Alessandro Allemano
"CADUTI SUL CAMPO DEL LAVORO"
La sciagura della "Rota" (9 luglio
1953)
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Sono passati esattamente 45 anni da uno dei giorni più
tristi per Moncalvo, quando in un incidente sul lavoro
persero la vita sette operai e altri tre rimasero feriti in
modo grave.
Ritengo giusto proporre una particolareggiata cronaca
di quellepisodio, basata su documentazione in parte
inedita o poco conosciuta, perché anche questo sacrificio
direi una "tragedia annunciata" non
resti inutile e destinato alloblio.
Negli anni in cui si cercava di risanare le ferite
della guerra, quando le certezze della tradizione e dei
metodi antichi venivano messe in discussione
dallincipiente meccanizzazione, anche e soprattutto in
agricoltura, in quegli anni ben tragico fu il tributo da
pagarsi al progresso: i morti di Moncalvo non sono che
lepisodio più clamoroso di una situazione
generalizzata di scarsa se non inesistente sicurezza, di
ansia di far presto per poter produrre e quindi
guadagnare di più, di asservimento degli uomini alla
laica divinità della Tecnica.1)
Sia questo articolo un modesto contributo alla
conoscenza di un episodio che la memoria collettiva dei
Moncalvesi ha forse tentato di rimuovere, ma che è giusto
far rivivere nel rispetto di chi vi è morto o rimasto orfano
o vedova.
l 9 luglio 1953 è un giovedì, giorno per Moncalvo
tradizionalmente dedicato al mercato. Si è in piena estate,
ma il clima da quasi un mese si mantiene piovoso, assai poco
concorde con i doveri del calendario. Si stanno vivendo gli anni difficili del dopoguerra e
seppure a rilento, tra mille indecisioni e preoccupazioni,
lagricoltura lentamente cede il passo
allindustrializzazione.
In giugno si sono tenute le elezioni per comporre la II
Legislatura2)
e nel Paese inizia un periodo di
instabilità politica che durerà per più anni: Luigi
Einaudi, Capo dello Stato, il 3 luglio ha affidato ad Alcide
De Gasperi lincarico di formare il nuovo governo,
lottavo per lo statista trentino. Questo gabinetto,
costituito il 16 luglio, non avendo ottenuto la fiducia del
Parlamento, si dimetterà dopo soli 12 giorni:
lincarico sarà poi affidato, infruttuosamente, al
segretario democristiano Attilio Piccioni e quindi al
biellese Giuseppe Pella, che diverrà Presidente del
Consiglio nel mese di agosto, rimanendo in carica fino al
gennaio dellanno successivo. Sul piano internazionale il nostro Paese è in questo
momento direttamente coinvolto in un aspro contrasto con la
Yugoslavia per il controllo della cosiddetta "zona
A", comprendente il territorio di Trieste. In Corea
viene firmato larmistizio che, dividendo la penisola in
due stati, pone termine ad una guerra disastrosissima, mentre
per i dirigenti politici dellUnione Sovietica si
susseguono incalzanti ed inesorabili le "purghe",
dopo la morte di Stalin. In ambito locale, la cronaca ha fatto registrare nel mese
di giugno un tragico episodio, drammaticamente anticipatore
di quanto sarebbe avvenuto a Moncalvo: durante la costruzione
di un condominio ("grattacielo" lo definiscono i
giornalisti: era in effetti alto ben 12 piani) in corso Dante
ad Asti un cavo ha ceduto, provocando la morte di tre operai
ed il ferimento di un quarto. Anche a Moncalvo sono sorte alcune piccole fabbriche che
nei tempi tristi del primissimo dopoguerra hanno contribuito
a sollevare le sorti di tante famiglie del paese e dei comuni
vicini. Alla "Trasformazioni Tessili" dei fratelli
Piacenza sono impiegate esclusivamente donne che si dedicano
alla confezione di camicie, mentre la manodopera maschile
viene assorbita dalla "Rota", fabbrica di aratri e
macchine agricole sorta lungo quello che ancora si chiama
corso Umberto I e che diverrà poi corso XXV Aprile, restando
però sempre per i moncalvesi la "lea". Le fortune di questa piccola industria sono cresciute in
fretta, legate anche alla figura del padrone, Paolo Rota, che
tra il 1945 e il 1946 ha anche ricoperto la carica di Sindaco
e alle elezioni politiche del 7 giugno 1953 si è portato
candidato per la Camera, senza successo. Rilevata nel 1942 la
fallita ditta Luigi Salatino "detto Camilino", dai
soci Manfredi e Rota come "stabilimento costruzione
aratri, seminatrici e macchine agricole in genere",
allinizio degli anni 50 la "Rota"
occupava oltre 40 operai e la vecchia sede stava rivelandosi
inadeguata alle crescenti richieste del mercato
agromeccanico.3)
Paolo Rota e il figlio Luigi hanno allora acquistato un
terreno in regione Vairo in Collina, lungo la strada che
conduce alla stazione, con lintenzione di far costruire
tre nuovi capannoni. I lavori sono appaltati nel febbraio 1953 allimpresa
Romolo Pomponio, con sede a Torino in corso Peschiera, che ha
affidato il progetto allingegner Ludovico Parziale,
lasciando a sovrintendere ai lavori il geometra Vittorio
Tealdi, mentre lamministrazione e lorganizzazione
del cantiere sono di competenza di Liberale Gamba, un veneto
di Belluno4)
anchegli residente a Torino: la
struttura del complesso è stata dal Parziale progettata ed
eseguita in cemento armato. Per la costruzione dei capannoni limpresa Pomponio
ha ricercato gli operai tra muratori e manovali del luogo,
circa una ventina, quasi tutti moncalvesi. Allinizio di luglio i lavori sono a buon punto e si
era già preso accordo con il collaudatore, lingegner
Agostino Garavano, generale a riposo, per eseguire verso la
metà del mese le prime prove di carico al solaio che ricopre
il progettato garage.
Quel giovedì 9 luglio nel pomeriggio era scoppiato un
temporale e gli operai che lavoravano allaperto erano
stati opportunamente richiamati al riparo allinterno
del grande capannone.5)
Tra le 18,20 e le 18,30 quando peraltro i lavori
sarebbero già dovuti essere sospesi per riprendere
lindomani mattina in una manciata di minuti,
direi di secondi, si verifica la più grave sciagura sul
lavoro che la storia di Moncalvo ricordi: il capannone che
ricovera 22 operai crolla allimprovviso lasciando
dietro di sé un nugolo di polvere.
Dal racconto dei giornali6)
"La Stampa" del 10 luglio riporta con grande
rilievo laccaduto.
"A tarda notte a Moncalvo nessuno sa ancora rendersi
conto di come sia successa la più spaventosa disgrazia che
qui memoria duomo ricordi. Eppure molti hanno
assistito. Ecco lagricoltore Luigi Riva7)
che abita in una casetta di fronte al
cantiere: «Stavo guardando il cielo perché era cominciata a
cadere la pioggia e guardavo davanti a me i tre grandi
capannoni che limpresa Pomponio di Torino ha quasi
finito di costruire per la fabbrica di aratri Rota. Un rombo,
un capannone di 64 metri per 14 si affloscia al suolo; un
secondo, forse due, e una nuvola di polvere che sale per
metri e metri e che copre tutto; ed io e gli altri inchiodati
che non riusciamo a muoverci».
