Don Angelo Verri
UNO SGORBIO VERGOGNOSO DETURPA IL PAESE DI LU MONFERRATO
Larticolo di apertura, che di regola è dedicato al tema della salvaguardia dei beni culturali, viene questa volta proposto da un personaggio deccezione: un sacerdote, anziano detà ma vivacissimo di spirito, artista, architetto, amante del bello e come è ovvio detestatore delle tante brutture che devastano molti paesaggi dItalia.
La sua penna si rivolge, al culmine di una lunga campagna di sensibilizzazione condotta sulla stampa locale, contro una invereconda torre che lallora Azienda di Stato per i telefoni, poi SIP, poi Telecom, decise di installare sul colle di Lu Monferrato.
Come il Lettore potrà constatare dalle immagini che accompagnano larticolo, leffetto che questa costruzione produce sul paesaggio circostante è il classico pugno in un occhio, per non dire di peggio.Don Angelo Verri crede profondamente in questa sua "battaglia".
Noi, proponendo il suo scritto, desideriamo propagare innanzitutto ai Soci della Società Italiana per la Protezione dei Beni Culturali e più in generale a tutti i Lettori e in definitiva alla pubblica opinione leco della sua giusta polemica e magari ottenere qualche risultato concreto.
Don Angelo Verri è nato a Lu Monferrato il 16 aprile 1905. È attualmente il sacerdote più anziano della Diocesi di Casale, nonché larchitetto più anziano della provincia di Alessandria. Ordinato da monsignor Albino Pella il 24 giugno 1928, venne dapprima destinato a Moncalvo, dove fu, dal luglio 1928 al novembre 1929, il penultimo viceparroco di don Giovanni Sismondo, poi nominato (1930) Vescovo di Pontremoli. Passò quindi a frequentare la scuola "Beato Angelico" di Milano, diplomandosi al Liceo artistico di Brera nel 1931; passò quindi a frequentare i corsi universitari di Architettura, laureandosi al Politecnico milanese nel 1936. Ricoprì nel frattempo lincarico di cappellano presso lIstituto Gonzaga di Milano, tenuto dai Fratelli delle Scuole Cristiane, dove conobbe don Carlo Gnocchi, futuro cappellano militare degli alpini ed apostolo dei mutilatini. Lavorò molto in Sardegna, dove fu, a più riprese, dal 1947 al 1986; suoi sono, per citarne solo due, il Santuario della Madonna delle Grazie di Nuoro e la Parrocchiale di Orgosolo. A Moncalvo progettò il Battistero in San Francesco e il monumento funebre di don Bolla; durante gli anni della guerra assistette ai lavori di rifacimento allinterno della Parrocchiale. Fu a capo della Commissione diocesana per lArte sacra e professore di Arte sacra nel Seminario maggiore di Casale. Dal 1946 è Canonico dellInsigne Collegiata di Santa Maria Nuova in Lu Monferrato. È collaboratore del mensile "Al païs dLü". Conobbe di persona lo scrittore cattolico Piero Bargellini, già Sindaco di Firenze, con il quale prese parte ad un ormai leggendario pellegrinaggio a Roma; don Verri fu chiamato dalla famiglia dellintellettuale a commemorarne il decennale della scomparsa, nel 1990.
Nel nostro paese, Lu Monferrato (Alessandria), da oltre quarantanni è in corso, anzi ancora in via di sviluppo, una vergognosa, disastrosa e funesta vicenda, che ha già occupato e deturpato buona parte dellarea più interna, più gelosa e preziosa del "nucleo centrale" detto "il Castello", mentre il centro storico si sviluppa attorno a questo nucleo interno e sopraelevato, vero cuore vivo e palpitante, carico di memorie e di antiche tradizioni, vertice del nostro vasto e meraviglioso panorama, ove spicca "la balza più bella del nostro paese" e del Belvedere, che presenta al Monferrato e alla superba corona delle Alpi la nostra splendida Torre Medioevale, nostro emblema e nostro vanto.
Su questa balza sorgeva un antico Castello, con alte mura e fortificazioni, andato poi distrutto, ma lasciando alle sue rovine e allarea la denominazione originaria, per cui ancor oggi noi chiamiamo quella balza e questarea: "il Castello", ove sorse poi un Sacrario per la custodia delle reliquie del nostro Santo Patrono, il Martire Valerio, Vescovo di Saragozza, ucciso dagli eretici ariani, mentre transitava nella nostra regione.
Il sacrario durò fino ad un paio di secoli fa e poi è andato distrutto e le ultime vestigia di questo sacello sono state trovate durante gli scavi per le fondazioni di quellorrenda, oscena e demenziale costruzione che dissacra, insozza, avvelena e sconcia unarea ed un ambiente che meritavano rispetto. E i pochi resti affiorati sono subito stati affondati nel calcestruzzo, con sacrilego scherno al nostro Patrono.
Ma quello che nessuno al mondo poteva immaginare è toccato al nostro disgraziato paese, indicato e poi scelto come luogo migliore per installarvi un Ponteradio, che doveva collegare le città del triangolo: Milano - Torino - Genova.
Lu com'era prima del "mostro"
E qui comincia la tragica, scandalosa e assurda disavventura che ha travolto, devastato, massacrato "la balza più bella del nostro paese" e lambiente circostante, perché gli idioti ed ignoti sapientoni, scelti per il progetto e la sua esecuzione, hanno ignorato le diverse possibilità, suggerite da molti, di scegliere una altura nelle immediate vicinanze del paese e invece caparbiamente hanno puntato sui pochi metri quadri del "Cuore" sacro e storico, "il Castello", magnifica base di una splendida Torre antica e centro del nostro grandioso panorama!
