Sta nascendo anche in Italia

uno Scudo Blu per i Beni culturali

 

Come molti sapranno, la normativa internazionale dell’Unesco in materia di protezione del Patrimonio Mondiale è finalizzata a creare nel settore dei beni culturali, artistici, storici e paesaggistici un sistema di salvaguardia e rispetto nelle situazioni di pericolo, in tutto simile a quello che è stato creato un secolo prima per le persone: in particolar modo la Convenzione di Parigi del 1972, che fa espressamente riferimento alle "minacce che pesano" sul Patrimonio, tra le quali sono annoverati, all'art. 11, comma 4, "i conflitti armati appena verificatisi o imminenti, le calamità e i cataclismi, i grandi incendi, i terremoti, le frane, le eruzioni vulcaniche, le inondazioni" ma anche "il degrado, il rapido sviluppo urbano e turistico e l'inquinamento".

Si è partiti quindi dalla protezione dei monumenti in tempo di guerra (trattati alla stregua di "vittime"), per poi affrontare il problema del saccheggio e della conseguente circolazione dei beni culturali illecitamente sottratti (quasi fossero "profughi" o "prigionieri di guerra"), fino a considerare il problema nel suo complesso, giungendo a considerare, cioè, in modo analogo le situazioni di guerra e quelle di "non pace", cioè le situazioni che vanno dai conflitti interni alle rivoluzioni, ma in certo qual modo anche le calamità (naturali e non) e tutti gli altri casi di pericolo o di danneggiamento.

Si tratta dunque di una concezione del sistema internazionale di protezione del Patrimonio dell’Umanità tutto sommato rapportabile, almeno a grandi linee, alla ratio che ha ispirato le norme internazionali di protezione dei Diritti Umani.

In questo parallelo, sicuramente forzato ma non per questo meno suggestivo e chiarificatore, un solo elemento viene a rompere la simmetria e il meccanismo di analogia con il sistema di protezione della persona umana che si richiama alle Convenzioni di Ginevra e al diritto umanitario: il fatto che nel settore dei beni culturali è sempre mancato e manca tuttora proprio l'omologo della Croce Rossa Internazionale, cioè una struttura non governativa, orgogliosa e gelosa della sua autonomia e neutralità, con alle spalle una storia gloriosa, una struttura funzionale ed imponente e un solido prestigio internazionale che si traduce in una generale fiducia da parte di individui e governi.

Per colmare questa storica carenza, nel 1996 è stato finalmente istituito per iniziativa dell’Unesco e delle quattro più prestigiose OnG (organizzazioni internazionali non governative) del settore del patrimonio - cioè Icomos, Icom, Ica e Ifla - il Comitato Internazionale dello Scudo Blu (Icbs), che si è posto l’obiettivo di costituire una struttura molto snella e di conseguire alcune finalità tanto semplici da enumerare quanto difficili da realizzare:

  1. poiché la perdita del patrimonio culturale mobile e immobile ci riguarda tutti, la sua protezione, la sua salvaguardia e il suo rispetto – in tempi normali come nel corso di situazioni eccezionali – devono iscriversi nelle politiche e nei programmi a livello internazionale, nazionale, regionale e locale;
  2. ogni istituzione che si occupa del patrimonio culturale, e tutte le autorità che ne sono responsabili, dovrebbero integrare la gestione e la prevenzione dei disastri nelle operazioni finalizzate a evitare la sua perdita o il suo deterioramento, in tempi normali come in situazioni eccezionali;
  3. lo scopo è di evitare la perdita o il degrado del patrimonio culturale in situazioni d'urgenza, migliorando le misure preventive, la pianificazione d’emergenza, il pronto intervento e il restauro; per arrivare a ciò, è utile sviluppare, porre in essere e assicurare l’applicazione di strategie che valutano e riducono i rischi, migliorano la capacità d'intervento e assicurano la cooperazione di tutte le istituzioni interessate alla gestione delle situazioni d'urgenza a livello locale, nazionale e internazionale.

L'aspetto più importante del problema, in effetti, risulta essere il fatto che anche le più recenti Convenzioni internazionali si ostinano ad individuare negli Stati e nell'Unesco – i quali nei primi cinquant’anni di vigenza della normativa di protezione non hanno certo dato una buona prova – i soggetti responsabili dell’azione informativa, preventiva e di "pronto intervento" nei confronti del Patrimonio mondiale, mentre sarebbe ormai più corretto e realistico riconoscere in questo specifico settore un ruolo diretto dell’Icbs, così come da quasi un secolo e mezzo avviene per il Cicr in ambito sanitario, lasciando all’Unesco una funzione, in ambito ONU, analoga a quella, peraltro assai importante e prestigiosa, dell’Oms (Organizzazione Mondiale della Sanità).

