come confratello alla potente Compagnia del Santissimo Sacramento, eretta nella Chiesa di San Francesco.
Sulla sua tomba, molto semplice, si legge l’epigrafe: "Poeta, romanziere e commediografo / in libri di pensosa bellezza / ritrasse la vita operosa / dei figli della sua terra / rievocò, primo, i fastigi di Roma / dei tempi di Cesare".

Note

1) Traggo molte informazioni –con qualche emendabile errore– dal saggio di Edoardo Della Sala Spada, figlio di Agostino, "Notizie sulla vita e sulle opere di Agostino Della Sala Spada", pubblicato in "Agostino Della Sala Spada 1842–1913 nella ricorrenza del 1° Centenario della sua nascita", a cura della Sezione di Alessandria della R. Deputazione Subalpina di Storia Patria nel 1942. ritorno al testo

2) Il semplice cognome Bava era ancora piuttosto diffuso all’inizio del secolo soprattutto in quel di Casorzo, oltre che a Grazzano. Il casato Bava Beccaris originò invece in Fossano e fu tra i sette che contribuirono alla fondazione della città; non sembra comunque avere alcuna attinenza con la famiglia che qui si sta studiando. ritorno al testo

3) SPRETI (a cura) "Enciclopedia storico–nobiliare italiana", ed. anastatica Forni (1981) dell’originale 1932–1938; vol. VI, ad vocem. ritorno al testo

4) MANNO "Dizionario feudale degli antichi Stati continentali della Monarchia di Savoia", ed. anastatica Forni (1979) dell’originale 1895. ritorno al testo

5) L’ultima disposizione regia in materia di investiture feudali alla famiglia Della Sala risale al 1748, allorché venne confermato consignore di Castelletto Merli il vassallo Pier Maria Della Sala, di Michelangelo, pronipote ed erede universale di Giambattista, di Pietro Maria. ritorno al testo

6) La lunga e complessa storia del Banco di San Giorgio è narrata in NICCOLINI "A zonzo per il Circondario di Casale Monferrato", Loescher, Roma; 1877 (pag. 243 e seguenti, laddove si parla di Calliano) ritorno al testo

7) Riportato anche in MINOGLIO "Moncalvo. Brevi cenni storici", Bocca, Torino; 1877 (pag. 83). ritorno al testo

8) MACCONO – BURRONI "Questioni storiche e documentazioni relative al Santuario di Crea", estratto dalla "Rivista di Storia, Arte ed Archeologia per la Provincia di Alessandria", 1927–1928 (pag. 67 e seguenti) ritorno al testo

9) CORRADO "Notizie storiche del Santuario di N. S. di Crea", Tipografia Pane, Casale Monferrato; 1889 (pag. 258). ritorno al testo

10) MACCONO – BURRONI op. cit. alle pagine 167 e 168. Lo stesso padre Maccono però in un’altra opera ("Storia del Santuario di Crea", 5ª edizione, Tip. Operaia Artigiana, Casale Monferrato; 1981, a pag. 104) cita un don Gerolamo Della Sala, Priore dal 1483 al 1486. ritorno al testo

11) DI CROLLALANZA "Dizionario storico–blasonico delle famiglie nobili e notabili italiane estinte e fiorenti", ristampa Forni. ritorno al testo

12) Dalla descrizione dello stemma riportata sul libro direi che questo casato non è altro che quello dei Signori della Sala. ritorno al testo

13) Il "Grande dizionario illustrato dei Santi" compilato dai monaci dell’Abbazia di Sant’Agostino di Ramsgate ed edito da Piemme (Casale Monferrato) nel 1990 riporta questo cardinale santo come appartenente non già ai Della Sala, bensì ai Della Scala, milanesi. Oppositore del Barbarossa, si adoperò moltissimo per la ricostruzione della città distrutta dall’imperatore; morì durante una predica e venne sepolto in Duomo. L’Enciclopedia Cattolica, a sua volta, fa discendere questo personaggio da una non meglio identificata famiglia Valvarsi della Sala e lo dice Arcivescovo per soli dieci anni, dal 1166 al 1176. ritorno al testo

14) Questa era la posizione dell’altare intorno al 1830, qual è riportata dal canonico Deconti; successivamente gli altari laterali vennero quasi tutti asportati durante una serie di restauri che durarono fino al 1944. Oggi perciò si vede il sito dell’antico altare della famiglia Della Sala, ma la pittura che figura nell’icona è ancora quell’antica Assunta, ritenuta dai più una buona copia del fiammingo Van Dyck dipinta dai locali Beccari o Sacchi. Alla fine dell’Ottocento l’altare era passata al giuspatronato della famiglia Malaterra, con la quale i Della Sala Spada erano in piuttosto strette relazioni. ritorno al testo