Solo quando lui ed altri si muovono e si avvicinano si ha
la sensazione esatta della catastrofe. Ai margini dei
nuvoloni di fumo, accanto ai primi rottami di mattoni, dei
corpi. Uno, due, tre: svenuti, sanguinanti, vivi. Ma gli
altri? Dove sono i quindici, venti che dovevano essere lì
sul tetto a mettere le ultime tegole o dentro il capannone a
preparare il materiale? La gente accorre: i compagni di
lavoro dalle altre parti del cantiere, i contadini dai
dintorni, tutti gli uomini validi di Moncalvo. Tanta gente,
sì; ma davanti ad essa una montagna di detriti, di fili
dacciaio contorti, di briciole rosse di tegole. Dove
saranno, dove saranno?

I vigili del fuoco all'opera per
recuperare le vittime del crollo
Si scava con i picchi, le vanghe, le mani insanguinate.
Ecco quasi subito un corpo. «È Bosia»,8)
grida qualcuno. Mario Bosia, 44 anni, di
Moncalvo: è morto. Un altro corpo. Galletto, Giuseppe
Galletto, di 58 anni, di Moncalvo: è morto. E morto è il
cinquantenne Angelo Balbo. I corpi si allineano informi ai
margini del cortile. Morto Stefano Porta, di Moncalvo, che ha
due figli; morto Luigi Garrone, che ha due bambini. Vive
ancora Luigi Gasperi di Ozzano, ma anche la sua bimba
perderà il papà mezzora dopo allospedale. Le ore passano. Il numero dei soccorritori, la loro
disperazione aumenta. È arrivata lautorità. Il
Sindaco Martinetti, carabinieri, vigili del fuoco con una gru
che strappa, scava, spiana, alla ricerca di non si sa chi.
Gli operai si sono contati: qualcuno manca, ma cè
anche chi davanti allorrendo spettacolo dei morti e
delle rovine è fuggito via. Ci sarà ancora qualcuno sotto?
Il lavoro prosegue sempre più frenetico. È notte ormai: si
lotta contro lammasso informe della luce e dei
riflettori. Manca ancora un operaio: Giuseppe Castellano,
detto «Moretto», anchegli di Moncalvo, anchegli
con una bimba. Sono le 22,30 quando anche i suoi resti
affiorano tra un blocco e laltro di cemento. La tragica
serie è finita. Il sostituto procuratore di Casale, dott. Selicorni, fa
sfollare la gente dal luogo del disastro. Restano a
piantonarlo polizia e carabinieri, perché nessuno deve
toccare, nessuno deve intralciare le indagini per
laccertamento delle responsabilità. Dei tre feriti due
sono stati immediatamente trasportati ad Asti. Sono Remo
Guggiola, 21 anni, di Moncalvo, assistito dal padre Angelo
infermiere allOspedale S. Marco e il veneto Ottorino
Bertuol, di 35 anni. AllOspedale S. Marco è rimasto il
terzo che è grave: Aldo Gonella. I primi due si sono salvati
dal crollo perché lo spostamento daria li ha
scaraventati a decine di metri di distanza: il terzo perché
si trovava in un angolo del capannone, sotto a un pilastro
che non è caduto di schianto.
La gente di Moncalvo è tutta per le strade. Lo strazio è
evidente, profondo. Qualcuno rompe il silenzio e commenta a
bassa voce la sciagura: «Sarebbero vivi tutti e sette, se
avessero cessato di lavorare allora solita, alle 18.
Invece si sono fermati mezzora di più sotto il
capannone, per recuperare il tempo perduto lunedì quando
avevano dovuto allontanarsi per la pioggia»".
Le vittime
Sotto le macerie del capannone sono rimasti in tutto sette
operai. Ecco i loro nomi:
Mario Bosia nato a Govone presso Alba nel 1910, residente
a Moncalvo, celibe
Luigi Garrone nato a Moncalvo nel 1920, residente a
Moncalvo; coniugato con Rosa Brambilla, padre di due figli
Giuseppe Castellano, soprannominato "Moreto"
nato a Moncalvo nel 1910, residente a Moncalvo; coniugato con
Luigia Borelli, padre di una bambina
Stefano Porta, nato a Castelletto Merli nel 1908,
residente a Moncalvo; coniugato con Carolina Demaria, padre
di due figli di 19 e 14 anni
Pasquale Angelo Balbo, detto "Angiòli", nato ad
Odalengo Piccolo nel 1903, residente a Moncalvo, celibe
Giuseppe Galletto, nato a Serralunga di Crea nel 1896 (è
la più anziana delle vittime), residente a Moncalvo, celibe
Uno solo dei caduti non abita a Moncalvo: è
limmigrato veneto Luigi Gasperi, nato a Castagnaro
(Verona) nel 1906. Sposato a Maria Rigo, risiede ad Ozzano:
la coppia ha un figlio di 15 anni. Gasperi è anche lunico ad essere estratto vivo
dalle rovine: portato allospedale cittadino, muore dopo
mezzora assistito dal Parroco don Finazzi, in
conseguenza delle gravissime lesioni riportate
nellincidente.
Tre operai riescono a sopravvivere alla tragedia, seppure
gravemente feriti: il più grave risulta subito Aldo Gonella,
nato ad Asti nel 1926, residente con la moglie Laurelia
Ganora e la figlia a Moncalvo. Nel crollo riporta varie
ferite al capo e alla gamba sinistra e rimane ricoverato al
San Marco di Moncalvo.
Remo Teresio Guggiola, il più giovane del gruppo, nato
nel 1932 a Moncalvo dove risiede, riporta la frattura di due
vertebre lombari, oltre ad una ferita lacerocontusa al
capo, mentre il veneto di San Pietro Feletto (Treviso)
Ottorino Bertuol, della classe 1928, celibe e residente
anchegli a Moncalvo, lamenta contusioni dorsali e
addominali. Entrambi questi operai vengono fatti trasportare
dal dottor Silvio De Regibus9)
già nel tardo pomeriggio del 9 luglio
allOspedale civile di Asti, dove per molti giorni
verseranno in gravi condizioni.

Una pubblicità della fabbrica Rota
(1951)
Gli scampati
Il bilancio, fin troppo tragico, del crollo del capannone
deve anche registrare due operai scampati quasi
"miracolosamente": Fiorino Mira e Luigi Coppo si
trovavano sul tetto e al momento del disastro sono finiti
fortunatamente sopra le macerie; il Mira, nonostante le
ferite superficiali ed il comprensibile stato di shock, è
riuscito anzi a trarre fuori da ciò che resta del capannone
il collega Guggiola, gravemente contuso. Altri operai, occupati nei pressi, non rimangono
direttamente coinvolti dal crollo e sebbene terrorizzati
dallaccaduto accorrono a prestare i primi soccorsi e a
dare lallarme. Martino Arenario, Pietro Passera,
Ruggero Giacomini, Antonio Alessio, Vincenzo Strona, Giovanni
Durando, Angelo Palena, Luigi Volta, Gian Carlo Pesenti e
Pietro Borroi sono i nomi di quanti, per un fortuito caso,
oppure per unintercessione superiore o secondo
altri per segno del destino, sfuggono alla morte in
quel giovedì pomeriggio.10)
Limpressione a Moncalvo
La tragedia del capannone suscita immediata commozione tra
tutti i moncalvesi, non appena si sparge la voce
dellaccaduto. Il giorno 10 luglio si riunisce durgenza la Giunta
comunale, presieduta dal Sindaco Evasio Martinetti, con il
Vicesindaco Dario Casalone e gli Assessori Riva, Prosio e
Ibertis.11)
Presa la parola, il primo cittadino espone brevemente i
fatti, affermando che "in tale frangente è
indiscutibile il dovere del Comune di predisporre i funerali
delle vittime a suo carico dando mandato allEnte
Comunale di Assistenza12)
di portare i primi aiuti alle famiglie
tanto duramente colpite".13)
Lesecutivo comunale, "riconosciuto doveroso
dare agli amati concittadini, vittime del lavoro, meritevoli
onoranze funebri a carico del Comune e segnare i loro nomi ai
posteri a ricordo e testimonianza di così immane
calamità", delibera di dare mandato allE.C.A. di
portare i primi aiuti ai familiari delle vittime. Stabilisce
inoltre che i funerali si svolgano a spese del Comune e che
le salme dei sei caduti moncalvesi vengano provvisoriamente
tumulate nella tomba di famiglia del Sindaco Martinetti,
riservando per la sistemazione definitiva sei posti nel
costruendo colombario.