Già due importanti Documenti internazionali, cioè il II Protocollo aggiuntivo alla Convenzione del 1954 (L’Aja, 1999) e il Documento conclusivo del Congresso internazionale Unesco sul patrimonio culturale in pericolo (Parigi, 1999) hanno individuato l’Icbs come referente internazionale autorevole e credibile sia nelle situazioni belliche sia nelle calamità.

Proprio per dare risposta a queste sollecitazioni, dandosi una struttura efficiente in tutto il mondo, il 14 aprile 2000, l'Icbs ha adottato a Strasburgo la propria "Carta", che ha fissato sei principi fondamentali per l'attività futura: coordinamento, indipendenza, neutralità, professionalità, rispetto dell'identità culturale e volontariato (non profit); è giusto sottolineare il fatto che il Segretariato internazionale dell'Icomos ha dato, nei primi anni di vita dello Scudo Blu Internazionale, un contributo particolarmente significativo a questo grande sforzo organizzativo.

 

Verso una rete di Comitati Nazionali dello Scudo Blu

Malgrado i problemi tipici di ogni nuova organizzazione, è fuori di dubbio che l'azione di salvaguardia e protezione del Patrimonio nelle situazioni di rischio può essere garantita solo dalle OnG del settore, su cui grava da sempre l'onere di muoversi in modo indipendente, rapido, efficace e poco burocratico nelle situazioni di guerra come in quelle di pericolo, anticipando e sostituendo gli Stati quando non possono o non vogliono intervenire, oppure affiancandoli quando i tempi e i giochi della politica consentono un ruolo diretto dell’Onu, dell’Unione Europea e delle altre Organizzazioni regionali, degli Stati e delle loro strutture; ma va ricordato che sono sempre le stesse OnG a restare sul posto, a portare a termine (almeno quando è possibile) il lavoro più oscuro e ingrato quando si sono spenti i riflettori dei media o l’interesse della comunità internazionale si è già rivolto altrove o semplicemente non c’è più sensibilità al problema.

Gli sforzi delle diverse istituzioni, organizzazioni ed associazioni attente al problema e attive in questo settore (sinora in modo quasi sempre disgiunto e scoordinato) devono dunque essere coalizzati all’interno dei "Comitati nazionali dello Scudo Blu" e mirati a sensibilizzare l'opinione pubblica, a sollecitare e sostenere i Governi, ma anche a svolgere funzioni attive e operative in modo autonomo o per conto dello Stato, come ad esempio:

- la proposta e la progettazione di iniziative di salvaguardia dei più importanti beni e siti nazionali, in primis quelli già iscritti alla Lista del Patrimonio Mondiale, con particolare riferimento al censimento, alla predisposizione di piani di sicurezza, all'inserimento nella cartografia militare, all'eventuale segnalamento con lo Scudo Blu (cioè il simbolo internazionale di riconoscimento dei Beni culturali, previsto dalla Convenzione del 1954);

- una più stretta e continuativa collaborazione con le Università finalizzata alla formazione di specialisti (militari e civili) e di personale delle associazioni di volontariato culturale e della protezione civile;

- lo studio, l’organizzazione e la gestione di progetti e missioni di cooperazione internazionale, dapprima solo di natura tecnica e consultiva, ma magari in futuro anche operativa;

- l’organizzazione di strutture di coordinamento e pronto intervento (ovviamente nel rispetto delle competenze dei diversi Organi dello Stato, e dunque in funzione di supporto, collaborazione e consulenza ad esse) in tutte le future occasioni di calamità o di rischio per il Patrimonio nazionale.

L'attivazione di questi servizi è indispensabile, non solo perché costituiscono un doveroso adempimento delle Convenzioni internazionali sottoscritte dagli Stati, ma anche perché a tutt'oggi quasi nessuno ha dimostrato la volontà e la possibilità di farsene carico.

Proprio per rispondere a queste necessità e sollecitazioni stanno già nascendo, pur se con grande fatica e lentezza, i primi Comitati nazionali dello Scudo Blu, sulla base di formule istituzionali ed organizzative del tutto autonome e differenziate: il che non è affatto negativo, data la necessità di adeguarsi alle più disparate realtà locali.