Ora invitiamo i lettori a dare uno sguardo alle foto recentemente scattate e rendersi conto di quale orrenda e spropositata sciagura noi siamo vittime, da quali infernali e tetre visioni noi siamo aggrediti e minacciati, di quali ingenti danni noi siamo gravati, in conseguenza di una delirante e disastrosa operazione antiecologica che ci ha sconcertati, umiliati e sbeffeggiati.
Nonostante tutto dobbiamo tenere vivo il dibattito su questo scottante e cruciale argomento ed alzare un grido di protesta, di indignazione e di rigetto, per lo sgarbo, lo scherno e loffesa che accompagnano il REGALO che più schifoso, demenziale e funesto non poteva essere: quel "Mostro" indecente e deforme, irsuto, orecchiuto e cornuto, che è stato intronizzato, come sfregio inverecondo, al vertice panoramico del nostro paese, a ludibrio della nostra veneranda Torre, a beffa di tutti noi, e ad offesa di quanti, spettatori e visitatori, restano incantati dal nostro paesaggio, trasecolati ed inorriditi ed inorriditi per tanto scempio.
Si poteva evitare questa enorme bestialità, ma non cè stato verso.
E così è cominciata la nefanda sequenza degli interventi a singhiozzo, con la costruzione di un primo gabbiotto accanto alla Torre, non più grande di un pollaio e già dotato di una specie di tamburo e di grosso imbuto e poi via via a furia di aggiunte successive in lungo, in largo ed in alto, si è arrivati ad impiantare nel punto più elevato e nevralgico del nostro Panorama, questo goffo e volgare scatolone irto di attrezzature indiavolate e repellenti, che sembra un enorme scorpione a tenaglie spalancate e minacciose, cresciuto accanto alla Torre, umiliata, avvilita e offesa, anzi violentata da un turpe ed infame accostamento, che grida vendetta e attira dallalto la maledizione sui sacrileghi e spudorati autori dellesecrando misfatto e del nefando oltraggio.
Questa assurda e obbrobriosa collocazione di queste volgari ed ingombranti strutture, laggiunta delle stravaganti attrezzature tecniche (?) e la farraggine di oggetti di forme spiritate e terrificanti, con la visione di forconi che si innalzano minacciosi contro il cielo ed in ogni direzione, hanno fatto raggiungere allingombrante blocco centrale una altezza superiore alla Torre, che è occultata, soffocata e sopraffatta dalla massa caotica di ferraglie dallaspetto infernale.
Le foto allegate sono un documentazione di ciò che si vede da ogni parte e che fa irritare ed inorridire che si pone di fronte ad un diabolico spauracchio, che emerge lugubre e tenebroso oltre il vertice del nostro sconciato e dissacrato panorama.
La nostra non è unesercitazione accademica, retorica ed enfatica ad uno scandaletto di cronaca spicciola, e le nostre reazioni vigorose, vibrate ed anche sarcastiche graffianti, non sono esagerazioni ed amplificazioni forzate per fare colpo, perché lentità, la gravità e la incoscienza menefreghista del misfatto sono talmente inaudite, macroscopiche ed evidenti da far sobbalzare dorrore anche i morti, sepolti lassù sotto il pavimento dellantico sacello di San Valerio, ora schiacciati, oppressi e profanati da una colata di calcestruzzo e da una massa intrusa di coronamenti ed applicazioni cacotecniche, esteticamente orripilanti ed inqualificabili.
Umiliati ed offesi noi non avevamo che la "parola" per difenderci e denunciare i risultati sconcertanti delle progressive operazioni deturpanti e rovinose, purtroppo condotte nel silenzio costernato della gente ignara e nella convinzione dei più che è inutile venire a conflitti con le cricche, che manovrano e rosicchiano in queste faccende i opere pubbliche, perché protette e quindi più potenti.
Ma quando sono apparse sul colmo del Mostro che cresceva, gonfiava e raggiungeva laltezza della Torre, le sagome orrende e terrificanti dei primi orecchioni e le varie attrezzature irte di forconi e di ferraglie contorte, puntute e spiritate, in me è scattata una molla e mi ha spinto a reagire e tentare qualcosa per arginare il crescendo di una situazione allucinante.
Ci furono consensi ed approvazioni: ma sono restata lunica voce che si è fatta sentire a diverse riprese, confortato dalla disponibilità del nostro "mensile" (Al Païs dLu) a pubblicare i miei ripetuti attacchi vibranti, scottanti ed apprezzati, ma in pratica velleitari ed inutili.
Ora sono vecchio ho 94 anni e scrivo con sforzo ed amarezza queste ultime cartelle per suggerimento di amici che appartengono ad una organizzazione dedicata alla tutela del patrimonio artistico, storico, sacro ed ambientale dellItalia, che può interessarsi del nostro caso noto per la sua eccezionale bruttezza, anzi segnalato fra quelli che più brutti di così non si può essere.
Sono lieto di avere trovato altre voci, che mi tolgono il poco ambito privilegio di essere stato finora "lurlatore isolato" per tanto tempo ed ora uniscono le loro voci alla mia e mettono a disposizione la loro esperienza ed il loro appoggio per cercare e trovare una via, nel ginepraio della burocrazia, per ottenere lo sfratto e la demolizione dellintruso Mostro Bastardo, noto come il SUPERMAXISTR... del Monferrato e dintorni.Don Angelo Verri Luese
N.d.r. Le foto sono state gentilemente concesse da Don Angelo Verri.