Davvero massiccia è la partecipazione di tanti cittadini,
non solo moncalvesi e monferrini, al lutto della comunità di
Moncalvo. Già dal venerdì 10 luglio cominciano a giungere in
Municipio attestazioni di cordoglio, dalle massime autorità
dello Stato come dai più semplici cittadini. Così Maria Tronel: "Ho letto la tremenda disgrazia
toccata alla mia cara Moncalvo portando tante lacrime e
dolore. Mi permetto scriverle a Lei per dirle che con tutti
sono unita nella grande sventura". Così il senatore Giuseppe Romita: "La grave sciagura
che ha colpito codesta laboriosa popolazione mi accora
profondamente. Alle famiglie delle vittime del lavoro, ai
cittadini di Moncalvo, a Lei signor Sindaco le mie più
affettuose condoglianze". Così il professor Maurizio Ferrio,14)
Ispettore agrario a Saluzzo: "La
prego essere interprete presso le Famiglie e la popolazione
tutta della partecipazione di mia moglie, mio figlio e mia
personale al grave lutto che ha colpito codesta città a cui
siamo legati da tanto cordiale ed affettuoso ricordo per il
lungo periodo di cordiale attività trascorsa". Così anche il Sindaco di Asti, avvocato Giovanni Viale,15) che
ricorda il lutto che di recente ha colpito la sua città:
"(...) E quindi con cuore fraternamente consapevole che
gli astigiani misurano oggi tutto il cordoglio di Moncalvo e
langoscia di tante madri, spose, di tanti figli, per la
perdita immatura e tragica di adorati Congiunti, caduti
nobilmente mentre attendevano al loro quotidiano
lavoro". Così da Torino anche il moncalvese Giulio Alessio,
allegando un assegno di duemila lire: "La prego (...) di
rendersi interprete dei miei sentimenti di solidarietà
presso le sventurate famiglie, che in questora così
tragica hanno bisogno di sentirsi amorevolmente comprese e
compiante". Così da Chieri il brigadiere dei Carabinieri in congedo
Luigi Trivero, che prestò servizio nella stazione moncalvese
dellArma: "Voglia accettare, signor Sindaco, ogni
espressione di cordoglio e tutta la nostra solidale
considerazione per il lutto che ha tragicamente colpito
codesta città".
Anche le organizzazioni professionali esprimono la loro
partecipazione: il presidente dellUnione Provinciale
Agricoltori di Asti e Consigliere provinciale Ignazio
Borsarelli di Rifreddo, quello della Camera di Commercio
astigiana Aldo Pronzato, lUnione Industriale di Asti,
la Federazione provinciale Coltivatori Diretti, oltre ai
sindacati e ai rappresentanti dei partiti politici fanno
giungere scritti o telegrammi di partecipazione. Allavvocato Martinetti si rivolgono tra gli altri il
Presidente della Repubblica Einaudi, Giuseppe Saragat,
Giuseppe Brusasca,16)
il questore della Camera dei Deputati
Domenico Chiaramello,17)
il Sottosegretario agli Interni Teodoro
Bubbio,18)
il deputato Alessandro Scotti,19) il
Consigliere provinciale Giuseppe Meda,20)
il Vescovo di Pontremoli monsignor
Sismondo che già era stato Parroco di Moncalvo, il dottor
Dante Nisi della Corte dei Conti,21)
vari colleghi Sindaci. Non manca da Prè
Saint Didier il telegramma di solidarietà di Guido Niemen,
direttore del Circo Makni, che si era probabilmente esibito
sulla piazza Carlo Alberto durante i festeggiamenti patronali
di SantAntonino, in maggio.
Da Parigi, dove si trovava presso la Parrocchia della
SainteTrinité, don Corrado Camandone, moncalvese di
adozione, fa anchegli pervenire un messaggio al
Sindaco: "Da «La Stampa» veduta per caso in
unedicola abbiamo appreso la notizia e letto la cronaca
della immensa sciagura capitata a Moncalvo nella fabbrica
Rota. Non possiamo certo immaginare la costernazione delle
povere famiglie colpite, di tutta la popolazione e
specialmente delle autorità. Laspetto più grave e
immediato è certamente quello della perdita delle vite
umane, ma quello più spinoso sarà quello delle conseguenze
legali, sociali, ecc. Spero che il disastro non sia avvenuto per un cedimento
del terreno, perché in tal caso si dovrebbe rifare tutto
altrove. Il gruppo di Moncalvesi che è qui a Parigi
mincarica di presentare a lei capo del paese le più
vive condoglianze".

L'annuncio funebre del Municipio di
Moncalvo
I funerali
La funzione funebre si svolge domenica 12 luglio, nel
pomeriggio.
LAmministrazione civica ha fatto tappezzare Moncalvo
di manifesti che ricordano i nomi delle sette vittime e la
frase, di circostanza ma ugualmente sincera, "Ai
familiari sia di conforto il cordoglio della popolazione
tutta, che unanime interverrà ai funerali degli amati
Concittadini vittime del lavoro".
Il corteo muove dallOspedale San Marco, al Rinchiuso
di Moncalvo; con molta cura si è organizzata la cerimonia,
dislocando le varie componenti del corteo e le rappresentanze
tra la piazzetta del Municipio dove si attestano i bambini
dellasilo infantile e la zona verso San Bernardino,
riservata alla "popolazione maschile".
Cè la banda musicale cittadina, ci sono le Scuole,
la Fondazione Labor, le varie associazioni religiose, i
portatori di torce, tante rappresentanze, autorità; e ci
sono i parenti delle sette vittime. Anche Luigi Gasperi resta
unito ai colleghi nellultimo viaggio, sebbene sia poi
tumulato ad Ozzano.
Ci sono il Prefetto di Asti Iodice ed il Questore, il
Presidente della Giunta Provinciale Norberto Saracco,22) i
deputati Domenico Chiaramello, Giuseppe Brusasca, Giovanni
Sodano, Stellio Lozza, Paolo Angelino Sindaco di Casale23) accompagnato
da parecchi Consiglieri, i senatori Leopoldo Baracco24) e
Flecchia della CGIL, il Pretore Raffaele Invrea,
lIngegnere capo della Provincia, Ufficiali delle Forze
armate, il Presidente della Cassa di Risparmio di Asti,
Presidenti di associazioni professionali e sindacali. Il
clero è guidato dal Vescovo di Casale monsignor Giuseppe
Angrisani, assistito dai sacerdoti della Vicaria e primo fra
essi il Prevosto don Francesco Finazzi, che da un solo anno
ha preso il posto di don Bolla; ci sono tante rappresentanze
di Comuni con gonfalone: Asti, Casale, Nizza, Canelli, San
Damiano, Penango, Ponzano, Serralunga, Cereseto, Vignale,
Casorzo, Ozzano, Alfiano, Castelletto Merli, Calliano,
Grazzano Badoglio. Ci sono tante associazioni con bandiere,
ma soprattutto cè tantissima popolazione.
