CASTELLO

Di un'opera fortificata, tenuta da signori locali, si ha notizia dal 1133; alla fine del secolo questa passava interamente in mano ai Marchesi di Monferrato che ne fecero la loro principale residenza per buona parte del sec. XIII. Dopo il 1309 i Paleologi si trasferirono a Chivasso, ma il castello di Moncalvo continuò ad essere abitato dai famigliari, e rimase comunque una delle più importanti opere difensive del marchesato per ancora due secoli. L'abbandono e la progressiva demolizione iniziarono nella seconda metà del '600.
Nonostante esistano molte attestazioni circa la grandiosità di questo complesso, non rimangono in concreto che poche e tardive descrizioni, un incisione dei primi anni dell'800 di cui sembra perso l'originale e i frettolosi schizzi del Rovere eseguiti nel 1849.
A queste fonti iconografiche possono essere affiancate le descrizioni scritte fatte dal Saletta e dal Casalis; mentre numerosi accenni contenuti in documenti medievali e nelle storie più antiche si riferiscono a vari ambienti degli edifici residenziali o ai particolari del sistema difensivo.
Il nucleo originario dell'íntero complesso dovrebbe localizzarsi lungo il lato est della cortina, sull'area che una carta del 1878 indica col termine "masso"; in realtà la parte emergente della grande massa rocciosa che fa da base al castello. Essa costituisce la peculiarità fondamentale di quest'opera fortificata, giacché tutti gli ampliamenti successivi si sono avvalsi di questo elemento naturale sia per formare il terrapieno che per riempire la muratura della cinta difensiva.

L'assetto finale del complesso aveva definito uno sperone roccioso, separato dalla città con un taglio nella roccia davanti al lato sud, organizzato in due alti gradoni di cui l'inferiore era collegato con le mura urbiche (a questo livello erano la chiesa e la porta del soccorso), mentre il superiore era chiuso da ogni lato da mura con torri angolari. Scomparsi da tempo tutti gli edifici costruiti sui due terrapieni, e riempito il fosso del ponte levatoio non rimangono che parti delle due cinte. Tuttavia anche i pochi resti visibili fuori terra rivestono un grande interesse documentario per l'eccezionale, qualità del manufatto, nonchè per le ben più numerose informazioni che potrebbe fornire se solo potesse essere studiato coi metodi dell'archeologia.