GABRIELE CAPELLO detto MONCALVO
Gabriele Capello, di cui ricorre il secondo centenario della nascita, fu uno dei più grandi ebanisti dell’Ottocento e nello stesso tempo il primo industriale piemontese del legno. Si devono alla sua maestria gli arredi più importanti per le residenze di due re, Carlo Alberto e Vittorio Emanuele II. La sua intraprendenza lo portò anche a cimentarsi con successo nella costruzione delle carrozze per le nascenti linee ferroviarie piemontesi. Capello, che volle essere chiamato “Moncalvo” in omaggio alla sua città natia, non fu soltanto un protagonista della scena artistica e della trasformazione industriale. La sua vita “esemplare” ne fa un personaggio di grande interesse sul piano umano. Fu assertore instancabile dell’elevazione sociale degli operai, generoso benefattore, consigliere comunale e cavaliere mauriziano.
14 marzo 1806. Nasce a Moncalvo, decimo figlio del tessitore Giuseppe Capello. Fin da ragazzo dimostra una spiccatissima attitudine agli studi, ma le condizioni della famiglia non gli permettono di proseguirli. Va a bottega dal minusiere Giacomo Baiardo.
24 settembre 1825. Arriva a Torino in cerca di fortuna, con un gruzzolo di 70 lire e un fagotto di abiti.
1827. Apre bottega in società con il falegname Felice Facta.
1831. Sposa Margherita Scarognina, figlia di un minusiere di Sostegno trapiantato a Torino.
1833. Scioglie la società con Facta e si mette in proprio. Ha già sessanta lavoranti. Ottiene i primi lavori nel Castello di Racconigi e nel Castello di Pollenzo, nei quali si sono aperti i cantieri della trasformazione voluta da Carlo Alberto sotto la direzione artistica di Pelagio Palagi.
1834. Realizza i celebri mobili del Gabinetto Etrusco del Castello di Racconigi. Nel Palazzo Reale di Torino dà inizio ad interventi che durano 15 anni. È il protagonista assoluto dell’arredo ligneo e dei mobili nel Medagliere, nell’Armeria Reale, nella Sala da Ballo, nelle Sale di Udienza e del Consiglio, nella Sala del Trono e nella Biblioteca Reale. Compie anche interventi parziali in almeno altre quindici sale. Contemporaneamente dà vita ad una vastissima produzione per i privati.
1838. Costruisce il Salotto della Sala di Ricevimento del Castello di Pollenzo, ora nel Museo Civico d’Arte Antica di Torino. Muore il padre, che egli aveva chiamato a vivere a Torino.
1839. Infissi e arredi in stile neogotico della Margaria di Racconigi, tra i quali spiccano i mobili intagliati del Reposoir della Regina. In questo stesso anno realizza per Palazzo Reale il trono di Carlo Alberto.
1841. Mobilita 170 lavoranti per la trasformazione degli Appartamenti di Vittorio Emanuele Duca di Savoia e Maria Adelaide sposi nel 1842.
1848. Arreda la Sala del Trono del Palazzo Reale di Genova. É eletto consigliere comunale di Torino. La sua prima proposta riguarda l’istruzione delle classi lavoratrici. Acquista un grande terreno in via degli Artisti e vi installa lo stabilimento, in cui lavorano 130 persone con l’ausilio di diverse macchine. La sua abitazione è sopra il laboratorio. È il principale promotore delle Scuole Operaie San Carlo per l’istruzione professionale dei meno abbienti, tuttora attive in una nuova grande sede. Numerose istituzioni benefiche e di soccorso sono sostenute dall’ebanista con generose donazioni.
1850. Nell’Esposizione di Torino la sua produzione di mobili si adegua al cambiamento dei tempi e appare orientata verso modelli più semplici e meno costosi. Vittorio Emanuele II lo nomina motu proprio Cavaliere dell’Ordine Mauriziano.
1851. Gli viene conferita la medaglia d’oro nell’Esposizione Universale delle arti applicate all’industria di Londra, il più grande evento espositivo del secolo.
1852. Nel Castello di Moncalieri arreda gli appartamenti di Vittorio Emanuele II, della Regina e della principessa Clotilde.
1853. Costruisce le cinque lussuose carrozze del Convoglio ferroviario reale, e mette in cantiere 130 vetture per la linea ferroviaria Torino-Genova, per l’ammontare astronomico di 391.000 lire.
1855. Presenta i suoi mobili nell’Esposizione di Parigi.
1862. Fornitura di 318 mobili distribuiti in 19 ambienti della Villa dei Laghi di La Mandria.
1863. É arbitro in una vertenza sindacale fra i 3000 addetti alle arti del legno di Torino e capi-fabbrica, che paralizza la produzione per diverse settimane. Sulla vicenda lascia uno scritto ricco di notizie significative.
1864. Cessa l’attività. Lo stabilimento passa a Giuseppe Bongioannini.
1867. É giurato nell’Esposizione di Parigi.
1869. Muore l’amatissima moglie, che è stata anche una preziosa collaboratrice. Esce il volume Volere e potere di Michele Lessona, galleria di personaggi esemplari che si sono fatti da sé: Capello è tra questi.
17 agosto 1877. Fa testamento in casa nella casa di Via degli Artisti. Non ha figli. Distribuisce il suo patrimonio (360 mila lire) fra otto nipoti, due cugine, i Comuni di Moncalvo e Sostegno e istituzioni benefiche. Dispone per legato dei suoi ricordi più preziosi, fra cui gli oggetti che gli erano stati donati da Carlo Alberto e le medaglie. Tutti questi cimeli sono andati perduti.
20 agosto 1877. Muore alle 5,30 del mattino nella casa di Via degli Artisti. Viene sepolto il giorno dopo nel cimitero di Sostegno, accanto alla moglie.mostra e testi a cura di Roberto Antonetto
Per un approfondimento su Gabriele Capello si veda anche ciò che si scrisse nell'articolo "Gabriele Capello, artigiano alla corte del re" sul numero 3 del luglio 1997 di Pagine Moncalvesi (Bollettino della Biblioteca civica Franco Montanari di Moncalvo).