Lordine di sfilamento delle bare, portate a spalla
dai compagni di lavoro, dai coscritti e dagli amici, è
rigorosamente alfabetico: sulla prima di esse e
sullultima Balbo e Porta cè un
cappello da alpino.
Sui carri funebri che chiudono il lungo corteo sono
portate 25 corone di fiori: tra di esse anche quelle della
Ditta Rota e dellImpresa Pomponio. Il corteo prende avvio alle 16, ma già da più di
unora la zona interessata dalla cerimonia è stata
interdetta al traffico; alle 16,45 inizia la cerimonia
religiosa, una Messa solenne da Requiem accompagnata dalla
Corale parrocchiale, quella messa su dallalpino
musicista don Bolla.
Le sette bare sono allineate davanti alla balaustra
dellaltare maggiore.
Alle 16,45 sul sagrato di San Francesco il Sindaco porge
il saluto alle salme, mentre tocca al concittadino senatore
Vincenzo Buronzo leggere lorazione funebre, bella e
struggente, tanto bella da essere poi stampata:25) è
così che oggi, a quarantacinque anni da quel 12 luglio,
possiamo riproporne i brani più significativi.
Lorazione funebre di Buronzo
Ha ragione Francesco Broda quando scrive:26)
"La sublime orazione funebre detta
dal sen. Buronzo sul sagrato della chiesa parrocchiale tesse
lelogio di queste innocenti vittime del lavoro e del
progresso". Davvero il discorso di Buronzo è sublime nel senso di
"superiore alla mediocrità delle cose comuni",
ricco di citazioni letterarie, frutto di una mente
profondamente umanistica, di un cristiano convinto di ciò
che afferma, di un moncalvese che piange con tutta Moncalvo:
solo la sua notevole lunghezza mi fa desistere dal proporlo
integralmente.
"(...) Non appena ci siamo staccati dalla balaustra
dellaltar maggiore, e usciti fuori del mistico cerchio
della cristiana Verità consolatrice ci siamo riaffacciati su
questo paesaggio turbato, su questa sospesa realtà da
giudicare che rimane pur nostra, ecco che langoscia
della tragedia ci riafferra allimprovviso tremenda
inesorabile.
Con le sette bare allineate dinanzi a noi, sotto questo
cielo grigio in cui par di sentire trascorrere ancora il
rombo della rovina, il nostro primo grido atterrito; con i
gruppi abbrunati dei familiari le madri, le spose, i
figli, gli amici con questa folla insolitamente
commossa, accorsa da vicino e da lontano, sollevante verso le
bandiere e le croci un unico volto pallido, grave di tanti
muti tormentosi perché.
Torniamo a soffrire come se ci sentissimo tutti nella
coscienza, sulla coscienza, il peso di una inquietudine, di
una oscura comune responsabilità. La responsabilità che
prende luomo al cuore davanti alle sciagure collettive,
che potevano essere evitate e non furono.
Può sembrare duro il mio dire, poco rituale la forma di
questo estremo saluto, ma è troppo presto per scrollarci di
dosso la pena, per cedere alle lusinghe delle facili
rassegnazioni, dei compianti fuggevoli, degli oblii che non
tarderanno a venire.
È giusto invece che si rimanga ancora noi al tormento.
Di questa pena e di questo dolore atroci dobbiamo
pascerci ancora, secondo limposizione del dio
antico, fin che il sangue versato non abbia generato di sé
una luce morale, una purificatrice giustificazione.
Perché sono morti? e di una morte così disumana?
In che cosa aveva peccato questa umile gente di lavoro,
che non chiedeva che di lavorare e di guadagnarsi il pane?
Chi ha voluto questora e questa fine?
Con quali leggi, per quali vie, in forza di quale nuovo
patto damore, di saggezza, di consapevolezza sociale
preveggente, riusciremo a difendere il lavoro un campo
che è sacro dalle oscure forze che lo insidiano e lo
mortificano: ignoranza, indifferenza, speculazione, cause
prime di tanto male e di tanto dolore?
Quale è, quale può essere locculto religioso
significato di queste Vittime giovani e senza colpa, che
stroncate fremono e ci interrogano?
La parola di Dio è sopra noi, sul paese e sulle colline.
Fa che possiamo ascoltarla in purità di cuore e
spirito di obbedienza, o Signore!
Nulla dirò di quanto tocca le responsabilità dirette o
indirette di chi ebbe parte nellimpresa, in ogni ordine
grado momento di compiti e di doveri, fino alla luttuosa
catastrofe. Nessun accento polemico turbi la solennità di
questa pregante comunione di animi.
LAutorità giudiziaria sta prendendo provvedimenti
severi, e se ancora cè chi fugge e si nasconde,27) esso
sarà dalla umana giustizia raggiunto.
(...)
La minaccia della catastrofe era nellaria.
Da giorni i predestinati andavano ripetendo, in casa e
fuori, che un mattino o una sera non avrebbero più fatto
ritorno. Lo dicevano con quel sorriso fra timoroso e
spavaldo, con quel tono fra sommesso e di sfida, che è
proprio di chi non vuol essere accusato di viltà e affronta
il rischio come una della tante necessità della sua
giornata.
Avevano sentito i capannoni scricchiolare sui plinti,28) avevano
visto le spie denunciare qua e là qualche cedimento, e pure
staccavano col gesto abituale la giacca dal muro quando
suonava lora, e continuavano a scendere verso il
cantiere, forse preoccupati soltanto di ritrovarsi presto
insieme, di non essere soli davanti alla vaga minaccia cui
non volevano dare il nome di paura.
Cerano capi che sorvegliavano, cerano sul
posto gli uomini della tecnica e dellarte, più esperti
di loro, che condividevano la loro stessa sorte, e poi
bisognava pensare alla famiglia, dar prova di disciplina,
finire, finire lopera che era il loro orgoglio
doggi, la loro speranza di lavoro di domani.
Moreto non aveva smesso la sua bella piacevole
allegria.
Porta e Balbo si ricordavano di essere le vecchie penne
nere delle vette e dei ghiacciai.
Garrone, se anche si sorprendeva a tornare indietro
talvolta per dare un altro bacio al suo Pierangelo e alla sua
Mariuccia la bimbetta che adesso dice... papà...
pü... pü... lountan... senza capire scacciava via
ogni ombra triste, nel pensiero che era per loro che lo
faceva, era proprio e specialmente per loro.
Rendiamo a questi sette caduti lomaggio più alto
che luomo può rendere alluomo: essi non sono
venuti meno al loro dovere, non hanno detto no al destino.
E il destino superava questa volta la loro modesta
semplice persona, assorbendoli in qualcosa di immensamente
più vasto, qualcosa di presentito più che di già
totalmente deliberato, qualcosa che non si è avverato
ancora, ma che vuole essere e che sarà: la nuova epoca,
lepoca della tecnica.
(...)
Anche il crollo della fabbrica di Moncalvo, in cui sette
giovani vittime andarono sepolte, rientra fra i segni
ammonitori del tempo.
Sarebbe troppo poco se tutto dovesse ridursi ad un computo
di indennità da corrispondere, di colpe comuni da giudicare,
di interessi lesi cui porre riparo.
Il problema è ben più alto, ed io mi richiamo ai miei
molti precedenti angosciosi perché.
Nel mondo del lavoro si cade oggi e si muore troppo di
frequente. Caso, accidente, disgrazia, sono parole e ragioni
che da sole non bastano più a spiegare i fatti, a quietare
le coscienze. Dobbiamo indagare meglio e più a fondo che
cosa è la Tecnica, questordine tecnologico
trionfante creato da noi; quali i modi e i mezzi con cui
si attua; quali ne possono essere i giusti controlli; e se e
dove e come se ne possono fissare i limiti.29)
(...)