15) Don Giovanni Bartolomeo era nato nel 1720 da quell’Enrico che fu luogotenente governatore di Moncalvo, e da Anna Vittoria Scati, appartenente ad una nobile ed antica famiglia di Acqui.erano in piuttosto strette relazioni. ritorno al testo

16) LUPANO "Moncalvo sacra. Notizie edite ed inedite", Moncalvo, Tip. Sacerdote; 1899.erano in piuttosto strette relazioni. ritorno al testo

17) Lignaggio antico, di cui tuttavia non si conoscono bene le origini; partecipò da tempo assai remoto alla giurisdizione di Corteranzo. ritorno al testo

18) Documentazione conservata presso l’Archivio storico del Comune di Penango; documenti anagrafici e catastali. ritorno al testo

19) Aveva sposato Rosa Depanis, nata a Portacomaro nel 1854 e morta a Calliano nel 1940. ritorno al testo

20) Tali partite furono vendute nel 1867 a Pietro Camossi e a certi Coggiola e Gabbiano. Cesare si trasferì a Calliano, dove condusse una vita assai modesta, venendo anche iscritto, a sua istanza, nell’elenco dei poveri di quel Comune. ritorno al testo

21) Famiglia antica, originaria di Mondovì, di parte guelfa. Ebbero varie signorie feudali: Aramengo, Buttigliera, Terranova ed infine Viarigi, di cui Giacomo Giacinto Baldassarre fu investito nel 1772. Caterina sposò il Della Sala Spada il 17 giugno 1839 e venne a morte il 23 aprile 1883. ritorno al testo

22) Cesare, nato a Calliano nel 1852, fu apprezzato pittore. Il "Calendario del Regno 1888" lo annovera tra i professori incaricati del Regio Museo Industriale di Torino per il disegno a mano libera e docente di Disegno d’ornato all’Istituto Tecnico "Sommelier". Presentò pure un progetto per la decorazione dell’arco che venne eretto in Moncalvo a ricordo dell’abbattuto castello. Si ammogliò a Torino nel 1910 con Caterina Costa. ritorno al testo

23) Paolo, nato nel 1857, laureato anch’egli in Legge, intraprese la carriera giudiziaria. Nel 1888 figurava Pretore di Frosolone, presso Isernia; sposatosi a Napoli nel 1889 con Maria Cristina Zurcher, ebbe due figli, Gennaro ed Emilia. ritorno al testo

24) In questa casa continuò a vivere fino alla morte anche la sorella nubile di Agostino, Giuseppina (1844–1922). ritorno al testo

25) Si tratterebbe, secondo Aldo di Ricaldone ("Monferrato tra Po e Tanaro", vol. I, pag. 814), della villa denominata "Il Greppo", poi venduta al Conte Guglielmo Grillo, padre del Conte Carlo, che contribuì con la sua personalità tanto eclettica e bizzarra, a renderla famosa attraverso il racconto di Cesare Pavese "Il diavolo sulle colline". Sulla figura del Conte Grillo si veda l’articolo di Dionigi Roggero su "Pagine Moncalvesi" n. 3, luglio 1997. ritorno al testo

26) Il Sacerdote teneva la propria bottega "su dalla Fracia", l’attuale via XX Settembre; negli anni ‘20 di questo secolo l’attività fu ceduta a Carlo Bono. ritorno al testo

27) L’appartenenza di Agostino Della Sala Spada alla Società degli Operai è studiata nella tesi di laurea di Livia Novelli "La fatica e il riposo: operai e mutuo soccorso a Moncalvo nella seconda metà dell’Ottocento", discussa presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Torino nell’anno accademico 1996/’97. Vi sono citati interessanti documenti conservati presso l’Archivio storico del Comune di Moncalvo. ritorno al testo

28) Appartenente ad una antica famiglia probabilmente oriunda genovese ("de Multedo"); gli ultimi discendenti (settecenteschi) provenivano da Alassio. Il cavalier Giovanni Battista, secondogenito del conte Luca Bartolomeo Nicolò, fu padre di donna Erminia (1853–1922), moglie di Agostino Della Sala Spada. Emanuele, cugino di Erminia, sposò la nobildonna Rosetta Amedeo dei conti di Lamporo. Ricorderò pure che donna Erminia era parente, per parte materna, di Agostino, essendole madre Giuseppina Biglione di Viarigi, dello stesso casato della madre del marito. ritorno al testo

29) Il commendator Manacorda, esponente di una delle famiglie più cospicue della borghesia moncalvese, fu Deputato per il collegio di Moncalvo al Consiglio provinciale di Alessandria dal 1885 al 1920. Morì nel 1921. Aveva sposato Ernestina Testa Fochi. ritorno al testo

30) Questo religioso, di cognome Savio, è citato anche in BURRONI "Antichi conventi francescani in Moncalvo. Notizie storiche", pubblicato dalla R. Deputazione Subalpina di Storia Patria, sezione di Alessandria, nel 1941 (pag. 53). ritorno al testo

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