Comitati dello Scudo Blu sono già stati formalmente istituiti in Belgio, Francia, Regno Unito e Irlanda, Olanda, Yugoslavia, mentre sono in corso di creazione in Polonia e Norvegia, ed anche - come vedremo tra breve - in Italia.

Si sono inoltre dichiarati interessati alla creazione di Comitati nazionali dello Scudo Blu molti paesi, non solo europei come l'Austria, la Svizzera, la Norvegia o la Finlandia, ma anche extra-europei come Peru, Brasile, Bolivia, Messico, Argentina, Cuba, Tunisia, Camerun, Canada, e soprattutto gli U.S.A. che pure non hanno a tutt'oggi ratificato la Convenzione dell'Aja del 1954.

 

I primi passi dello "Scudo Blu Italiano"

Le recenti esperienze dell'ex-Jugoslavia in ambito militare (con il censimento dei danni ai monumenti e la sorveglianza dei siti storici e religiosi contro saccheggi e violenze da parte dei nostri soldati) e del terremoto in Umbria e Marche (ma anche delle molte alluvioni) nel settore della protezione civile hanno provato oltre ogni ragionevole dubbio che la "macchina culturale" pubblica italiana ha estremo bisogno delle OnG e del volontariato specializzato per fronte a tutte le situazioni di crisi: dunque i tempi sono maturi per concretizzare e dare vita anche nella nostra realtà a questa nuova Istituzione di rilevanza internazionale.

Per dare attuazione concreta all'idea di assicurare l'immunità del Patrimonio culturale in tutte le situazioni di calamità, non si vuole creare una nuova struttura, e neppure "federare" in modo forzoso (o addirittura unificare, cosa che sarebbe impossibile) le molte e assai diverse istituzioni pubbliche e private che si occupano a vario titolo della salvaguardia e protezione dei Beni Culturali: l'idea, esposta pubblicamente per la prima volta a Venezia in occasione del Convegno internazionale "Guerra e Beni Culturali" (1 aprile 2000), è piuttosto quella di far nascere e sviluppare gradualmente un "tavolo permanente di collaborazione" tra tutti i soggetti che vorranno aderire alla proposta.

Nella primavera 2001, si sono incontrati ad Acireale i Rappresentanti delle quattro istituzioni italiane più attive nei settori della Protezione dei Beni Culturali e della diffusione dei relativi principi giuridici internazionali: la Società Italiana per la Protezione dei Beni Culturali (Sipbc), l'Icom Italia, l'Istituto di Diritto Umanitario di Sanremo e il Comando Tutela Patrimonio Artistico dei Carabinieri; nel documento ormai noto come "Dichiarazione di Acireale", le quattro istituzioni si sono trovate d'accordo nell'affermare che è necessario promuovere e sviluppare l’applicazione in Italia, a partire dal tempo di pace, delle misure di "salvaguardia" del Patrimonio nazionale.

Su questi presupposti le organizzazioni aderenti - cui si è subito aggiunta anche Icomos Italia, insieme all'Aib e all'Anai - si sono impegnate a operare congiuntamente, nel pieno rispetto delle rispettive prerogative e della reciproca autonomia, per costituire quanto prima il Comitato promotore dello Scudo Blu Italiano, promovendo a tal fine l’adesione di tutte le altre istituzioni operanti a livello nazionale nel settore, nonché una collaborazione attiva e operativa con l’Unesco e l’Iccrom, con le strutture governative, con gli Istituti Specializzati dl Ministero per i Beni e le Attività Culturali e con le Sovrintendenze.

Proprio in questo spirito, il 25 giugno 2001 alla Farnesina, sede del Ministero per gli Affari Esteri - cioè la struttura governativa che si occupa delle relazioni culturali internazionali, della cooperazione internazionale e della stipula e ratifica delle Convenzioni internazionali in questa materia - si è tenuta la prima riunione preparatoria, allo scopo di avviare finalmente la procedura costitutiva del Comitato italiano dello Scudo Blu. Si è poi tenuta, nel dicembre 2001, una seconda riunione del Comitato promotore (questa volta presso il Ministero per i Beni Culturali), che ha visto la presenza ufficiale di undici soggetti aderenti e di numerose altre Istituzioni pubbliche e private interessate a seguire la vicenda costitutiva per poi instaurare forme diverse di cooperazione e sostegno; una terza riunione, nel giugno 2002 (ancora al Ministero per gli Affari Esteri) ha visto salire a 20 il numero dei soggetti pubblici e privati a diverso titolo interessati al progetto, tra i quali il Nucleo Tutela Patrimonio Archeologico della Guardia di Finanza, Italia Nostra, Legambiente, l'Associazione Nazionale Carabinieri, il Centro Nazionale del Volontariato, l’Opbc di Napoli e tanti altri.