E ora diciamoci addio, cari compagni che non possiamo
aiutare più, per i quali non possiamo fare più nulla.
Ve ne andate via in questa sera di domenica così dolce,
nellora più cara al vostro ritrovarvi, ai vostri
canti, ai vostri giochi, al vostro onesto riposo.
Una ultima fascia di sole sfiora la piazza alta, che
questa sera tace deserta.
Le case hanno riflessi velati, come se dallinterno
si illuminassero per offrirvi la loro anima.
Il paesaggio ha la profonda tranquillità di un grembo che
si apre.
Ciau paìs...!
E la tragedia non urla più, il suo cuore si placa, il suo
volto distende.
Cè ancora soltanto, in una corsia
dellospedale di Asti, il più giovane30)
e il più gagliardo di voi che lotta
indomabile tra la vita e la morte, e nel delirio racconta
racconta lattimo pauroso... la sua mano sotto le
macerie stretta sulla spalla di Moreto... il suo
fargli coraggio... e poi il silenzio di entrambi... e il suo
fuggire nel delirio verso Milano Genova Torino, le sognate
città del conteso avvenire.
Che tu possa tornare fra noi guarito e forte, povero Remo,
ti accoglieremo come un redivivo.
E cè laggiù, nella valle, creatura anchessa
dilaniata nei ferri contorti nei massi divelti che chiama che
invoca salvezza, la fabbrica. Bisogna liberarla
anchessa dalle macerie, bisogna fare che risorga presto
salda sicura fiorente. Sono gli stessi morti che lo chiedono.
Solo nellopera realizzata è il segno
dellumana volontà che trionfa, è labbraccio
della grande pacificazione.
Un giorno poi, quando sarà risorta, e sonora di
carrucole, di catene, di magli, di ponti, avvampante di
fuochi, inizierà il suo lavoro e a centinaia gli aratri
usciranno a tracciar solchi per campi lontani e palude e
brughiere, ci ritroveremo ancora tutti. Quel giorno nel
quadrato ci sarete voi, cari caduti, più vivi che mai, e
sarà festa, sarà festa santa quel giorno!
Facciamoci dunque coraggio, e compiamo insieme, verso il
camposanto vicino, gli ultimi passi.
(...)
Signore, Tu che hai fatto del lavoro la più redentrice
delle tue leggi, e vedi questa fine pietosa e questo
inconsolabile pianto; Tu che sai il perché di ogni atto, di
ogni pensiero, di ogni evento; Tu aiutaci a difendere e a
proteggere i nostri fratelli che scavano nelle miniere, che
lavorano sospesi sui ponti nel vuoto, che si sprofondano
negli abissi, che maneggiano le forze capaci di folgorarli e
di incenerirli, che sfidano i cieli e le tempeste, perché la
Tua parola si compia, o Signore, il Tuo regno si avveri!
Siamo tutti Tuoi operai, curvati al Tuo volere e segnati
nella Tua fede".
La solidarietà per le famiglie delle vittime
Fin dal giorno 10 luglio la gara di solidarietà per le
vedove, gli orfani e i congiunti dei sette caduti è
imponente.
Il Comune apre una pubblica sottoscrizione alla quale
aderiscono moltissimi cittadini e tante associazioni ed enti.
Viene costituito un Comitato pro vittime, destinato a
gestire le somme di denaro che giungono da tante parti del
Monferrato e del Piemonte. Lo presiede il Sindaco Martinetti;
ne fanno parte il Presidente dellE.C.A. Casalone, il
Parroco don Finazzi, il collocatore comunale Vincenzo
Restivo, il medico condotto dottor De Regibus, il maresciallo
Filadelfo Montis che da pochi giorni comanda la stazione dei
Carabinieri, Mario Cornacchia e Alberto Finardi in
rappresentanza di CISL e CGIL, sette rappresentanti di
partiti politici,31)
il Pretore dottor Raffaele Invrea, Luigi
Riva per la Coltivatori Diretti, il senatore Buronzo ed un
rappresentante dellAmministrazione comunale di Casale.
Le offerte, come si è detto, giungono un po
dappertutto.
Giulio Alessio da Torino offre 2000 lire, così come
loriundo Pietro Cerruti; Pia Barcellini invia da Novara
un assegno di 10.000 lire. Uguale contributo spedisce da
Genova il commerciante Dino Foa, mentre Pierina Marletto
Pertica manda da Roma 25.000 lire e da Asti il professor
Carlo Currado32)
ne dona 5000.
Allinizio di agosto giunge un modesto contributo
anonimo da "una donna di Novara", probabilmente
finora priva di ogni tipo di rapporto con Moncalvo, che nella
lettera che accompagna lofferta scrive, rivolgendosi al
Sindaco: "Sebbene sia trascorso un po di tempo
dalla sciagura dei sette operai che hanno perduto la vita (ed
ho qua davanti la fotografia dei funerali sul giornale
"La Stampa") non posso dimenticare il grande
dispiacere di quelle mogli, dei figli di questi poveri morti.
E penso anche ai sacrifici di queste povere madri, per
allevare i poveri bambini che di tutto hanno bisogno per
crescere sani e robusti. Signor Sindaco non li dimentichi queste povere donne e
questi cari bambini. Li segua e li assista fin dove può e il
Signore ci darà la Sua Benedizione. Ci mando questa povera
cosa che è niente in confronto, ma per ricordare queste
famiglie e anche coloro che magari inconsapevoli di questa
sciagura soffrono molto".
Oltre ai contributi privati intervengono anche le
istituzioni e le aziende.
La Prefettura di Asti manda lingente somma di
500.000 lire, cui presto se ne aggiungeranno altre 300.000,
100.000 ne manda la Stipel di Torino; 10.000 lire fa giungere
il Comitato provinciale della Croce Rossa, 100.000 la
Trasformazioni Tessili, altrettanto la Cassa di Risparmio di
Asti, presieduta dal senatore Baracco. Arriva anche un
contributo del Capo dello Stato Einaudi. LEnte Provinciale per il Turismo contribuisce per
50.000 lire, le maestranze della WayAssauto di Asti
raccolgono e trasmettono 55.575 lire, il Comune di Casale
sottoscrive 50.000 lire. La CISL offre 217.000, la Democrazia Cristiana astigiana
25.000, una Loggia massonica di Torino invia 5000 lire.
Giungono anche generi di abbigliamento da parte del
Comitato provinciale di Assistenza Post Bellica, che si
occupa in modo particolare delle famiglie di quelle vittime
che risultano excombattenti.
