"NOUVEMBAR" DI CESARE VINCOBRIO
COMMENTATO DA CORRADO CAMANDONE
Il nostro Collaboratore ci propone per questo numero invernale del Bollettino un sonetto in tema con la stagione.
Ricordiamo che la poesia di Cesare Vincobrio è stata riproposta la sera del 10 settembre 1998 a cura del Circolo parrocchiale "Luigia Bersano" di Santa Maria di Moncalvo, abbinata alla visione delle stupende tempere di Mario Pavese; inoltre, nel mese di ottobre il Presidente della biblioteca, Allemano, ne ha parlato ad una conviviale del Lions Club "Moncalvo Aleramica", leggendo una scelta dei più significativi "Sounett mounfrinn".
Infine il pomeriggio del 12 dicembre, durante la presentazione del volume "Monferrato Ieri", Elio Botto ha declamato "Angelus" (già proposta su queste "Pagine"), e "Dou campanni".
NOUVEMBAR Ai Santt i grann samnà e i frutt a ca
Lè l prouverbi d linver chal coumparis:
Ad foeura, fioeui, a j è pu nen da fa:
Sjej lassà ndrè quaicos devi d lardris.
Va l bric dan Crea cme chlè ncapussà
J è gnanca pu dal sou là n Paradis:
La brinna la sbarlus là n found d la va,
La campagna sandrom soutta l ciel gris.....
Ant al giardin sfiourì, par i sentè
Pienn d fanga e d foeuij morti ai resta ncou
Livid e soul quaich group ad crisantè:
Ma l pianti neiri ai tendou i ramm spoujà,
Quasi cme brass, par invoucà n po d sou....
Ai Santt i grann samnà e i frutt a ca.NOVEMBRE Ai Santi i grani seminati e i frutti a casa
È il proverbio dellinverno che compare:
Fuori, ragazzi, non cè più niente da fare:
Se avete lasciato indietro qualcosa, sbrigatevi.
Guarda il bricco di Crea comè incappucciato
Non cè più neanche un po di sole là in Paradiso:
La brina luccica là in fondo alla valle,
La campagna saddormenta sotto il cielo grigio....
Nel giardino sfiorito, nei sentieri
Pieni di fango e di foglie morte resta ancora
Livido e solo qualche ceppo di crisantemi:
Ma le piante nere tendono i rami spogli,
Quasi come braccia, per invocare un po di sole......
Ai Santi i grani seminati e i frutti a casa.Il proverbio che apre il sonetto si presenta come una norma indiscutibile: serio come un comandamento scolpito sulle tavole della legge mosaica, accettato come frutto della tradizione, fondata sullesperienza delle generazioni passate.
Cè lesortazione a rispettare la tradizione, a vincere il disordine e la pigrizia:"devi d lardris".
Cè la descrizione di uno scenario che ritorna ogni anno, come se ogni anno fosse solo un grande respiro della terra, che inizia ogni primavera e si esaurisce ogni autunno. Poi cè la pausa dellinverno, prima di iniziare un nuovo grande respiro. E ciò da millenni.
Uno sguardo a Crea e uno al fondovalle funzionano da barometri e termometri. Le piante sono fotografie degli uomini che tendono idealmente le braccia verso il cielo, dove compare il sole, fonte della vita.
Il sonetto riflette un mondo legato a un ritmo immutabile, dove il Governo, qualcosa di molto lontano, arrivava soltanto sotto forma di imposte o di chiamata al servizio militare.
Quanto siamo lontani da quel mondo! Il commercio del grano, del vino, del riso, e di ogni altro prodotto dellagricoltura ora è a livello mondiale.
Abbiamo frutti di ogni tipo in ogni stagione dellanno. Lisolamento è vinto dai mezzi di trasporto e di comunicazione. ma per questa grande trasformazione la società contadina ha pagato un duro prezzo.
Però non siamo ancora riusciti a cambiare il ritmo della natura. Linverno, soprattutto in campagna, con le sue giornate corte e la sua trapunta bianca, suggerisce ancora qualche momento di riposo, di lettura, di riflessione sul senso della vita, di progetti nuovi adeguati alle nuove realtà sociali.
E forse non manca del tutto di saggezza chi riflette un momento prima di sostituire i proverbi della tradizione con quelli "moderni", perché in questi, sovente, cè più fumo che arrosto.
Se è vero che ogni progresso è un cambiamento, ma non è detto che ogni cambiamento sia un progresso.
Autunno: il seminatore conclude l'annata agraria (g.c. Mario Pavese)Sommario di Pagine Moncalvesi n. 6
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