Infine, il 27 settembre 2002, la Commissione Nazionale Italiana per l'Unesco ha inserito ufficialmente il progetto S.B.I. tra le proprie attività istituzionali, offrendosi anche di ospitarlo nella sua prestigiosa sede di Palazzo di Firenze, a Roma: infatti, poichè secondo gli Statuti internazionali lo Scudo Blu opera sotto l’egida dell’UNESCO e deve essere obbligatoriamente promosso da Icom, Icomos, Ica e Ifla, non c’è Scudo Blu se non ci sono questi soggetti: per questo motivo, sulla base delle risultanze dei primi tre incontri preparatori e con l’impegno a riferire al Comitato Promotore nella successiva riunione (il che è avvenuto poi nella quarta e ultima riunione del 12 febbraio 2003, avvenuta presso la stessa sede dell'Unesco) l’incontro del 27 settembre è servito a formalizzare l'impegno dei direttivi delle cinque istituzioni internazionali a costituire e sostenere lo SBI, formalizzando di conseguenza la decisione di attivare la procedura internazionale di riconoscimento, dandone poi comunicato ufficiale attraverso un comunicato stampa finale diffuso a livello nazionale dall'UNESCO.

Al termine di questo complesso iter, nel Meeting ICBS del 18 novembre 2002 - anche grazie alla personale disponibilità e collaborazione del Direttore dell’ICOMOS Gaia Jungeblodt - è stata formalmente approvata da parte del Comitato Internazionale l’istituzione di un Comitato Italiano sulla base della bozza di Statuto approvata dai promotori.

Quindi attualmente in Italia esiste un Comitato Nazionale senza personalità giuridica (che funge da "tavolo" di coordinamento) configurato analogamente all'ICBS a livello internazionale; il nostro intento sarebbe - in una seconda fase - di dargli una struttura giuridica e organizzativa autonoma, sotto forma di associazione di associazioni.

Dunque lo Scudo Blu Italiano (Sbi) sarà un coordinamento di organizzazioni non governative, associazioni, istituzioni ed enti culturali di rilevanza nazionale con l’obiettivo generale di promuovere azioni atte a garantire il rispetto e la salvaguardia del patrimonio culturale presente nel territorio nazionale, promuovendo la "cultura della sicurezza e della protezione" dei beni culturali in caso di conflitto armato o di calamità naturale.

Solo in una seconda fase, una volta acquisita una prima "base" associativa e di corenza complessiva del progetto, si prevede di instaurare rapporti istituzionali, amministrativi e tecnici con i Ministeri dei Beni Culturali, dell’Ambiente, della Difesa, della Protezione Civile e dell’Interno, e soprattutto con i loro organi e Istituti specializzati: Icr, Iccd, Ipl, Opificio delle Pietre Dure, Dipartimento della Protezione Civile, Ispettorato Nazionale Vigili del Fuoco, Cnr e tanti altri; non dovranno essere trascurate le Regioni con la loro Conferenza le importanti strutture operative e di ricerca costituite a livello regionale (basti pensare all’Ibc di Bologna con il suo Salone del Restauro di Ferrara), e gli Enti locali, attraverso i rispettivi coordinamenti (Anci, Upi, Uncem, etc.).

Quando tutti i partners avranno formalizzato la loro adesione e approvato lo Statuto, si dovrà iniziare ad operare: o meglio, si dovrà iniziare a mettere il "marchio" dello Scudo Blu alle diverse iniziative che già da tempo le singole istituzioni svolgono in questo ambito (e non sono affatto poche né di scarso rilievo); si tenterà poi di avviare un coordinamento delle stesse e una o più azioni comuni, fermo restando che si vuole creare un coordinamento, e non un nuovo ed ulteriore "carrozzone" che pretenda poi di sovrapporsi e inglobare le singole organizzazioni, la loro competenza ed esperienza specifica, e le loro indiscutibili prerogative - peraltro quasi tutte garantite a livello nazionale o internazionale - che dello Sbi devono costituire la base e la ricchezza, e non certo un limite.