Unofferta curiosa è quella che giunge da Carlo
Ceresa di Torino, direttore del Gruppo Artistico Torinese:
"Il Gruppo Artistico Torinese di cui [sic!] mi onoro di
dirigere ed il cui programma è la presentazione di
spettacoli teatrali esclusivamente a scopo benefico, del
quale fanno parte i migliori filodrammatici di Torino, già
premiati con primi premi al Concorso Nazionale di Pesaro,
desiderando partecipare alla grave sciagura che ebbe a
colpire nei giorni scorsi alcuni concittadini di Moncalvo
rivolge cortese domanda a questo spettabile Municipio
affinché venga concesso il Teatro Municipale per
lorganizzazione di un grande spettacolo di beneficenza
a favore delle famiglie degli infortunati. (...) Riteniamo superfluo far presente che dedotte le spese
tutto lincasso viene devoluto alla beneficenza e che lo
spettacolo verrà organizzato con la massima accuratezza e
serietà". Di fronte a questa forma piuttosto inconsueta di
partecipazione, il Sindaco non può che rispondere
ringraziando per il gentile pensiero, spiacente di non poter
aderire alla proposta "non avendo il Comune la
disponibilità del teatro e non essendo esso collaudato per
rappresentazioni teatrali, per cui lorganizzazione
della serata comporterebbe forti spese", tenendo anche
presente "che il provento sarebbe minimo". Nella sua riunione del 17 settembre 1953 il Comitato pro
vittime presenta i risultati della sottoscrizione e
lammontare complessivo degli aiuti giunti in oltre due
mesi. Dalla sottoscrizione sono derivate 1.388.910 lire, dal
Ministero dellInterno tramite la Prefettura ne sono
giunte 800.000, cui si aggiungono 350.000 lire dal Presidente
Einaudi e dallUnione Industriale di Asti e 1000 lire di
interessi sui fondi depositati: lammontare complessivo
del denaro raccolto è di 2.539.910 lire. Esaminata con attenzione la posizione di ciascuna delle
famiglie di vittime e feriti si decide così di ripartire la
somma nel modo seguente: 400.000 lire alla famiglia di
Garrone (moglie, matrigna e due figli a carico), 225.000 alla
famiglia di Porta (moglie e due figli già in grado di
lavorare), Castellano e Gasperi, 150.000 alla famiglia di
Balbo (una sorella a carico), 50.000 ciascuna alle famiglie
di Bosia e Galletto. Alle famiglie di ogni ferito sono devolute 125.000 lire,
mentre a ciascuno dei 13 operai rimasti disoccupati in
seguito al sinistro vengono assegnate 15.000 lire.
La responsabilità dei fatti
Subito dopo la sciagura si verifica un fatto che rende
ancor più triste e pesante latmosfera di quei giorni:
limpresario Pomponio ed il progettista Parziale, visti
subito come i principali responsabili dellaccaduto, si
rendono irreperibili. I Carabinieri di Moncalvo, guidati dal Maresciallo capo
Antonio Auriemma, prontamente intervenuti sul luogo del
disastro, provvedono al fermo e allinterrogatorio degli
unici due responsabili del cantiere ritrovati sul luogo: il
geometra Tealdi e lassistente Liberale Gamba. Dopo linterrogatorio i due vengono associati alle
carceri mandamentali di Moncalvo a disposizione della
magistratura. Dalla deposizione di Gamba emergono particolari
inquietanti sulla sicurezza nel cantiere, quegli stessi che
il professor Buronzo evidenzierà nellorazione funebre. Innanzitutto si scarta quasi subito lipotesi della
cattiva qualità del materiale impiegato per la costruzione
del capannone. Poi si viene a sapere che da circa un mese gli uomini
impegnati nella costruzione dei tre capannoni non lavoravano
tranquilli: la struttura del primo di essi presentava una
serie di lesioni che con il passare dei giorni assumevano
dimensioni sempre più preoccupanti. Lassistente Gamba aveva notato una serie di fessure
alle catene delle capriate e nei rapportini che giornalmente
stendeva per limpresario non aveva mancato di segnalare
questa situazione anomala, richiedendo lintervento del
progettista Parziale. A queste rimostranze Pomponio aveva
risposto con una certa sufficienza, mostrando di non dare
molta importanza alla cosa: le capriate si sarebbero
assestate quando avessero ricevuto il regolare peso e la
copertura. Il 6 luglio, poiché la situazione sembrava peggiorare,
lassistente aveva telegrafato allimpresario di
portarsi immediatamente a Moncalvo per i provvedimenti del
caso: al mattino del giorno 7 giungeva lingegner
Parziale il quale affermava che la struttura non correva
alcun rischio. Il progettista ordinava di isolare le teste
delle capriate procedendo ad una serie di scalpellature con
la successiva immissione di olio per aiutarne
lassestamento. Nel primo pomeriggio del 9, lo stesso giorno della
tragedia, Romolo Pomponio si recava presso il cantiere e
rassicurava ancora una volta Gamba, invitandolo a fare quanto
ordinato dal progettista. Poche ore dopo, come sappiamo, avveniva il crollo: dalla
posizione delle macerie e dalla testimonianza di quanti
avevano visto avvenire la sciagura si può a ragione ritenere
che a cedere siano state le colonne esterne, quelle stesse su
cui poggiavano le capriate lesionate. Durante le indagini vengono anche fermati ed interrogati
lindustriale Paolo Rota e Antonio Saraceni capomastro
della costruenda fabbrica alle dipendenze dellimpresa
Pomponio: nei loro confronti non si configurano tuttavia
responsabilità. Anche Saraceni afferma che tutti nel cantiere erano al
corrente delle lesioni alle capriate: di più, egli asserisce
che era opinione comune tra gli addetti al lavoro che i
capannoni, una volta completati, non fossero idonei a
contenere i pesanti macchinari della ditta Rota, né a
sopportarne le vibrazioni durante il funzionamento. Si procede ad interrogare anche Luigi Rota, il quale pure
afferma di aver fatto presente certe sue perplessità sulla
sicurezza del capannone, essendo sempre stato però
rassicurato da Pomponio dellassoluta affidabilità del
progetto e della sua esecuzione. I Carabinieri sentono anche il geometra Cesare Battaglia,
tecnico di fiducia dei Rota al quale spettava di verificare
che lesecuzione del progetto e la condotta dei lavori
procedessero secondo i termini e i tempi del contratto di
appalto. Vengono pure sentiti gli operai superstiti, mentre i
Carabinieri di Torino procedono allinterrogatorio
dellingegner Agostino Garavano, incaricato del collaudo
del capannone. Costui, generale in pensione, nativo di Verona
ma abitante nel capoluogo piemontese, spiega che le prime
prove sui tre capannoni si sarebbero dovute tenere verso il
10 o 12 luglio. Verso la metà di marzo egli
afferma era stato però ad ispezionare il luogo,
notando che alcuni operai stavano lavorando al risanamento di
una frana. Ecco perciò che si insinua il dubbio che il crollo sia
avvenuto per vizio del terreno su cui si stavano costruendo i
capannoni: è per la verità lo stesso sospetto che avanzerà
il Prevosto in una piccola nota sul "Liber
chronicus" della Parrocchia.33)
Nella prosecuzione dellinchiesta gli inquirenti
escluderanno comunque che il disastro sia potuto dipendere
dalla natura franosa del sito. Frattanto lattività dellimpresa Pomponio deve
proseguire per portare a termine la costruzione dei tre
capannoni. Dopo il preventivo sequestro del cantiere compiuto
dalla magistratura, il Genio Civile di Asti esegue
unispezione ordinando, prima di ogni lavoro di
sgombero, che larea del cantiere venga opportunamente
recintata "a tutela della sicurezza e incolumità
pubbliche". Il 4 dicembre la ditta Pomponio annuncia che la ripresa
dei lavori è imminente; come richiesto dal Comune, si
specifica che verranno sgomberate le macerie con
puntellamento dei due restanti capannoni, mentre la
ricostruzione definitiva della parte ceduta è allo studio da
parte degli ingegneri Peretti di Torino. Nel gennaio 1954 la Prefettura di Asti incaricherà
lingegner Carlo Rossi di vigilare sulla nuova
costruzione.
Il processo
La vicenda del crollo del capannone ha naturalmente una
conclusione in sede giudiziaria: il 12 febbraio 1955 viene
emessa la sentenza contro Pomponio, Parziale, Tealdi e Gamba
imputati di omicidio colposo plurimo e lesioni personali
colpose plurime. Ecco il resoconto della vicenda tratta da "Vita
Casalese" del 17 febbraio 1955.
"Il processo per il crollo di Moncalvo si è concluso
sabato sera. La requisitoria del P.M. dott. Nicosia
accorata al ricordo delle sette vittime del disastro,
acuta nella disamina delle cause che produssero la sciagura,
severa contro i maggiori responsabili di questa ha
profondamente impressionato il folto pubblico che si stipava
nellaula giudiziaria. Il rappresentante della Pubblica Accusa, che ha dimostrato
di conoscere a fondo tutta la strana vicenda che condusse al
disastro, ha passato al vaglio di una critica obiettiva le
singole posizioni degli imputati. Egli ha raffigurato
limpresario Pomponio nel «giocatore che bara» ed ha
aggiunto che «chi gioca deve pagare». Impegnato nel giro di
centinaia di milioni delle sue molteplici imprese, il
Pomponio non sè preoccupato se nei suoi cantieri si
«tradivano le norme regolamentari per le costruzioni» ed è
rimasto inerte dinanzi ai segni premonitori del crollo della
costruzione di Moncalvo. Gli dà tuttavia atto del
risarcimento dei danni34)
ai congiunti delle vittime ed ai feriti
superstiti, della qual cosa il Tribunale dovrà tener conto
nel comminare la pena. In ordine alle responsabilità sul sinistro il P.M. pone
secondo ling. Parziale a cui fa colpa, come tecnico,
davere presentato un progetto esecutivo per il
capannone di Moncalvo «incompleto», ben sapendo che tale
incompletezza non è consentita dalla legge. Come direttore
dei lavori gli rimprovera una imperdonabile negligenza. Viene ultimo nella graduatoria il geometra Tealdi. Qui il
P.M.35) si sente perplesso, ma poiché, sia dagli
atti processuali che dalle risultanze del dibattimento,
risulta a parer suo che il Tealdi abbia in più circostanze
impartito ordini ed istruzioni al personale del cantiere di
Moncalvo, egli ha il dovere, quale rappresentante della
legge, di considerare anche il geometra quale responsabile
naturalmente in minor misura degli altri due del
tragico crollo del 9 luglio 53. Il quarto imputato, assistente Liberale Gamba, è stato
raffigurato dal P.M. come un onestuomo che ha fatto
quanto ha potuto per evitare il disastro. Segnalò
allimpresa crepe e fenditure sospette nel costruendo
fabbricato, si preoccupò di puntellare una capriata, tenne
sempre in ordine cronologico i registri inerenti
allattività del cantiere. Quindi non lo si può né lo
si deve ritenere colpevole di quanto accadde a Moncalvo. Mentre il Gamba scoppiava in lacrime alludire le
parole del P.M., questi concludeva la sua requisitoria con la
richiesta delle note condanne: 5 anni per «omicidio colposo
plurimo» e 2 per «disastro» per limpresario
Pomponio; 6 anni complessivamente per lingegnere
Parziale e la sospensione temporanea dallesercizio
della professione; 3 anni, pure complessivamente, pel
geometra Tealdi. Hanno poi pronunciato la loro arringa lavv. Caire di
Casale per il Gamba, lavv. Preve di Torino in difesa
del Tealdi, gli avv. Giulio e Guidi per Pomponio e Parziale.
La permanenza del Tribunale in camera di consiglio era
prevista come lunghissima. Invece dopo unora precisa
essa ha termine e il presidente De Luca legge la sentenza,
per la quale il Pomponio e il Parziale sono riconosciuti
entrambi colpevoli dei reati loro ascritti con la condanna
del Pomponio ad anni sei di reclusione e del Parziale ad anni
5, più le spese processuali, linterdizione perpetua
dai pubblici uffici per entrambi e per il Pomponio
linterdizione, per cinque anni, dallesercitare la
sua professione di imprenditore. Ad entrambi è stato
concesso il condono di tre anni. Il capo operaio Gamba è
assolto per non avere commesso il fatto, e il geom. Tealdi
per insufficienza di prove. Le difese Pomponio e Parziale hanno appellato: in tal modo
gli imputati eviteranno il mandato di carcerazione".
Qui si conclude il racconto dei fatti conseguenti al
crollo del 9 luglio di 45 anni fa. La fabbrica di aratri,
dopo alterne vicende,36)
fu costretta a chiudere alla fine degli
anni 60; le ambizioni politiche di Paolo Rota, uomo del
partito saragattiano, subirono un brusco ridimensionamento in
conseguenza della sciagura (egli morì nel 1969); sei di quei
caduti riposano nel casellario pubblico e sotto ai loro nomi
sarebbe giusto vedere almeno nella ricorrenza dei
Santi un nastro con i colori civici di Moncalvo.
NOTE
1) Non
sono soltanto mie queste impressioni: prima e ben più
autorevolmente di me le espresse il senatore Vincenzo Buronzo
nellorazione funebre letta il 12 luglio 1953. ritorno al testo
2) I
partiti di governo in particolare la Democrazia
Cristiana subirono un forte calo di voti, a vantaggio delle
formazioni di sinistra, dei monarchici e dei missini. ritorno al testo
3) Come
afferma don Francesco Finazzi nel "Liber Chronicus"
della Parrocchia (conservato nellArchivio parrocchiale di
Moncalvo) "Il complesso industriale della Ditta Rota
costruttrice di aratri è nel campo maschile una vera provvidenza
(...). Lavorano una sessantina di operai con una diecina di
impiegati. I grossi aratri vengono spediti un po dovunque,
specie nella Sila (Italia meridionale) ove si effettua la riforma
agraria collassegnazione delle terre dei Baroni ai
contadini (...)". ritorno
al testo
4) Limpresario
Pomponio era nativo di Perano in provincia di Chieti, mentre
lingegner Parziale era perugino e il Tealdi proveniva da
Ancona: risiedevano tutti a Torino, sede dellimpresa. ritorno al testo
5) Il
capannone aveva le dimensioni di 64 metri per 14 ed
unaltezza di oltre 4 metri; i giornali, nella concitazione
di quei giorni riportarono spesso misure del tutto errate
("La Vita casalese" scrisse ad esempio di 54 metri per
14). ritorno al testo
6) Il
resoconto della "Stampa" è riportato su
"LEco Moncalvese", agostosettembre 1978. ritorno al testo
7)
Luigi Riva era in quegli anni Assessore della Giunta municipale
moncalvese; avrebbe poi occupato posti di rilievo ai vertici del
Consorzio Antigrandine, della Cantina sociale e della Coltivatori
Diretti. ritorno al
testo
8) Anche
per quanto riguarda lesatta grafia dei nomi delle vittime
si fece una certa confusione. "Il Cittadino" di Asti,
parlò di Stefano "Costa", Luigi "Gasperin",
Ottorino "Bertol" e Remo "Guggiolen", mentre
"La Vita casalese" riferì di "Ottavio
Bertuelo" e Remo "Cuggiola". ritorno al testo
9) Il
dottor De Regibus, Ufficiale sanitario del Comune, prestò
nelloccasione del disastro la propria opera professionale
ed umana con grande abnegazione, coadiuvato dal più giovane
collega dottor Umberto Micco. ritorno al testo
10) Nella
galleria degli exvoto al Santuario di Crea è tuttora
esposto un quadro recante le fotografie degli operai scampati che
contornano unimmagine del capannone crollato. ritorno al testo
11) Due
Assessori Eugenio Lanfrancone e Mario Cornacchia non
risultarono presenti alla seduta. ritorno al testo
12) LE.C.A.,
istituito nel 1937 in luogo delle vecchie Congregazioni di
Carità, era un organismo comunale delegato allassistenza
dei bisognosi; funzionò fino alla fine degli anni 70,
quando venne soppresso in seguito alla riforma delle IPAB
(Istituzioni Pubbliche di Assistenza e Beneficenza);
lE.C.A. moncalvese era in quegli anni presieduto dal
Vicesindaco Dario Casalone. ritorno al testo
13)
Gran parte della documentazione su cui si basa questo articolo è
conservata nellArchivio storico del Comune di Moncalvo,
fascicolo "Sinistro costruenda fabbrica Rota".ritorno al testo
14) Già
Direttore della Cattedra ambulante di agricoltura, sezione di
Moncalvo ed insegnante di Agraria nei corsi di avviamento
professionale; il figlio Ettore (cui si accenna nella lettera)
sarà docente di Matematica alla locale Scuola media negli anni
70. ritorno al
testo
15) Sindaco
democristiano di Asti dal 1951 al 1960. ritorno al testo
16) Giuseppe
Brusasca, nato a Cantavenna di Gabiano (AL) nel 1900, avvocato,
esponente con il padre avvocato Giovanni del Partito
Popolare, fu uno dei fondatori della Democrazia Cristiana.