Il primo "banco di prova" della nuova Organizzazione sarà costituito dalla necessità di svolgere in modo ampio e continuativo, nei diversi settori e ambienti della società civile - che qui include certamente, se si ammette il facile gioco di parole, l’ambiente militare - l'attività di informazione, sensibilizzazione e formazione: bisogna cioè ampliare la base di consensi e interesse, sia nel mondo della scuola e dell’università, sia presso le diverse Autorità civili e militari, e soprattutto negli ambienti istituzionali che dovrebbero essere primariamente responsabili (da almeno cinquant’anni....) della salvaguardia e della protezione del patrimonio nelle situazioni di pericolo, mentre continuano a preoccuparsi e gloriarsi solo delle ben più prestigiose, spettacolari e costose operazioni di recupero e restauro a danno avvenuto: un settore nel quale siamo giustamente ed orgogliosamente all’avanguardia nel mondo, forse anche perché non ci curiamo minimamente di evitare che il danno si verifichi!

Dal momento che tutte le Convenzioni internazionali dell'Unesco - sempre ratificate dall’Italia e puntualmente disattese - contengono norme finalizzate alla sensibilizzazione e formazione dei destinatari, è indubbio che la prima responsabilità dello Sbi sarà proprio di colmare questa ingiustificabile lacuna, il che coincide anche con la sua prima occasione di grande visibilità e ampliamento dell'interesse e del consenso: un passo indispensabile per fare dello Scudo Blu una vera e propria "Croce Rossa dei Beni Culturali".

Il secondo ambito di attività a livello nazionale dello Sbi potrebbe poi essere quello della formazione tecnica degli esperti in materia di prevenzione e sicurezza, mettendo in comune le esperienze acquisite, ad esempio, dall’Icom attraverso la propria struttura specializzata nella sicurezza dei musei, dai gruppi di Protezione Civile di Legambiente, dall’Opbc di Napoli (in occasione delle campagne di rilevazione dei danni nella ex-Jugoslavia, in Kosovo e più recentemente in Afghanistan) o dalla Sipbc grazie ai contatti instaurati a livello internazionale, soprattutto con la Svizzera.

Nel frattempo sono già state instaurate alcune iniziative, purtroppo limitate dal fatto che al momento lo SBI non dispone di risorse economiche e strutture proprie ma deve basarsi su quelle delle singole istituzioni aderenti:

Per dare forza e operatività a questi progetti serve però un deciso salto di qualità, e con esso la disponibilità di alcuni indispensabili "strumenti":

Inutile dire che quelle appena elencate sono solo le prime, sommarie e certo non sufficienti misure che potrebbero essere adottate formalmente da Stato e Regioni, e poi affidate in primis alla struttura pubblica, ma con l’espressa indicazione che in caso di difficoltà organizzative o logistiche gli Enti sono tenuti formalmente ad avvalersi della consulenza e collaborazione dello Scudo Blu Italiano, che svolgerebbe così una funzione di "ausiliario dei pubblici poteri" del tutto analoga a quella della Cri in campo sanitario e sociale; con l’ovvia avvertenza che questi servigi, già importantissimi nell’opera quotidiana di prevenzione e protezione del Patrimonio, potrebbero risultare essenziali e determinanti in ogni situazione di pericolo o danno, inclusi (sempre sperando che non se ne verifichi il caso) eventi calamitosi, terroristici o addirittura bellici.

In conclusione: invece di continuare ad essere tra i primi al mondo per quantità e qualità di Patrimonio, per capacità ed esperienza nel settore del restauro, ma anche per danni ai monumenti e furti di opere d’arte, l’Italia dovrebbero imparare a ragionare in termini di prevenzione e protezione, non solo limitata al pur essenziale settore antincendio (che peraltro annovera una triste sequenza di teatri, chiese, palazzi e biblioteche irrimediabilmente distrutti o danneggiati: bastino i recenti casi del Petruzzelli di Bari, della Fenice di Venezia e della Cappella della Sindone di Torino) ma esteso a tutte le componenti di rischio, anche le più piccole ed apparentemente banali, come la fiammella accesa nel negozietto che sta sotto un celebre museo, o la gronda intasata del tetto di una grande cattedrale.

Fattori di rischio che possono essere annullati con spese dell’ordine di poche centinaia di Euro, ma che sono capaci in un attimo (oppure nel tempo) di causare danni di portata e costo inestimabile: sempre che i restauratori siano ancora capaci di porvi rimedio.

 

Massimo Carcione

ICOM Italia - Coordinatore del Progetto di Scudo Blu Italiano

Docente di Politiche dei Beni Culturali - Università del Piemonte Orientale "A.Avogadro"