Esponente di un certo rilievo nella politica italiana negli anni
del dopoguerra, fu più volte Sottosegretario di Stato. Morì nel
1994. ritorno al testo
17) Esponente
socialdemocratico; nel 1948 era stato eletto nelle file del
Partito Socialista dei Lavoratori Italiani di Saragat, che nel
1951, con il Partito Socialista Unitario di Romita, avrebbe dato
vita al Partito Socialista Democratico Italiano .ritorno al testo
18) Nato
ad Alba nel 1888, morto nel 1965. Laureatosi in Legge ricoprì
vari incarichi nellamministrazione statale, che lasciò per
dedicarsi alla libera professione di avvocato. Militante di
spicco del Partito Popolare, vi fu deputato nel 1919 e nel 1921.
Nel 1922 negò la fiducia al ministero Mussolini; nel ventennio
fascista ricoprì importanti incarichi nellAzione Cattolica
albese. Dal 1945 al 1948 fu Sindaco di Alba; deputato alla
Costituente, senatore dal 1948 al 1953, deputato dal 1953 al
1958. Fu Sottosegretario allInterno nel VII governo De
Gasperi e Sottosegretario alla presidenza del Consiglio nel
gabinetto Pella. Fu autore di numerose pubblicazioni di argomento
amministrativo e finanziario. ritorno al testo
19) Nato
a Costigliole dAsti nel 1890, con il fratello Giacomo aveva
dato vita nel dopoguerra ad un movimento, il Partito del
Contadini dItalia, che tentò di riunire i piccoli
proprietari agricoli. Dopo i primi successi (un seggio alla
Costituente nel 1946, un deputato e un senatore alle elezioni
politiche successive), la compagine si andò via via sfaldando e
le varie "anime" del movimento si dispersero in altri
partiti: nel 1970 ciò che restava del Partito dei Contadini
confluì nel Partito Repubblicano Italiano. Alessandro Scotti
morirà ad Asti quattro anni più tardi. ritorno al testo
20) Giuseppe
Meda (19011982), nativo di Penango; fu Consigliere
provinciale per il collegio di Moncalvo dal 1951 al 1956. ritorno al testo
21) "Quale
figlio adottivo codesta nobile città prego esprimere mie
profonde condoglianze famiglie colpite grave lutto". ritorno al testo
22) Norberto
Saracco (18881966), medico condotto, fu dal 1954 al 1951
membro della Deputazione Provinciale, poi da 1951 al 1960
Presidente del Consiglio Provinciale. Tra i vari suoi incarichi
fu negli ultimi anni Commissario dellO.N.M.I. astigiana. ritorno al testo
23) Paolo
Angelino, insegnante di scuola superiore, Primo cittadino di
Casale dal 1946 al 1956, fu anche deputato socialista nella II e
III Legislatura. ritorno
al testo
24)
Nato ad Asti nel 1886, nel 1919 fondò in Asti la prima sezione
del Partito Popolare di don Sturzo, per il quale venne eletto
deputato nel 1924. Nel dopoguerra fu Consigliere comunale di
Asti, Presidente della Cassa di Risparmio, deputato alla
Costituente, senatore di diritto dal 1948 al 1953 e poi sempre
rieletto al Senato fino alla morte, avvenuta ad Asti nel 1966. ritorno al testo
25) Uscì
per i tipi delle "Edizioni Aleramica" di Moncalvo con
il titolo "La parola di Dio è sopra di noi, sul paese e
sulle colline...". Il raro esemplare che ho visionato venne
donato il 21 agosto 1953 dallAutore a don Camandone. Le
parti in corsivo sono testuali. ritorno al testo
26) "Una
cronaca di Moncalvo" in "Moncalvo: una pagina di
Monferrato", Ed. Il Cenacolo; 1971. ritorno al testo
27) LOratore
allude qui alla latitanza dellimpresario Pomponio e
dellingegner Parziale, resisi irreperibili subito dopo la
tragedia, come si dirà più avanti nellarticolo. ritorno al testo
28) Buronzo
accenna qui ai segni premonitori che, come si leggerà più
avanti, si erano manifestati già da qualche tempo, ma ai quali
limpresario non aveva mai dato troppa importanza. ritorno al testo
29) Segue
un lungo excursus sociologicoletterario sul rapporto tra
uomo e tecnologia, su come questa non debba essere fine ma semmai
mezzo per realizzare il progresso. LOratore non tralascia
di pronunciare parole che in unoccasione come questa altri
avrebbe per rispetto umano evitato: "speculazione senza
scrupoli ... azione indifferente priva di coscienza ... bestiale
colpevole criminalità". ritorno al testo
30) Buronzo
non può dimenticare il dramma dei feriti, ancora in gravi
condizioni: per tutti parla di Remo Guggiola. ritorno al testo
31) Si
tratta di Giuseppandrea Martinetti (DC), Mario Volta (PCI), Paolo
Rota (PSDI), Germano Cassone (PLI), Pietro Pecchio (PRI), Maria
Urbani (Partito Monarchico), Giuseppe Dellarovere (Partito dei
Contadini). ritorno al
testo
32) Carlo
Currado (Portacomaro, 1901 vivente), medico chirurgo
specialista in pediatria. Fu per 45 anni primario della Divisione
pediatrica dellOspedale civile di Asti; tra il 1936 e il
1939 ricoprì la carica di Vice Preside della neoistituita
Provincia di Asti. ritorno
al testo
33) "(...)
Certo il posto è infelice come clima e come terreno franoso.
Pare che il signor Rota labbia fatto perché il terreno gli
venne a costare molto meno di quanto richiestogli o verso la
Camminata o alla stazione. Certo il posto migliore sarebbe stato
nella valle che da San Bernardino si stende verso la fabbrica
delle camicie perché più comodo e più esposto al sole
(...)". ritorno
al testo
34) Secondo
la narrazione del "Liber Chronicus" parrocchiale, ad
ogni vedova vennero indennizzati 3 milioni di lire, oltre ad una
pensione mensile di 15.000 lire della Previdenza Sociale. ritorno al testo
35) Nel
testo "P.G." (procuratore generale), ma è da
intendersi "P.M." (pubblico ministero), come tutte le
altre volte in cui compare questa abbreviazione. ritorno al testo
36) Nel
1968 si era trasformata nella "Cooperativa operaia Nuova
Rota". ritorno al
testo
Sommario di Pagine Moncalvesi n. 6
Home Page di Moncalvo
E-MAIL:
bibliotecamoncalvo@email.it
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